Adocentyn, La Magica Città Utopica di Ermete Trismegisto


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INDICE

1) Testo in Latino e Analisi del Testo
2) La Profezia dell’Asclepius
3) I Culti Astrali di Harran
4) Adocentyn e le Città Utopiche Rinascimentali
5) In Viaggio Verso Adocentyn.

by Arthea (Elena Frasca Odorizzi)

IL PICATRIX E LA CITTÁ DI ADOCENTYN

«Ma c’è sempre Adocentyn, maman…
La Salvezza, la Città illuminata dal Sole dove
accorrerà il genere umano e si incontrerà con gli Dèi!
Qualcosa vorrà pur dire!».
«Sì, mon chou, anche se tutto fallisse potremo
continuare a sperare in Adocentyn,
come disse Trismegisto1

LatinPicatrixFrontCoverTra i Libri “proibiti” che ebbero maggior diffusione nel Tardo Medioevo e nel Rinascimento c’è un testo di magia simpatica chiamato Picatrix2 il cui titolo originale è Gāyat-al-hakīm (il Fine del Saggio). Nel testo sono descritti e prescritti astrusi Talismani da utilizzare per la cura del mal di denti, per evadere dal carcere, per avere fortuna negli affari, per prevalere sui rivali, per attirare l’amore, per prolungare la vita e così via. Nel IV Libro (Capitolo III) l’Autore si spinge oltre e spiega come realizzare un Talismano per diventare invisibili, attribuendone la paternità a Ermete Trismegisto. Per rendere ancora più credibili le sue affermazioni aggiunge che fu proprio Ermete a inventare la Magia delle Immagini con la quale fondò anche una prodigiosa Città Astrale di nome Adocentyn. Il testo prosegue con una breve, ma esaustiva, descrizione di questa incredibile Città che non appare citata in nessun altro libro, prima del Picatrix:

I Magi Caldei asseriscono che Ermete fu il primo a costruire immagini con le quali controllava il corso del Nilo a seconda delle variazioni lunari. Egli eresse poi un Tempio al Sole e vi si nascondeva in modo da essere sempre presente ma invisibile. Fu lui inoltre a costruire nell’Egitto orientale una città la cui lunghezza era 12 miglia, e in essa un castello con 4 porte, su ognuno dei 4 lati. Pose la figura di un’Aquila sulla Porta d’Oriente, la figura di un Toro sulla Porta d’Occidente, la figura di un Leone sul quella Meridionale [Sud] e la figura di un Cane sul quella Settentrionale [Nord]. In queste immagini fece entrare forme spirituali che parlavano, e nessuno poteva entrare senza il loro consenso. Piantò degli alberi in mezzo ai quali ve ne era uno grande che portava appese ai rami le generazioni di tutti i frutti. Sulla sommità del castello fece edificare una torre alta venti cubiti, ponendovi sopra un faro (lat. rotunda) per illuminare la città con luci che cambiavano colore per 7 giorni. Alla fine dei sette giorni riprendeva il colore che aveva assunto per primo. La città ogni giorno era coperta dalla luce colorata del faro e perciò ogni giorno rifulgeva di un determinato colore. Lungo il perimetro della Torre vi era grande abbondanza di acqua e in essa molte specie di pesci. Attorno al perimetro della città collocò immagini intagliate che avevano il potere di proteggere gli abitanti da ogni male e di mantenerli sani e virtuosi. Questa città si chiamava Adocentyn. Coloro che ci vivevano conoscevano profondamente le scienze degli antichi e i loro segreti, nonché le scienze astronomiche. Io stesso vidi una costruzione così ordinata per nascondervi un uomo3.

TESTO IN LATINO

Sunt etenim magi qui in hac sciencia et opere se intromiserunt Caldei; hi namque in hac perfectiores habentur sciencia. Ipsi vero asserunt quod Hermes primitus quandam domum ymaginum construxit, ex quibus quantitatem Nili contra Montem Lune agnoscebat; hic autem domum fecit Solis. Et taliter ab hominibus se abscondebat quod nemo secum existens valebat eum videre. Iste vero fuit qui orientalem Egipti edificavit civitatem cuius longitudo duodecim miliariorum consistebat, in qua quidem construxit castrum quod in quatuor eius partibus quatuor habebat portas. In porta vero orientis formam aquile posuit, in porta vero occidentis formam tauri, in meridionali vero formam leonis, et in septentrionali canis formam construxit. In eas quidem spirituales spiritus fecit intrare qui voces proiciendo loquebantur; nec aliquis ipsius portas valebat intrare nisi eorum mandato. Ibique quasdam arbores plantavit, in quarum medio magna consistebat arbor que generacionem fructuum omnium apportabat. In summitate vero ipsius castri quandam turrim edificari fecit, que triginta cubitorum longitudinem attingebat, in cuius summitate pomum ordinavit rotundum, cuius color qualibet die usque ad septem dies mutabatur. In fine vero septem dierum priorem quem habuerat recipiebat colorem. IlIa autem civitas quotidie ipsius mali cooperiebatur colore, et sic civitas predicta qualibet die refulgebat colore. In turris quidem circuitu abundans erat aqua, in qua quidem plurima genera piscium permanebant. In circuitu vero civitatis ymagines divers as et quarumlibet manerierum ordinavit, quarum virtute virtuosi efficiebantur habitantes ibidem et a turpitudine malisque languoribus nitidi. Predicta vero civitas Adocentyn vocabatur. Hi autem in antiquorum scienciis, earum profunditatibus et secretis atque in astronomie sciencia erant edocti. Ego autem vidi composicionem quandam ad hominem abscondendum taliter ordinatam4.

ANALISI DEL TESTO

La caratteristiche magiche di Adocentyn sono degne di una Favola, ma una volta sollevato il velame fiabesco emergono concrete informazioni a carattere storico e allegorico, particolarmente stimolanti per coloro che conoscono Ermete Trismegisto più come il «Padre dell’Alchimia» che come il Primo «Magus».

I Magi Caldei asseriscono che Ermete fu il primo a costruire immagini con le quali controllava il corso del Nilo a seconda delle variazioni lunari.

ermete-trismegisto-mosaico-cattedrale-sienaIl testo inizia con una affermazione che ci ricorda come ai tempi del Picatrix esistesse ancora una sorta di rivalità tradizionale tra la Magia Teurgica Egizia e la Scienza Caldea dei Magi. Il principio alla base dei due metodi («la Legge di Simpatia») era lo stesso, ma secondo Zosimo di Panopoli5 (il primo Alchimista storicamente riconosciuto) la Scienza dei seguaci di Ermete era «spirituale e iniziatica», mentre quella dei seguaci di Zoroastro era «utilitaristica e mondana». La prima serviva a richiamare «esseri spirituali superiori» dentro corpi fisici provvisori, per comunicare con loro o per ascendere a «mondi superiori», la seconda «faceva violenza» a spiriti di ogni genere, imprigionandoli contro la loro Volontà in oggetti magici speciali, che venivano poi usati per ottenere benefici materiali6.

L’Autore del Picatrix risolve a modo suo la questione affermando che i Magi stessi ritenevano Ermete Trismegisto il Padre di entrambe le Scuole Magiche e quindi dell’Arte di modificare il Destino tramite l’uso di Immagini7.

La verità è molto più semplice: tanto gli Egizi che i Mesopotamici possedevano una loro Magia Astrale, un’Arte Reale destinata esclusivamente ai Re e ai Sacerdoti, allo scopo di fondare Città, costruire Templi, comunicare con gli Dèi, trasmutare le materie prime in mezzi di sussistenza. Durante l’epoca Alessandrina entrambi i popoli persero la loro millenaria indipendenza politica e la forzata ellenizzazione portò all’imbarbarimento delle rispettive Scienze Sacre, che vennero diffuse al di fuori dei loro Stati di origine, mescolandosi alla Filosofia Greca degli invasori e ai Culti Misterici degli altri Paesi assoggettati. In questo sfrenato eclettismo nacquero anche nuove Divinità tra cui lo stesso Ermete Trismegisto, il quale, assommando in sé le caratteristiche del Dio Greco Ermete e del Dio Egizio Thtot, prevalse automaticamente sulla figura di Zoroastro, che invece era “solo” un Profeta. Ciò spiega anche la presunta influenza di Ermete sul corso del Nilo. Il suo «alter ego» Thot era infatti una Divinità Lunare, molto più complessa e importante del suo corrispettivo Greco, il cui potere non solo regolava le Maree, ma tutte le attività agricole, magiche, religiose e civili egizie, influenzate dai Cicli Lunari e dagli Astri8.

Egli eresse poi un Tempio al Sole e vi si nascondeva in modo da essere sempre presente ma invisibile.

PICT0018In questo passo l’Autore spiega che fu Ermete a creare per primo l’incantesimo dell’Invisibilità costruendo un Tempio Solare che gli consentiva di essere presente senza essere visto. Viene spontaneo chiedersi perché mai Ermete, un Dio Lunare, avrebbe dovuto creare e usare un Tempio Solare e in che modo questo si lega al suo presunto potere di divenire invisibile? Anche in questo caso la Realtà Storica nascosta dietro la leggenda è piuttosto semplice: in Egitto il Dio Thot era assimilato all’astro lunare, ma la Luna Nuova era assimilata a sua volta al “Sole Morto”, il Sole d’Inverno, perché entrambi splendono nascosti alla vista degli Esseri Umani, ma sono comunque sempre presenti9. A conferma di ciò Thot, nella città di Ermopoli, era considerato una Divinità Demiurga che proteggeva la Sacra Ogodoade (gli 8 Dèi primigeni) e aveva in custodia l’Uovo Cosmico, il “Sole Addormentato”, che lui stesso aveva posto sulla Collina Sacra, affinché si schiudesse.

Fu lui inoltre a costruire nell’Egitto orientale una città la cui lunghezza era 12 miglia, e in essa un castello con 4 porte, su ognuno dei 4 lati.

Non esistono notizie storiche o conferme archeologiche che questo luogo, situato nell’Egitto Orientale, sia mai esistito e non è chiaro neanche come mai il testo latino traslitteri con l’intraducibile parola Adocentyn, l’originale arabo «al-Ašmunain»10. Sappiamo però che quest’ultimo termine corrisponde al toponimo arabo El-Ashmunein, che a sua volta deriva dal copto Shmun, traslitterazione del nome dell’antica Città di Kh(e)m(e)nu (letteralmente la «Città degli Otto»), che i Greci ribattezzarono Ermopolis, ovvero la città di Ermete.

De-scheppingsmythe-van-Hermopolis-Magna-de-ogdoade-dodenboekpapyrus-van-Chonsoemose-1000-v.chr_Adocentyn potrebbe dunque voler dire semplicemente Città di Ermes/Thot, cioè di Ermete Trismegisto, ed essere una sorta di «Nuova Ermopoli», una Città Magica ben più importante e speciale dell’antica Khmnu per i seguaci dell’Ermetismo. Non a caso l’ho chiamata Città Magica, perché la sua struttura urbanistica riflette perfettamente la forma del Templum Quadrato11 o Templum Terrestre, uno spazio sacro orientato sull’incrocio degli Assi Cosmici del Templum Celeste, utilizzato dai popoli antichi12 per le loro pratiche religiose e per i riti di fondazione, in modo che «Ciò che è in basso sia sempre il riflesso armonico della perfezione di Ciò che è in alto13».

adocentynIl testo riporta che Adocentyn era lunga 12 miglia e al centro vi era un castello quadrato con 4 porte, sul quale Ermete aveva eretto un Faro che proiettava una luce di 7 colori. La sua grandezza in “miglia terrestri” rappresenta esattamente l’estensione astronomica del Templum Celeste diviso in 4 parti dagli Assi Equinoziali e Solstiziali, nel quale si trova l‘Eclittica, il Cerchio Astrologico dei 12 Segni Zodiacali, che a loro volta sono influenzati dal passaggio dei 7 Pianeti, rappresentati “in Terra” dai 7 Colori del Faro che “colorano” la Città. In totale quindi 23 benefiche energie cosmiche, proteggono e influenzano in modo specifico «La Città di Ermete» rendendola un luogo sacro e unico al mondo14.

Pose la figura di un’Aquila sulla Porta d’Oriente, la figura di un Toro sulla Porta d’Occidente, la figura di un Leone sul quella Meridionale [Sud] e la figura di un Cane sul quella Settentrionale [Nord].

Al centro di questo eclettico Cosmos Filosfico15 c’è il Castello, ovvero l’Omphalos del Cielo i cui ingressi sono protetti da 4 Animali Sacri, o meglio dalle loro «Immagini». Il loro potere si estende ovviamente fino alle 4 porte dell’Urbe, che sebbene non siano nominate, non possono che essere l’estensione degli Assi della Sfera Celeste dal Centro della Fortezza fino ai confini della Città Astrale. I 4 Animali rappresentano le 4 direzioni Cosmiche, i 4 tr3aElementi ad esse associate e le 4 Costellazioni Zodiacali che vengono a trovarsi rispettivamente a Est, a Nord, a Ovest e a Sud degli Assi Solstiziali ed Equinoziali. Stabilire un parallelismo tra i 4 Animali di Adocentyn e le 4 Costellazioni Zodiacali è impossibile, in quanto l’astronomia egiziana non era esattamente come l’astrologia greca, che deriva da una rielaborazione delle conoscenze astrali mesopotamiche. Gli Egiziani non avevano infatti uno Zodiaco di 12 Segni, (lo splendido Zodiaco di Denerah è di epoca Alessandrina), ma seguivano il levarsi e il tramontare di specifici Astri chiamati Decani, che annunciavano le piene del Nilo (controllate come abbiamo visto dal Dio Luna Ermete).  Nell’Astrologia ellenistica del Picatrix ai 4 punti cardinali cosmici dovremmo trovare i segni dell’Ariete, del Cancro, della Bilancia e del Capricorno, in corrispondenza dell’Est (Fuoco), del Nord/Nadir (Acqua), dell’Ovest (Aria) e del Sud/Zenit (Terra). Inaspettatamente troviamo invece un Aquila, un Cane16, un Toro e un Leone, che anche ricorrendo alla precessione degli equinozi non corrispondono alle Costellazioni dello Zodiaco, ma al contrario ricordano i 4 “animali viventi” dell’Apocalisse di Ezechiele (anch’essi di matrice mesopotamica) con l’eccezione dell’Uomo/Angelo sostituito dal Cane17. Si potrebbe tentare allora di collegare i 4 Animali a 4 Divinità egiziane: il Leone potrebbe essere la Sfinge, oppure la Dea Leonessa Sekhmet, il Toro potrebbe indicare il Dio Apis, mentre il Cane potrebbe essere il Dio Anubis. Le possibilità però si fermano qui, perché in Egitto non c’erano Aquile e gli Egizi veneravano o il Dio Falco Horus oppure la Dea Avvoltoio Nekhbet.

In queste immagini fece entrare forme spirituali che parlavano, e nessuno poteva entrare senza il loro consenso.

Forse la scelta di queste immagini animali di potere è semplicemente il frutto dell’imbarbarimento simbolico e culturale tipico dei Grimori Medievali. Quel che conta forse è solo il loro significato magico, perché, anche se gli Animali non corrispondo a quelli delle Costellazioni o delle Divinità Egizie, l’uso di immagini «vivificate» e quindi «viventi» per rappresentare le 4 Direzioni Celesti, ci porta direttamente alla Magia Teurgica dei Sacerdoti Egizi, che il Libro tocca di sfuggita giusto per autoreferenziarsi un po’. L’immagine di Ermete che fa entrare intelligenze spirituali nelle rispettive figure animali, che richiedono una Parola di Passo, per permettere l’ingresso alla Città e al Castello, non è altro che il ricordo distorto delle antiche Cerimonie Misteriche e Religiose degli Egizi nelle quali il Sacerdote praticava il rituale dell’apertura della bocca sulle statue di legno degli Dèi, che in Egitto erano quasi tutti teriomorfi, avevano cioè sia forma umana, che animale, che mista18. Tramite queste cerimonie le Divinità Celesti prendevano possesso di corpi costruiti appositamente per loro, e si manifestavano sul piano fisico, dimorando nelle loro Case Terrestri (i Templi), dove venivano accuditi e venerati dai fedeli. Questa usanza religiosa entrò poi nell’uso funerario e venne applicata, prima alle statue dei Faraoni, poi alle Mummie dei Re e dei Defunti di alto ragno, che così potevano recitare incantesimi salvifici nell’Aldilà e discolparsi davanti a Osiride e ai suoi 42 giudici, enumerando le azioni malvagie che non avevano compiuto da vivi. Evidentemente i Greci, come tutti i dominatori, rielaborarono a modo loro questi rituali religiosi e li ribattezzarono con il nome di Magia Teurgica senza capirne realmente il significato religioso e la portata culturale. Due sono i testi greci tardo-antichi più famosi (ma non certo più chiari) sull’argomento: un libro della fine del III secolo d.C., scritto dal filosofo neoplatonico Giamblico, intitolato i Misteri degli Egizi19, e l‘Asclepius20, un trattato ermetico del IV secolo d.C., attribuito a Ermete Trismegisto, che parla esplicitamente di Magia Teurgica e nel quale vengono esposte vagamente le pratiche dei sacerdoti egizi volte ad animare statue tramite l’interazione con forze divine sovrannaturali.

Piantò degli alberi in mezzo ai quali ve ne era uno grande che portava appese ai rami le generazioni di tutti i frutti. Sulla sommità del castello fece edificare una torre alta venti cubiti, ponendovi sopra un faro (lat. rotunda) per illuminare la città con luci che cambiavano colore per 7 giorni. Alla fine dei sette giorni riprendeva il colore che aveva assunto per primo. La città ogni giorno era coperta dalla luce colorata del faro e perciò ogni giorno rifulgeva di un determinato colore. Lungo il perimetro della Torre vi era grande abbondanza di acqua e in essa molte specie di pesci.

Ermete, dunque, non solo fondò Adocentyn, ma le dette inviolabili leggi cosmiche con cui nutriva sia spiritualmente che materialmente21 i suoi abitanti22.

Attorno al perimetro della città collocò immagini intagliate che avevano il potere di proteggere gli abitanti da ogni male e di mantenerli sani e virtuosi. Questa città si chiamava Adocentyn. Coloro che ci vivevano conoscevano profondamente le scienze degli antichi e i loro segreti, nonché le scienze astronomiche.

Poiché «nel gregge della Fatalità non cadono i Teurghi23» Ermete potenziò l’effetto dei 12 Segni Zodiacali, delle 7 luci Planetarie e dei 4 Animali Cosmici, ponendo Adocentyn sotto l’influenza di altre 36 Entità, per un totale (23 + 36) di ben 59 benefiche energie cosmiche che mantenevano sani e virtuosi tutti coloro che vivevano sotto questa potente cupola di energia astrale.

04_divisione_zodiaco_36_partiL’Autore del Picatrix stranamente non specifica numero e natura di queste immagini intagliate che Ermete collocò intorno alla Città, ma è lecito supporre che si tratti dei 36 Decani Egizi, gli stessi che vengono descritti nel II Libro come immagini talismaniche e vengono chiamati prima con il nome di «Aspetti» e poi di «Adorugen», parola che deriva dall’Arabico «durayjan» e significa proprio Decano24. Come abbiamo già accennato i Decani Egizi erano 36 gruppi di Stelle (Asterismi e Stelle isolate) che sorgevano in particolari ore della notte. Ogni 10 giorni un Decano tramontava e uno sorgeva, coprendo in questo modo un periodo di 360 giorni corrispondente all’Anno Egizio (a cui dovevano poi essere aggiunti 5 giorni detti Epagomeni, per equipararlo all’Anno Solare). I Decani erano utilizzati come “orologi stellari”, ma erano anche considerate vere e proprie Entità Divine Stellari capaci di determinare gli eventi e il corso del Destino. Gli Egiziani li chiamavano “i Reggitori del Mondo” e credevano che persino il Dio del Sole, Ra, dovesse ricorrere a degli incantesimi per poter continuare il suo Viaggio, quando li incontrava sul suo cammino. Al Tramonto, infatti, i Decani regnavano incontrastati. Nell’Astrologia Ellenistico-Alessandrina a ogni Decano venne assegnato un arco di dieci gradi sulla fascia dello Zodiaco, cosicché ogni Segno Zodiacale fosse influenzato non solo dai Pianeti in Transito, ma anche da 3 Decani, aventi ciascuno una sua specifica “figura magica”.

LA PROFEZIA DELL’ASCLEPIUS

L’Autore del Picatrix potrebbe aver “dedotto” l’esistenza della Città di Adocentyn dalla «doppia profezia» contenuta nell’Asclepius.

51C7GB6K2DL._SY344_BO1,204,203,200_Nella prima parte della Profezia (chiamata «il Lamento») Ermete racconta ad Asclepio che l’Egitto è il riflesso in Terra del Cielo, ma quando la terra dei Faraoni verrà conquista e gli invasori abbandoneranno la Vera religione magica degli Egiziani, anche i buoni costumi e le norme etiche che da essa dipendono verranno meno. A quel punto gli Dèi lasceranno l’Egitto e tutto sarà perduto. Successivamente Ermete riporta un po’ di speranza in Asclepio rivelandogli che gli Dèi torneranno e andranno a vivere in una Città situata all’estremo confine dell’Egitto, in direzione del Sole che Tramonta e in questo luogo accorrerà tutta la razza umana. La Profezia rievoca gli eventi storici che effettivamente si abbatterono sull’Egitto dalla conquista di Alessandro Magno fino al giogo Romano e preannuncia ciò che effettivamente avvenne: la totale spoliazione e cancellazione del Pensiero, dell’Arte, della Cultura, delle Leggi, della Religione e della Lingua dell’Antico Egitto. La parte dedicata all’Avvento di una «Nuova Era» e alla costruzione di una nuova «Città-Stato», ricorda invece la descrizione di Adocentyn, specchio in terra dell’armonia celeste così come un tempo lo fu l’Egitto. La Città di Adocentyn potrebbe quindi essere vista o come il ricordo della perfetta Società Egizia prima della caduta incarnata da Ermopoli o piuttosto come lo schema ideale del suo futuro e universale Rinnovamento , quindi una sorta di Nuova Ermopoli. In ogni caso si tratta di un Luogo magico che garantirà a tutti coloro che vi giungeranno da ogni parte del Mondo: salute, virtù, conoscenza e protezione da ogni male:

Forse tu ignori, o Asclepio, che l’Egitto è l’immagine del Cielo o, per parlare più esattamente, il luogo dove si trasferiscono e si proiettano tutte le operazioni delle forze che governano e agiscono nel Cielo? E se dobbiamo parlare in modo più veritiero, la nostra Terra si può definire come il Tempio del mondo intero. E tuttavia […] verrà un tempo in cui sembrerà che gli Egizi abbiano onorato invano i loro Dèi, nella pietà del loro cuore, con un culto assiduo; tutta la loro pia devozione si rivelerà inefficace e vana. Gli Dèi, infatti, abbandoneranno la Terra e risaliranno verso il Cielo, l’Egitto sarà abbandonato e la terra che fu sede dei riti, spogliata dei suoi Dèi, sarà privata della loro presenza. E gli stranieri popoleranno questo paese, non solo non avranno più cura della religione, ma ciò è ancora più triste, si avrà l’imposizione, mediante leggi e con la prescrizione di pene, di astenersi da ogni atto di pietà o di culto verso gli Dèi. Allora questa terra santissima, sede dei santuari e dei templi, sarà piena di sepolcri e di morti. O Egitto, Egitto, dei tuoi culti non resteranno che leggende, le quali saranno considerate incredibili persino dai tuoi posteri e rimarranno solo parole incise sulle pietre, a narrare le tue pie azioni. Abiterà l’Egitto lo Scita o l’Indo, o qualche altro popolo barbaro. Infatti non appena la Divinità salirà al Cielo, gli uomini abbandonati moriranno, e così l’Egitto, privato degli Dèi e degli Uomini, sarà deserto. Asclepio. […] E avverrà l’infausta separazione degli Dèi dagli uomini, rimarranno solo gli angeli malvagi che , mescolandosi agli uomini, indurranno con violenza quei miseri a tutti gli eccessi dell’audacia volta al male, li spingeranno a fare guerre, rapine, frodi, e a tutto ciò che è contrario all’anima umana. […] «Un giorno, gli dei che esercitano il loro dominio sulla terra saranno restaurati in una città all’estremo confine dell’Egitto, una città che sarà fondata in direzione del sole che tramonta e nella quale accorrerà, per mare e per terra, l’intera razza dei mortali. – «[Asclepio] Ma dimmi, intanto dove si trovano in questo momento questi Dèi, o Trismegisto.» – « [Hermete] Hanno sede in una città immensa su un monte della Libia. Questo basti per quanto riguarda tale argomento.25

I CULTI ASTRALI DI HARRAN

I Sabei della regione di Harran potrebbero essere la fonte ispiratrice sia della Profezia dell’Asclepius che della descrizione di Adocentyn contenuta nel Picatrix.

Oggi Harran è una città Turca al confine con la Siria, che si trova a 44 km a sud est da Edessa, l’attuale Şanlıurfa (o Urfa, corrispondente all’antica città mesopotamica di Ur). Anticamente era il principale Centro della Mesopotamia Settentrionale abitato dai Sabei, il «Popolo delle Stelle» (dal copto Sabha’ai).

Durante il periodo Assiro la zona di Harran fu nota come Ḫarrānu, poi nel periodo Romano come Carrhae. Nei primi secoli del Cristianesimo fu conosciuta anche come Hellenopolis. Grazie al suo ruolo di “stato-cuscinetto” (punto di incontro di traffici e commerci tra Occidente e Oriente) passò indenne sotto l’occupazione dei Persiani, di Alessandro Magno e dei Romani. Sopravvisse anche alle persecuzioni cristiane e proprio in questo periodo, secondo le testimonianze di due storici musulmani, al-Ma‘sudi (IX secolo) e Abi Usaibi‘a (XIII secolo), i Sabei, già eredi dello Gnosticismo Egiziano e della tradizione Astrologica Babilonese, accolsero nelle loro fila anche gli ultimi Filosofi Greci, sfuggiti alla cieca violenza epuratrice dei Cristiani, dopo che l’Imperatore Giustiniano aveva decretato la chiusura forzata dell’Accademia Platonica di Atene (529 d.C.). Grazie a questa commistione culturale Harran divenne dunque «il principale Centro di Diffusione della Tradizione Ermetica nella Tradizione Islamica e Latina» e sopravvisse anche alla Conquista Araba del 651 d.C. . Gli Arabi, infatti, in cambio di Talismani, Alambicchi e Astrolabi, di cui facevano ampio uso, permisero ai Sabei di continuare a venerare le statue dei loro Dèi planetari26, a praticare i Culti Astrali, la Teurgia e la Magia Astrologica. Solo nel 992 d.C. furono costretti a convertirsi, ma decisero di non farlo cercando, al contrario, di farsi riconoscere come «ahl al kitab» («Genti del Libro») dichiarando cioè di possedere un “Libro Sacro”, rivelato loro da un Profeta-Legislatore, che identificarono con Ermete Trismegisto e che i Musulmani non ebbero difficoltà ad assimilare al loro Profeta coranico Idris e all’ebraico Enoch27

7427794986_fa250d6401Le fonti riferiscono che la Città di Harran era a pianta circolare con 7 porte e 7 cancelli dedicati ognuno a un pianeta diverso e dotati di immagini magiche e Talismani. Il Tempio Maggiore era provvisto, come quelli Minori, di una Torre d’osservazione e lo storico Libanio di Antiochia28 lo descrive «splendido come il Serapeo di Alessandria»29, distrutto dai Cristiani nel 391 d.C., dopo che l’editto dell’Imperatore Teodosio aveva proibito i Culti Pagani decretando il Cristianesimo unica religione dell’Impero Romano. Con la chiusura dei Templi anche Harran subì gravi danni, ma rapidamente fu tutto ripristinato, tanto che agli inizi del V secolo la Monaca Pellegrina Egeria, nel suo famoso diario di viaggio «Itinerarium», riferì di non avere trovato un solo Cristiano in tutta la Città.

  7427853606_96594f6e1fOggi di Harran restano solo macerie e le uniche strutture riconoscibili sono alcuni edifici ottagonali e la grande Torre Astronomica quadrata del Tempio del Dio Luna Sin30, alta quasi 50 metri e soprannominata «la Torre degli Astrologi». La Città Astronomica di Harran, modellata su influenze planetarie come Adocentyn, si trova in prossimità del Santuario Megalitico di Göbekli Tepe (il più antico del mondo) e di una contrada chiamata Eski Soğmatar, dove si trovano i resti di un’altra grandiosa Costruzione Astrale innalzata dai Sabei.

7426466520_55afcee54fSecondo le ipotesi ricostruttive pare che fosse composta da 7 Templi circolari e quadrati con camere cubiche sotterranee, raffigurazioni degli Dèi sulle pareti e forse sistemi comunicanti di gallerie. Sembra poi che vi fossero piattaforme circolari sormontate da colossali raffigurazioni dei rispettivi solidi planetari e che i Templi fossero circondati da altari e iscrizioni magiche in caratteri siriaci, incise nella roccia. Secondo lo studioso Theodor Hary l’intero complesso era stato disposto in modo da “rappresentare in Terra” uno spettacolare allineamento astronomico “verificatosi nel Cielo di Harran” il 17 maggio del 93 d.C. . I 7 Templi sono infatti disposti a una distanza di circa mezzo chilometro l’uno dall’altro, tutti intorno a un Monte centrale31. Questo Monte Sacro, sul quale un tempo era presente una Torre conica, dotata secondo alcune ricostruzioni di rampe a spirale, purtroppo oggi è solo un cumulo di macerie. Ben poco resta dell’aspetto originario di quest’area. L’unica caratteristica di rilievo è l’imboccatura di un pozzo al centro del Monte Sacro, chiuso in superficie da grandi lastre di pietra e macerie, la cui esistenza che sembra trovare analogie con un racconto del famoso enciclopedista arabo Al Mas’udi [897 – 952 d.C.], nel quale si parla anche di una “pietra particolare” che ricorda vagamente la famosa «rotunda» del Faro di Adocentyn.

Al Mas’udi nel suo manuale storico-geografico “Le praterie d’Oro” [Cap. LXVII], scrisse infatti che:

[…] Agli estremi confini della Terra si trova un tempio di forma circolare, che possiede sette porte ed è sormontato da una cupola ettagonale, che è celebre per la sua struttura e la straordinaria altezza. In cima alla cupola venne posta nei tempi antichi una specie di pietra preziosa grande come una testa di vacca, la cui luce rischiara tutti i dintorni del tempio. Molti grandi re hanno tentato senza successo di impadronirsi di questa pietra: tutti coloro che vi si avvicinano, a una distanza di dieci passi, cadono a terra morti. Se anche si usano delle lance o strumenti simili, arrivati alla stessa distanza si fermano a mezz’aria e ricadono a terra. Qualunque proiettile lanciato contro la pietra subisce il medesimo destino…In altri termini, sembra che in nessun modo e con nessun espediente sia possibile riuscirvi, e chiunque fosse tanto audace da pensare di demolire il tempio sarebbe colto da una morte istantanea. Certi sapienti ritengono che questo fenomeno sia causato da particolari pietre magnetiche dotate di proprietà repulsive. […] Questo stesso tempio possiede un pozzo profondo la cui imboccatura ha anch’essa sette lati ed è così costruito in modo tale che chiunque abbia l’impudenza di avvicinarvisi troppo ne venga trascinato dentro e precipiti fino in fondo. Il pozzo è circondato da un anello che reca, in caratteri siriaci, la seguente iscrizione: “Questo pozzo conduce alla sala degli archivi, che custodisce la storia del mondo, la scienza dei cieli e il segreto di tutte le cose passate, presenti e future. In questo pozzo si trovano tutti i tesori del mondo, ma chiunque voglia esserne degno dovrà esserci pari in potere, scienza e saggezza. Chiunque vi sappia arrivare, allora saprà di esserci pari; diversamente, comprenderà di quanto più grande è la nostra potenza, quanto più vasta la nostra scienza, più profonda la nostra saggezza e più attenta la nostra vigilanza”. Il tempio, così come la cupola e il pozzo poggiano su un enorme blocco di roccia massiccia, simile a una montagna, in cui è impossibile praticare qualunque tipo di scavo. Chi ha visto questo tempio, riferisce di avere provato una sensazione di profonda tristezza e allo stesso tempo una sorta di attrazione inquieta verso questo edificio […]32.

ADOCENTYN E LE SOCIETÁ UTOPICHE RINASCIMENTALI

Il Rinascimento “iniziò” a Firenze, nel 1462, quando Cosimo dè Medici rifondò l’antica Accademia Platonica di Atene in onore di Gemisto Pletone, il filosofo bizantino che in quegli anni cercava di infiammare le menti dei suoi contemporanei con il desiderio di una Pace Interreligiosa, fondata sugli antichi valori spirituali e politici della filosofia Platonica.

Marsilio Ficino, posto a capo dell’Accademia, lavorò duramente per riportare alla luce la Cultura Pagana sopravvissuta alle persecuzioni Cristiane del III-IV secolo d.C., ritrovando e traducendo non solo le Opere di Platone e Plotino e di altri famosi autori, ma soprattutto il famoso Corpus Hermeticum, che si credeva ormai perduto.

Platone ed Ermete tornarono così a essere i Profeti di una «Nuova Era», spingendo nuove generazioni di pensatori a credere in ciò che Pletone aveva detto prima di morire, cioè che nel prossimo futuro il Mondo sarebbe stato dominato dalla razionalità solare33e reso perfetto dalla Guida di Sapienti Iniziati, possessori di un sapere misterico, nel quale sarebbero confluiti (in una sorta di nuova religione sincretica) il Cristianesimo, l’Islam, le Divinità Greche e quelle Orientali, la Filosofia di Pitagora e quella Platonica.

Nuove concezioni religiose, sociali, urbanistiche e scientifiche iniziarono perciò a svilupparsi sotto la protezione di un nuovo tipo di Signoria politica che reclamava una maggiore indipendenza dallo strapotere ecclesiastico, il quale, ovviamente, si oppose con ogni mezzo repressivo e oscurantista a questi “Sogni di Riforma”. Tra il 1618 e il 1649 esplose una gravissima crisi religiosa e politica che si propagò in tutta Europa attraverso sanguinose lotte fratricide, che culminarono nella terribile Guerra dei 30 anni. Queste tragedie però non fecero altro che rafforzare il desiderio di una Pace Religiosa Universale e il Sogno di una Società Ideale retta da un Collegio di Sapienti provenienti da Tutte le Nazioni, che avrebbero condotto al Benessere tutto il genere umano. Ecco quindi che riferimenti velati alla Repubblica di Platone, ma anche alla Città di Adocentyn e quindi all’Ermetismo si propagano in alcuni dei più famosi «programmi di rinnovamento» politico, sociale e spirituale del ‘60034. Compaiono nei Manifesti dei Rosacroce35 (1614-16), negli Statuti dei Filosofi Sconosciuti del Medico Alchimista Sendivogius, nel Sistema «Pansofico» (1616) del Vescovo, Umanista e Pedagogo Cecoslovacco Comenius36 (1592-1670), ma anche nelle pagine della Nuova Atlantide (1626) di Francis Bacon, così come nelle aspirazioni della nascente Massoneria Speculativa.

palmanova01Capostipite di questi libri che mescolano politica ed ermetismo è quasi sicuramente la «Città del Sole» del Monaco Rivoluzionario Tommaso Campanella (1602), un’opera allegorica nella quale viene descritta una fantomatica democrazia di tipo comunistico e teocratico, che Campanella tentò veramente di instaurare in Calabria, finendo per questo in prigione. Il racconto si rifà, in prima analisi, al mito dell’Isola di Atlantide e della Repubblica di Platone (390 a.C.), alla scoperta del Nuovo Mondo (1492) e alla «Città di Utopia» di Thomas More (1516), ma secondo la Yates vi sono evidenti riferimenti anche al Tempio Solare di Ermete Trismegisto e alla «Magia Astrale» di Adocentyn.

the-city-of-the-sunLeggiamo infatti che «la Città del Sole è un grande Essere collettivo a immagine del mondo» la cui missione è riunire dentro le sue mura tutta l’Umanità e poiché nella Società Contemporanea regna il Male, nella sua triplice forma di Impotenza, Ignoranza e Odio, gli abitanti della Città del Sole si dedicano solamente al Bene supremo, sviluppando il trinomio opposto, Potenza, Sapienza e Amore. La Città «è distinta in sette gironi, ciascuno dei quali ha il nome di un Pianeta; vi si accede da 4 porte, rivolte ai quattro punti cardinali, le quali immettono in 4 strade che intersecano 7 gironi. Al sommo dei 7 gironi, c’è un gran piano saldamente fortificato su cui sorge un Tempio rotondo con colonne senza pareti. Sopra l’altare del Tempio vi è un Mappamondo assai grande dove tutto il Cielo è dipinto e un altro dove è la Terra. […] Vi sono sempre accese 7 lampade coi nomi dei 7 Pianeti. ».

La Città del Sole di Campanella funziona dunque “in accordo con le Stelle” per produrre Felicità, Prosperità e Virtù per i suoi Cittadini, esattamente come Adocentyn. Il Sovrano della Città, chiamato il Metafisico, governa come Ermete Trismegisto sulla Religione, sulla Scienza e sulle Leggi. Egli esercita il suo potere attraverso 3 Dignitari Pon, Sin e Mor, ovvero il Trinomio del Bene Supremo, Potenza, Sapienza e Amore, mentre tutta la Conoscenza del Mondo è scritta sulle pareti della Città, perché tutti possano usufruirne, questo perché la causa di tutti i Mali del Mondo è l’Ignoranza, per cui la Conoscenza, che è il Bene supremo, va coltivata. I Solariani non sono però dei semplici eruditi, ma veri e propri studiosi che inventano macchine sofisticate e si comportano come Maghi e Proto-Scienziati che sanno come portare in Terra i benefici influssi celesti a beneficio dell’Umanità. Non sono ancora autentici scienziati-filosofi come i Neo Atlantidei di Bacon, ma comunque, come gli Utopiani di Moore, «non trovano piacere più grande che sollevare il velo che cela i segreti della Natura persuasi che Dio, il più grande degli artisti, lieto di vedere ammirate le sue Opere, è grato degli sforzi che essi compiono per studiare il suo operato lodando la sua perfezione, anziché tenere sempre gli occhi rivolti verso terra senza osare spezzare con il pensiero i legami che alla terra li avvinghiano37».

IN VIAGGIO VERSO ADOCENTYN

Che ne è Oggi di Adocentyn? Che ne è del «Paradiso degli Ermetisti»? La «Nuova Ermopoli», il Mondo Perfetto, dove la fame, l’ignoranza, le malattie e il male sono stati «magicamente» sconfitti? Ma soprattutto: qualcuno è mai riuscito a trovarla?

Di certo in Molti l’hanno cercata e ancora la cercano e sicuramente in Molti l’hanno trovata, perché Adocentyn non è un luogo immaginario, ma un ideale luminoso verso il quale Tutti possono mettersi in Cammino, senza paura. Adocentyn non è infatti né un’Illusione, né una Dittatura Fantascientifica come temeva la Yates, anche se certamente è un’Utopia. La Magia di Ermete non impone niente a nessuno, non c’è alcuna «ipnosi di massa» basata sul «Culto dell’Immagine» e neanche una qualche pseudo-Congrega di Saggi egocentrici che decidono chi può entrarvi e chi no, cosa bisogna dire o cosa bisogna fare e pensare. Il suo stato paradisiaco non dipende da un “artificio magico”, ma dalla sua stessa Natura di Templum, cioè di luogo Sacro nel quale il Cielo e la Terra si incontrano, si amano e si uniscono riflettendosi l’uno nell’altro. Adocentyn è sinonimo di Armonia. È «l’ottimo luogo in nessun luogo» e come la Speranza che può essere trovata ovunque la si cerchi, anche quando sembra non poter più esistere da nessuna parte.

Maier27Cercare Adocentyn non è un modo per scappare dalla realtà che ci circonda, per trovare un rifugio nel quale nasconderci dalle difficoltà della vita, ma al contrario è un invito a compiere, con coraggio, un Viaggio che ci condurrà a cambiare prospettiva su noi stessi e quanto ci circonda. Solo, infatti, quando avremo sviluppato consapevolezza ed empatia, quando saremo divenuti capaci di autoregolarci e autogestirci, quando avremo imparato a trovare Equilibrio, Forza e Saggezza dentro di noi, ne diverremo Cittadini e come il Grande Ermete potremo proiettare la Luce dei nostri Pianeti e delle nostre Costellazioni interiori nel quotidiano, trasformando Tutto il Mondo in Adocentyn, tutto il mondo in un posto migliore.

by Arthea (Elena Frasca Odorizzi)


NOTE:

1ILARIA BELTRAMME, La Società degli Eretici, Roma, Newton Compton, 2013. (Romanzo)

2Il titolo originale del Picatrix è Gāyat-al-hakīm, lett. il Fine del Saggio, ed è attribuito a Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī, oriundo di Cordova, morto nel 1007-8 d.C. In base alle fonti l’opera risulta tradotta “de arabico in hispanicum” nel 1256, sotto il regno di Alfonso X di Castiglia, detto il Savio. Nonostante la condanna della Chiesa troviamo il Picatrix nelle biblioteche dei più importanti studiosi del Rinascimento, da Pico della Mirandola e Marsilio Ficino a Enrico Cornelio Agrippa, ecc.

3Traduzione tratta da due libri diversi: 1) Picatrix: Ghayat- al-hakim, “Il fine del saggio” dello Pseudo Maslama Al-Magriti, a cura di Paolo Aldo Rossi, Mimesis, Milano, 2000, p. 227, Libro IV, Paragrafo III; 2) FRANCES AMELIA YATES, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, traduzione di R. Pecchioli, Roma-Bari, Laterza, 1969, p. 80-87.

4Testo Latino tratto da: Picatrix: The Latin Version of the Ghayat Al-Hakim, edited by David Pingree, University of London, Warburg Institute, printed in England, w. s. Maney and Son Limited, Leeds, 1986, http://warburg.sas.ac.uk/pdf/fbh295b2205454.pdf

5ZOSIMO DI PANOPOLI, Visioni e Risvegli, a cura di Angelo Tonelli, Milano, BUR, 2004, pp. 126-139.

6Nel Picatrix si afferma che il Potere dei Talismani è simile a quello della Pietra Filosofale, dell’Elisir, che domina la materia e la altera trasmutandola in un altra materia più pura. La similitudine si baserebbe sul fatto che le Immagini Talismaniche fanno ciò per mezzo della «violenza», cioè vengono costruite secondo il momento “astronomicamente opportuno”, usando specifiche erbe, pietre, incensi, ecc, che obbligano gli spiriti vitali delle relative divinità astrali a entrare in relazione di simpatia con questi “Corpi” nei quali vengono attratti e restano imprigionati.

7La Tradizione Medievale, attraverso la famosa Tavola di Smeraldo, ci fa sapere che Ermete era chiamato Tre Volte Grandissimo (Trismegisto), perché governava sulle tre parti della Saggezza e delle Leggi del mondo.

8I Miti che raccontano le imprese di Thot, lo descrivono come un Dio esperto in Astronomia, Mago e Medico per eccellenza. Era infatti chiamato: «il Contatore delle Stelle», «il Numeratore della Terra», «Dio degli Scribi e della Scrittura geroglifica» (cioè del segno evocativo, dell’immagine concettuale) e «Signore delle Parole Divine», cioè delle Parole di Potere con cui è possibile dar forma e potenza al pensiero. ADA RUSSO PAVAN, Iniziazione ai Culti Egizi, divinità, Simboli, rituali, magia, amuleti, invocazioni, Roma, Mediterranee, 2000.

9Thot a Eliopoli faceva invece parte della Piccola Enneade (a volte della Grande Enneade) aiutando Osiride nel giudizio dei Defunti nell’Aldilà. Osiride viene spesso associato dagli Esoteristi al Sole Nero, al Sole dell’Oltretomba, ma questo è sbagliato perché Osiride, il Sempreverde, in realtà è il Dio della Vegetazione, è legato al Sole perché è il Seme che muore e risorge seguendo i Cicli delle Stagioni. Thot «fa le veci del Sole di Notte», quando Ra, il vero Dio Solare, viaggia nell’oltretomba per riemergere al mattino.

10FRANCES AMELIA YATES, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, op. cit., p. 84 e pp. 80-87.

11ELENA FRASCA ODORIZZI, Rasnal Truth. Un Gioco Archetipico di Ispirazione Etrusca, ilmiolibro.it, Roma, 2013, pp. 25-46, (L’Etrusca Disciplina e il Templum Etrusco).

12Vedi i Popoli di Epoca Megalitica, Mesopotamici, Egizi, Etruschi, Romani, Maya, Aztechi, ecc.

13«Magicam operari aliud non est quam maritare mundum» (la Magia non è altro che operare un Matrimonio Cosmico) dice il Pico nella sua famosissima XIII Conclusione Magica, ribadendo poi nell’Apologia “il Ministro” di questo Matrimonio tra Terra e Cielo è il Mago che opera “actuando vel uniendo virtutes naturales” (mettendo in pratica e unendo virtù naturali), cioè mettendo in pratica l’Opera Demiurgica che il Pimandro affida al Trismegisto dopo overlo istruito sul Senso e la Natura del Tutto.

14Il numero 23 è costitutio dalle cifre 2 e 3, che per i Pitagorici rappresentavano i principi costitutivi dell’Unità primordiale e divina del nostro Mondo. Sommando il 2 (il primo dei numeri pari) e il 3 (il primo dei numeri dispari) otteniamo infatti una ierogamia aritmetica che si manifesta nel sacro numero 5, chiamato «assenza di contesa» in quanto espressione matematica della Dea Armonia. Su Adocentyn brilla dunque una Stella che riversa sulla Città la sua capacità di armonizzare gli opposti.

15Il Cosmo Filosofico Ellenistico è la rielaborazione finale di tutte le conoscenze magico-misteriche del mondo egizio-mesopotamico, filtrate dalla Cultura Greca. I nomi dei 7 Pianeti, così come li conosciamo, sono la traslitterazione Latina dei nomi degli Dèi Greci.

16Se corrispondesse all’omonima costellazione del Cane Maggiore spiegherebbe l’elemento Acqua. La “canìcola” rappresenta infatti il periodo di caldo afoso e opprimente delle ore centrali della giornata, caratterizzato da alti valori di temperatura e umidità e assenza di vento. Il nome deriva dal latino Canicula (“piccolo cane”), ovvero la stella più luminosa (Sirio) della costellazione del Canis Maior, che sorge e tramonta con il Sole (levata eliaca) dal 24 luglio al 26 agosto (il periodo appunto della “canìcola”). Il nome della costellazione deriva probabilmente dagli antichi Egizi, in quanto avvertiva (come un cane vigile) l’arrivo del periodo delle inondazioni del Nilo.

17Se il Cane si riferisse alla Stella Sothis, e quindi a Iside, avremmo il nostro “Angelo”.

18Un altro altro Culto Misterico, di natura sincretistica, nel quale sono utilizzate Parole di Passo per accedere a Mondi Superiori attraverso una Via Planetaria è il Culto di Mithra. Questa concezione confluì poi, in modo confuso, nello Gnosticismo.

19GIAMBLICO, I Misteri dell’Egitto, Como, Red Edizioni, 1999.

20La traduzione latina dell’Asclepius viene fatta risalire al IV sec. d.C., in quanto viene usata da S. Agostino e non da Lattanzio, che lavora ancora direttamente sull’originale greco. Ritroviamo l’Asclepius nel Corpus Hermeticum raccolto e collezionato intorno al 1050 circa, dallo studioso bizantino Michele Psello il quale rimosse probabilmente elementi strettamente magici e alchemici, rendendo il Corpus più accettabile per la Chiesa Cristiana Ortodossa.

21Questa sorta di Albero Cosmico che produce ogni genere di frutto, quasi custodisse il DNA di ogni pianta, ricorda gli Alberi Alchemici sui quale sono presenti i simboli dei 7 Pianeti e dei 7 Metalli. Quella dell’Albero è infatti una immagine ricorrente nell’Alchimia, anche semplicemente per indicare l’Opera della Natura, rispetto all’Opera Artificiale o Imitativa dell’Essere Umano.

22Ficino, nel suo Argumentum preposto al Pimander, lo interpreta similmente. Rifacendosi a Cicerone scrisse anche che Ermete “dette leggi e lettere agli Egizi” e fondò la città di Ermopoli.

23MICHELE PSELLO, Oracoli Caldaici, con appendici su Proclo e Michele Italo, a cura di Silvia Lanzi,I Cabiri, Milano, Mimesis, 2001, fr.153.

24Anche Ermete, in uno dei suoi libri dice che «se onorerai ciascun Decano con la propria Pietra, la propria Pianta e la relativa Immagine, tu possiederai un potente Talismano. Poiché niente accade senza il volere dei Decani, dato che in esso il Tutto si compie».

25ERMETE TRISMEGISTO, Corpo Ermetico e Asclepio, a cura di Bianca Maria Tordini Portogalli, Milano, SE, 1997, pp. 134-138.

26Soprattutto il Dio mesopotamico Sin, che è una divinità Maschile e Lunare come il dio Thot.

27Vedi Manuale di Storia della Filosofia Medievale, Cultura Harranica, http://www.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/temi/htm/harran.htm, JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, Roma, Mediterrane, 1984, p. 182 ; ARISLEO, La turba dei filosofi seguita dal discorso di un anonimo sulla turba, Biblioteca Ermetica , Roma, Mediterranee, 2002, p. 15, Introduzione e Commento di Paolo Lucarelli. Cfr. anche MICHELA PEREIRA, Arcana Sapienza, Roma, Carocci, 2001, pp. 79-80.

28 LIBANIO DI ANTIOCHIA, In Difesa dei Templi.

29« Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo, è talmente ornato di grandi sale colonnate, di statue che sembrano vive e tanta moltitudine di altre opere, che niente altro, eccetto il Campidoglio, simbolo dell’eternità della venerabile Roma, può essere considerato più fastoso al mondo.» AMMIANO MARCELLINO, Res Gestae, XXII, 16.

30Dalla struttura diroccata di questa Torre, secondo alcuni studiosi deriverebbe l’immagine iconografica del Tarocco della Torre. Allo stesso modo i due Pilastri dell’Arcano della Luna sarebbero un richiamo ai Pilastri della Conoscenza della città di Edessa, l’antica Ur, ricostruiti nel I secolo sul luogo dove la leggenda riferisce che Nimrod, il costruttore della città di Babele (e per la Bibbia della sua famosa Torre), avesse innalzato due pilastri contenenti la sintesi di tutta la scienza dei cieli di prima del diluvio (così come riportato anche da Giuseppe Flavio). Pilastri che ricordano i due pilastri posti di fronte al tempio di Gerusalemme, compresi i Dadofori del Tempio di Mithra, passati poi nei Templi Massonici.

31A questo proposito è necessario aprire una parantesi sulla tanto famosa Torre degli Yazidi, facente parte delle «Sette Torri di Satana» citate da Guenon. Che nel Mondo ci siano persone che non vogliono certo il benessere e il progresso dell’Umanità, siamo tutti d’accordo, ma attaccare etichette a un popolo e perpetrare razzismo, ignoranza e violenza, è un’altra cosa. Gli Yaziti discendono degli Assiri, il loro Santuario si trova sul Monte Lalish dove un tempo si trovava la città di Ninive. Nella loro religione sono confluiti, nel tempo, elementi di giudaismo cabalistico, zoroastrismo e misticismo islamico, ma ovviamente il substrato è di origine Caldea. Se esiste una fantomatica Torre degli Yaziti questa trae evidentemente origine dalle Torri Astronomiche mesopotamiche, senza contare che il Pavone, l’animale con cui si manifesta “l’angelo caduto” degli Yaziti, per gli Ermetisti è uno dei simboli alchemici della Grande Opera che si manifesta attraverso la ruota dei 7 colori dei Pianeti.

32Tutte queste notizie su Harran provengono dal’l’unico studio pubblicato sull’argomento The ancient observatory of Eski Sumatar, di Theodor Hary, citato in rete su http://mystero.forumcommunity.net/?t=51178992 – http://unchartedruins.blogspot.it/2012/07/harran-of-sabians.html – http://unchartedruins.blogspot.it/2012/08/the-hall-of-records-temple-of-seven.html . Su questi siti è possibile vedere anche numerose e splendide foto di Harran e Eski Soğmatar.

33Cosimo I dè Medici nel 1564 fece costruire, ex novo, una città fortificata che chiamò «Terra del Sole». Questa doveva assolvere a funzioni amministrative, giudiziarie, militari, religiose e commerciali ai confini con la Romagna, oltre a rafforzare l’identificazione tra la figura di Cosimo e il Sole, simbolo di quell’Ordine e di quella Razionalità che il Duca voleva incarnare.

34ANNA MARIA PARTINI, Magia astrologica: da Ermete a Cecco D’Ascoli e da Cecco D’Ascoli a Campanella.

35Va notato come anche la Tomba di Rosenkreutz, descritta nella Fama Fraternitas, sia stata costruita astronomicamente come Adocentyn, per rappresentare una immagine dell’Universo. «La mattina seguente aprimmo la porta e vedemmo un sepolcro con sette lati e sette angoli; ogni lato era lungo un metro e mezzo e alto due metri e mezzo circa. Sebbene la luce del sole non vi fosse mai penetrata, la cappella era illuminata da un Sole artificiale, che pareva aver imparato dall’astro il segreto dell’illuminazione ed era sospeso in alto al centro della volta. Nel mezzo, invece di una pietra tombale, vi era un altare rotondo, ricoperto da una lastra di ottone su cui era inciso: «A.C.R.C. Hoc universi compendium unius mihi sepulcrum feci» [«Feci questo compendio dell’universo durante la mia vita perché costituisse la mia tomba»]. Intorno al primo cerchio, o bordo, vi era: «Iesus mihi omnia» [«Gesù, tutto per me»]. Al centro vi erano quattro figure, inscritte in cerchi, ciascuna circondata da uno dei seguenti motti […]. Questa cappella la dividemmo in tre parti: la volta o soffitto, le pareti o lati, il pavimento o suolo

36CLAUDIO STROPPA, Jan Amos Comenius e il Sogno Urbano, Milano, Franco Angeli Editore, 2007.

37JEAN SERVIER, Storia dell’Utopia. Il Sogno dell’Occidente da Platone ad Aldous Huxley, Roma, Edizioni Mediterranee, 2002 (1a ed. 1967).


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