L’Evoluzione della Simbologia degli Arcani Maggiori tra Ermetismo, Magia e Massoneria


ouroboros-n3-anno-4-2015Potete leggere questo articolo in questa pagina, oppure pubblicato nella Rivista On Line “Ouroboros” (Anno 3, Numeri 3 e 4/2015 – anno 4 Numero 1/2016), Rivista di Studi Tradizionali o nella mia Rubrica sull’Alchimia su Riflessioni.it. L’Articolo sarà poi pubblicato riveduto e corretto all’interno del mio prossimo libro dedicato Riflessioni Esoteriche Volume II.

L’EVOLUZIONE DELLA SIMBOLOGIA DEGLI ARCANI MAGGIORI
NEI MAZZI DI TAROCCHI DELLE SCUOLE ESOTERICHE TRADIZIONALI
DEL XIX – XX SECOLO TRA ERMETISMO, MAGIA E MASSONERIA

by Arthea (Elena Frasca Odorizzi)

DALL’ARS MEMORANDI ALLA MAGIA RINASCIMENTALE

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Antica xilografia con figura mnemonica legata al vangelo di Matteo

L’esigenza di rappresentare per simboli e immagini gli infiniti rapporti tra Enti, Esseri e Cose nacque con l’Umanità. Ai popoli neolitici bastava incidere o dipingere una tela di ragno per esprimere la loro visione del mondo, ma con il passaggio dall’Epoca Protostorica a quella Storica fu necessario codificare, sotto forma di immagini più complesse, le conoscenze accumulate in millenni, dando vita a concatenazioni di figure archetipiche, associazioni di numeri, lettere e figure geometriche, organizzate in formule mnemotecniche. Quando l’antico mondo pagano tramontò questo fil rouge immaginifico non si spezzò. La sapienza matematico-astronomica, i testi scientifico-filosofici e i modi di ricordare, associare, riflettere e rappresentare il Mondo, rimasero gli stessi e andarono a costituire le basi culturali della Società Cristiana, influenzandola più di quanto essa stessa volesse.

Nel Basso Medioevo l’uso dell’Immagine e dell’Arte della Memoria1 crebbero di importanza. Alberto Magno (1206 – 1280), Tommaso d’Aquino (1221 – 1274) e Raimondo Lullo (1235-1315) ne utilizzarono i principi per l’istruzione retorica dei frati predicatori2, creando un sistema fideistico nel quale ogni immagine fosse riferibile «alle scritture giudaiche – cristiane considerate come unico serbatoio di ogni possibile conoscenza3».

La Kabbalah Denudata di Von Rosenroot (1684)

La Kabbalah Denudata di Von Rosenroot (1684)

Raimondo Lullo si dedicò soprattutto alla creazione di un sistema che collegando ogni concetto a un altro sintetizzasse il Sapere Universale in schemi, griglie e figure. Lo scopo di questa tecnica, conosciuta come Ars Magna (1274), era ottenere una Chiave di decriptazione della Realtà, con la quale risolvere ogni problema.

Nel Rinascimento gli studi sull’Arte della Memoria si svilupparono ulteriormente grazie a una nuova forma di mnemotecnica applicata alla didattica morale e religiosa: la Qabbalah ebraica4. Questa si fondava sullo Sefer Yetzirah, un libro scritto tra il VI e il XII secolo d.C., che descriveva la Formazione del Mondo da parte del Dio Giudaico-Cristiano:

Le ventidue lettere fondamentali le incise, le plasmò, le soppesò, e le permutò, e formò con esse tutto il creato e tutto ciò che c’è da formare per il futuro5.

La macchina per pensare di Raimondo Lullo,Ars Magna, 1273.

La macchina per pensare di Raimondo Lullo,Ars Magna, 1273.

Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494) e Johannes Reuchlin (1455-1522), influenzati dall’Ars Magna di Lullo, videro nella Cabala Ebraica un nuovo strumento di conversione alla “vera fede” e decisero di elaborare una Cabala Cristiana per dare dimostrazioni logiche dell’Esistenza di Dio e della legittimità del Cristianesimo su qualsiasi altra religione6.

Ben presto l‘Arte Combinatoria applicata al nome di Dio e di Cristo (per mezzo del Tetragrammaton) portò Reuchlin a sostenere che «nessun nome, nell’Arte Magica lecita, ha tanta forza quanto l’Ebraico7». Pico, per altra via, arrivò alle stesse conclusioni e dichiarò che «non vi è scienza che ci dia maggiori certezze della divinità del Cristo della Magia e della Cabala».

Senza rendersene conto i Cabalisti Cristiani aprirono quindi la strada al Ritorno della Magia8 e pensarono che bastasse “cristianizzarla” per renderla praticabile e ben accetta al Clero. La Chiesa, invece, temette un ritorno al Paganesimo e finché ne fu in grado cercò di impedirlo perseguitando i suoi sostenitori come Eretici9.

L’idea alla base della Magia Cabalistica Cristiana era che se l’Universo poteva essere rappresentato dall’Albero della Vita ebraico, allora poteva anche essere modificato attraverso la manipolazione della sua stessa immagine, secondo i principi della Legge delle Corrispondenze e dell’antica Teurgia Neoplatonica10, riportata in auge dagli studi Ermetici di Marsilio Ficino11 (1433-1499). Nacque così la figura del Mago Rinascimentale che «servendosi di immagini magiche o talismaniche12 come di immagini mnemoniche […] sperava di acquisire conoscenze e poteri universali, conseguendo tramite l’organizzazione Magica dell’immaginazione, una personalità dotata di magici poteri, in sintonia per così dire, con quelli del cosmo13».

Su questa scia l’Abate Tritemio (al secolo Johann Heidenberg di Tritenheim, 1462-1516), noto Teologo, Medico e Alchimista, scrisse un libro dal titolo, Steganografia, ovvero l’Arte di trasmettere con occulte scritture i voleri del proprio animo a chi è lontano, [con] in appendice la chiave steganografica14, una sorta di manuale di criptografia angelica utile per creare codici cifrati per mezzo di permutazioni letterali.

Alfabeto Magico Planetario di Cornelio Agrippa

Alfabeto Magico Planetario di Cornelio Agrippa

Henricus Cornelius Agrippa von Nettesheim (1486-1535), suo allievo ed estimatore, pur sotto la continua minaccia di eresia, cercò di dimostrare (come molti suoi contemporanei) che il Mago non era un individuo superstizioso, ma un uomo saggio, un sacerdote e un profeta. Dette quindi alle stampe la più importante Opera di Magia dell’epoca: il De Occulta Philosophia o De Magia (1533). Un lavoro imponente in 3 volumi, nato per sintetizzare principi di Alchimia, Cabala, Magia e Filosofia Naturale al fine di separare la scienza dalla ciarlataneria. Nel primo volume Agrippa sosteneva di aver nascosto la Chiave dell’Opera, un Alfabeto Magico Planetario costruito sulla base delle corrispondenze cabalistiche tra il Sefer Yetzirah, la simbologia Astrologica e la lingua ebraica, greca e latina. Nel capitolo LXXIV accennava a come decifrare questa Chiave parlando Della proporzione e della corrispondenza e riduzione delle lettere coi segni celesti e coi pianeti nelle varie lingue15.

Un genere diverso di codificazione “tridimensionale” fu quella di Giulio Camillo Delminio (1480 – 1544) studioso «[…] della Cabala Ebraica, e delle misteriose loro Tradizioni, […] informato de’ dogmi misteriosi degli Egiziani, de’ Pitagorici e de’ Platonici…16». Questi progettò un vero Teatro della Memoria, la cui ambiziosa funzione doveva essere quella di contenere l’intero scibile umano, un oggetto a metà strada tra un moderno computer17 e una rappresentazione architettonica dell’Albero della Vita Cabalistico. Purtroppo questo speciale edificio non fu mai realizzato «e il suo ideatore fu perseguitato da alcuni come eretico, idolatrato da altri quale illustrissimo sapiente».

 Teatro della Memoria di Giulio Delmino

Teatro della Memoria di Giulio Delmino

L’Arte della Memoria trovò quindi la sua più grande applicazione nel pensiero di Giordano Bruno (1548-1600), il quale, distaccandosi dagli autori “cristianeggianti”, riportò definitivamente «l’Ars Memorandi18 alle sue origini pagane rivendicandone la funzione Magica, purificata da ogni contaminazione teologica cristiana19». Il Filosofo, nei suoi scritti, spiegò che le immagini potevano essere combinate all’infinito, ottenendo così una fantasmagorica enciclopedia di rappresentazioni mentali, dilatabili o restringibili secondo la volontà e le capacità dello studioso.

In questa atmosfera di “rinascita del pensiero magico antico” si inserì anche il Ludus Triumphorum, un gioco di carte che dal 1442 aveva iniziato a diffondersi nelle Corti italiane. Questo gioco collegava insieme tecniche mnemotecniche e figure allegoriche didattiche e moraleggianti, che nella speranza degli Umanisti sarebbero dovute servire a educare alla meditazione e alla riflessione i figli dei potenti Signori Rinascimentali.

Dal XVI i Trionfi presero il nome di Tarocchi e nelle mani dei “magisti” settecenteschi si trasformarono da “filosofico passatempo” in veicolo di concezioni magico-esoteriche operative:

Gli artisti del Rinascimento italiano che affrescarono con simboli astrologici i palazzi signorili, che incisero e scolpirono emblemi sulle pietre degli edifici, che posarono mosaici nelle chiese, che illustrarono di complesse figure simboliche i libri dei filosofi e dei poeti e ancor quelli che miniarono i Trionfi dei Tarocchi per lo svago dei potenti, ben conoscevano quella complessa corrente di pensiero che aveva riposto nella potenza evocatrice dei simboli e nella forza creatrice dell’immaginazione la pars practica di una esaltante avventura teoretica […].Comprendere questo significa capire come il “gioco” dei Tarocchi, in età rinascimentale, facesse parte di un universo molto più complesso di quello meramente ludico ed includesse fra i propri scopi un qualcosa che andava al di la del mero passatempo divertente20.

IL TEATRO DELLA MEMORIA MAGICO-OPERATIVA
DELLE SCUOLE ESOTERICHE EUROPEE DEL XIX – XX SECOLO

1) Court de Gobelin e l’origine egiziana dei Tarocchi.

La trasformazione dei Trionfi in un Teatro della Memoria Magico operativa da parte delle Scuole Esoteriche europee ebbe inizio con l’opera dell’Archeologo e Massone Antoine Court de Gebelin (1725 – 1784). Questi, a proposito dell’origine dei Tarocchi, nel 5° libro del suo Le Monde Primitif analysé et comparé avec le monde moderne (1773 o 1781), scrisse:

Se ci apprestassimo ad annunciare che, ai nostri giorni, sussiste un’Opera degli antichi Egizi sfuggita alle fiamme che hanno distrutto le loro superbe biblioteche, un’Opera che contiene la più pura dottrina degli Egizi, chi non sarebbe impaziente di conoscere un Libro tanto prezioso, tanto straordinario! E se aggiungessimo che questo Libro è molto diffuso in gran parte dell’Europa, che da secoli va per le mani di tutti […] riguardato come un mazzo di strane figure prive di senso! Chi non penserebbe che scherziamo o che vogliamo approfittare della credulità degli ascoltatori? E tuttavia quanto sostengo è rigorosamente vero: questo Libro egizio, il solo rimasto delle loro superbe Biblioteche, esiste ai nostri giorni, e ciò che è più stupefacente, esso è talmente comune che nessuno, prima di noi, ne aveva intuito l’illustre origine. […] Questo libro è il Gioco dei Tarocchi21.

L’idea di una origine egizia dei Tarocchi non era nuova. Un secolo prima il gesuita e studioso di alchimia Athanasius Kircher (1602 -1680) nel suo libro Mensa Isiaca aveva suggerito la possibilità che nei Tarocchi si celasse un Alfabeto egiziano. Ancora prima lo stravagante umanista Guillaume de Postel (1510 – 1581) nel suo libro Clef des Choses Cachées, aveva messo in relazione i 4 Semi delle Carte con le Classi Sociali dell’Antico Egitto22.

2) Etteilla e la nascita della Cartomanzia

Al tempo di Gebelin, in Francia, era già in circolazione quello che sarebbe divenuto il più famoso e imitato mazzo di Tarocchi di matrice Cabalistica, il Tarocco di Marsiglia (1751), ma era anche scoppiata una vera e propria Egittomania23 a seguito delle campagne militari di Napoleone24. In questo clima di grande curiosità per la riscoperta dell’antica società egizia, le rivelazioni di Gobelin non passarono inosservate e di lì a poco un suo allievo, Jean Françoise Alliette25 (1738-1791), ispirandosi anche all’Ermetismo Ficiniano e al Pimandro di Ermete Trismegisto, sostenne che i Tarocchi erano stati ideati «nel 2170 a. C. durante un convegno di Maghi egiziani presieduto da Ermete Trismegisto; poi, nel corso dei secoli, le figure dei Tarocchi avrebbero perso le caratteristiche originarie». Alliette, noto nei circoli esoterici con lo pseudonimo Etteilla, (palindromo del cognome), decise di restituire ai Tarocchi quella che secondo lui era la loro «forma primitiva» e nel 1785 pubblicò il libro Etteilla, ou manière de se récréer avec un jeu de cartes. Si trattò del primo testo tecnico sui Tarocchi, contenente le spiegazioni delle lamine e le regole per una corretta lettura (tratte forse da «un sistema pre-esistente, mutuato dalla Tradizione popolare26»). Nel 1788 dette poi alle stampe un nuovo mazzo di carte il cui nome si ricollegava chiaramente alle teorie di Gobelin: Il Libro di Toth o gioco di 78 Tarocchi egiziani. Questo nuovo mazzo, nel quale comparivano anche corrispondenze Zodiacali, fu chiamato il Grand Etteilla, Egyptian Gypsies Tarot, the first deck specifically for esoteric purposes, including divination e portò, nello stesso anno, alla fondazione della prima associazione dedicata ai Tarocchi egiziani: la Sociétée des Interprétes du Livre de Thoth. Si può dunque dire che con Etteilla nacque la Cartomanzia27.

3) Eliphas Levi e l’origine Ebraica dei Tarocchi.

Nel 1854 Eliphas Levi, al secolo Alphonse Louis Constant (1810 -1875) pubblicò a Parigi Dogma e Rituale dell’Alta Magia, un libro che divenne una sorta di bestseller dell’epoca. In quest’opera Levi sosteneva che i Tarocchi avevano raggiunto l’Europa nel Medioevo attraverso i Cabalisti e dato che la loro origine era da attribuirsi agli Ebrei, gli Arcani Maggiori dovevano essere collegati alle Lettere dell’Alfabeto Ebraico e ai Sentieri dell’Albero della Vita. A questo proposito scrisse che:

La scienza geroglifica assoluta ha come base un alfabeto in cui tutti gli Dèi erano lettere, tutte le lettere idee, tutte le idee numeri e tutti i numeri segni perfetti. Questo alfabeto geroglifico di cui Mosè fece il gran segreto della sua Qabbalah e che riprese agli Egizi […] è il famoso Libro di Thot, che Court de Gèbelin ipotizzò conservato fino ai nostri giorni sotto la forma del peculiare mazzo di carte chiamato i Tarocchi. I 10 numeri e le 22 lettere sono quelli che la Kabbalah chiama i 32 sentieri della scienza e la loro descrizione filosofica è l’argomento di quella primordiale e venerata opera nota con il nome di Sefer Yetzirà […]. L’alfabeto di Thot è l’originale dei nostri Tarocchi, in forma alterata28.

A supportare questa ipotesi vi erano numerosi studi apparsi nei primi anni dell’800, tra cui un libro del Massone Charles-François Dupuis, l’Origine de tous les cultes ou Religion Universelle (1794), un trattato di mitologia in cui si voleva dimostrare «che tutte le dottrine, le leggende e le feste, hanno come fonte comune una religione universale29 basata sui fenomeni astronomici30 ». A questo testo erano seguite nuove pubblicazioni e scoperte. Nel 1813 erano stati pubblicati i Versi Aurei di Pitagora (Les Vers Dores de Pythagore Expliques) da parte del Teosofo Antoine Fabre d’Olivet. L‘anno dopo lo studioso Antonio Dargoni aveva descritto le connessioni tra la struttura dei Tarocchi e i Numeri Pitagorici. Nel 1816 Fabre d’Olivet dette alle stampe un altro libro, La langue hébraïque restituée, una grammatica di Ebraico biblico, pubblicata pochi anni prima che François Champollion (1822) decifrasse i Cartigli egiziani della Stele di Rosetta, mettendo la parola fine a ogni fantasiosa elucubrazione sulla Lingua Egiziana antica31. Nel 1823 Jean-Lenain pubblicò La Science Kabbalistique, mentre Eusebe Solverte scrisse Des Sciences Occultes (1829) e Michel Constant Leber e Boieteau d‘Ambly ipotizzarono nuove origini per i Tarocchi. Il primo riteneva che alcuni degli Arcani Maggiori derivassero dagli antichi Idoli Occidentali (1842), mentre il secondo era dell’idea che la loro origine fosse da ricercarsi tra gli Zingari (1854).

4) I Mazzi più famosi delle Scuole Esoteriche e Occultistiche

Stabilita l’associazione tra Arcani Maggiori e Cabala, il secondo importante contributo che Eliphas Levi dette allo sviluppo de Tarocchi, fu quello di mettere in risalto la necessità di trasformare i Tarocchi in un Sistema Magico-Simbolico Universale32. Questo rivoluzionario paradigma venne accolto con tale entusiasmo dalle Scuole Esoteriche del tempo e da quelle successive, che i nuovi mazzi prodotti come espressione di specifiche realtà tradizionali e iniziatiche, divennero famosissimi e di uso comune. Niente a che vedere con la maggior parte dei Mazzi della fine del XX secolo, bellissimi esteticamente, ma esotericamente nulli, creati come prodotti di massa e da collezione. Vediamo chi furono gli autori dei mazzi più importanti del XIX-XX secolo:

I) Joseph Paul Oswald Wirth (1860-1943), creò una sua elaborazione del Tarocco di Marsiglia, correggendo gli errori di stampa e ricreando la giusta attribuzione tra i colori e i particolari delle figure. Nel 1889 pubblicò Les 22 Arcanes du Tarot Kabbalistique, un tarocco altamente significativo dal punto di vista Esoterico-Massonico-Cristiano e altrettanto valido per la pratica della Cartomanzia33. Su ciascun Arcano Maggiore inserì l’attribuzione di una Lettera Ebraica, secondo lo schema ideato da Eliphas Levi, sintetizzando il pensiero, i principi e il simbolismo delle più importanti Correnti Massoniche. A suo dire se ne servì per l’interpretazione dei segreti della Grande Opera, aggiungendo allo studio della Cabala e dei Tarocchi anche quello dell’Alchimia. Nel 1909 scrisse The Tarot of The Magicians quello che è considerato ancora oggi uno dei migliori testi sui Tarocchi, in cui definisce l’Arte della Divinazione come una sorta di Sacerdozio34.

II) Gérard Encausse (1865-1917), noto con il nome di Papus, (termine derivato dal Nuctemeron di Apollonio di Tiana), fu membro dell’Ordine Kabalistico della Rosa Croce e capo dell’Ordine dei Marinisti. Autore di numerose opere di Occultismo, Magia e Cartomanzia, scrisse, nel 1889, Le Tarot des bohémiens, edito poi anche in inglese. Nel 1909, influenzato dallo stile egizio dell’epoca pubblicò il suo mazzo Le Tarot Divinatoire. In esso rese gli Arcani Maggiori simbolicamente più complessi e affascinanti, perfezionando le teorie di Eliphas Levi. Giunse cioè a una completa assimilazione tra i 22 Arcani Maggiori e le Lettere Ebraiche, inserendovi anche i geroglifici egizi, il sanscrito, l’archeometria, le figure della geometria sacra e i nomi dei pianeti.

III) Arthur Edward Waite (1857-1942) entrò nel 1891 nell’ordine della Golden Dawn35. Grande studioso della Divinazione decise di ideare un nuovo mazzo di Tarocchi basato sui suoi personali studi esoterici. Per esaltarne al massimo la carica simbolica affidò la parte grafica a una giovane artista affiliata all’Ordine, Pamela Coleman Smith. Il Mazzo fu stampato nel 1927 e prese il nome di Tarocchi di Rider Waite, (Raider era l’editore). Pamela Coleman Smith dipinse il mazzo di Waite con i colori della pittura “pre-elisabettiana”. Grazie poi alla sua esperienza nel campo della scenografa mise il corpo e le sue posture al centro del messaggio.

IV) Aleister Crowley, al secolo Edward Alexander Crowley (187536-1947), entrò a far parte della Golden Dawn, ma ne uscì presto per fondare nel 1907 l’ordine dell’A:.A:. (Astrum Argentium) e il Culto di Thelema. Nello stesso periodo influenzò la formazione dell’O.T.O. (Ordo Templi Orientis). Scrisse il Libro di Thot37 nel quale illustrava il suo omonimo mazzo di Tarocchi pubblicato nel 1944 e disegnato da Lady Frieda Harris. Nonostante intorno a Crowley vi sia un’aurea di dubbia moralità spirituale, le carte hanno una carica simbolica ed esoterica che non ha niente da invidiare a tutti gli altri mazzi di Tarocchi. Frieda Harris, poliedrica artista-esoterista lavorò per trent’anni al mazzo di Crowley producendo un’opera che sintetizzava le conoscenze della Tradizione esoterica occidentale e l’avanguardia estetica del Novecento.

IL SIMBOLISMO DEI TAROCCHI NELLE 4 PIÙ IMPORTANTI SCUOLE ESOTERICHE DEL XIX-XX SECOLO

1) La Tabella delle Corrispondenze

La Tabella seguente è stata realizzata confrontando i Mazzi delle 4 diverse Correnti Esoteriche sopra menzionate, indicate ognuna con una Lettera: A, B, C e D.

Tabella delle Corrispondenze delle Varie Scuole Esoteriche

Tabella delle Corrispondenze delle Varie Scuole Esoteriche

2. Le Posizioni degli Arcani Maggiori

La Scuola A: rappresenta la Tradizione Magica Inglese della Golden Dawn, nella versione di Regardie e del Mazzo Rider Waite. Questa Scuola pone l’Arcano della Giustizia al numero 11 e quello della Forza al numero 838.

La Scuola B: si identifica con il pensiero di Crowley, dell’O.T.O. e delle Scuole Magiche Thelemiche, Stregoniche e Neognostiche39.

La Scuola C: ricalca il pensiero di Eliphas Levi, di Papus e delle Scuole Magiche Massoniche e Martiniste (soprattutto quelle francesi). Ho riportato una delle tre possibili disposizioni, quella con il Matto prima del Bagatto. A questo proposito Negrini, nel suo Libro sui Tarocchi di Thot, scrive40:

Quando il Matto è collocato al 1° posto viene rispettata la sequenza matematica degli Arcani, quando è collocato al 21° – tra gli Arcani XX e XXI – viene rispettata la sequenza semantica delle lettere (Shin è la 21a lettera), mentre la sua collocazione al 22° posto non rispetta alcuna sequenza. Da questa catena di attribuzioni deriva uno schema d’interpretazione del Libro di Thot che possiamo definire patristico in quanto basato su una interpretazione patriarcale, dualistica e spesso cristianizzata o giudaizzante del simbolo esoterico. Spodestare infatti il Matto dalla sua posizione simbolica primaria e usare come chiave iniziale della sequenza il Bagatto e la lettera Aleph – il cui significante letterale è “toro” e il cui valore jerosofico è quello di Madre di ogni Generazione – significa sostanzialmente proiettare sullo sfondo dell’esperienza iniziatica una costruzione mitica in cui l’adepto maschio (il Bagatto) occupa la posizione di assoluto protagonista in quanto incarna l’attività creatrice primaria di Aleph, mentre la Papessa, in cui sono racchiusi gli Archetipi del Mistero sacro femminile, viene “colorata” dalla lettera Beth, il cui significato letterale è “casa” e il cui valore jerosofico è eminentemente passivo e connesso al concetto di contenimento.41

La Scuola D: le informazioni su questa scuola derivano da un dattiloscritto fotocopiato che mi è stato regalato da una cara amica discepola di Enrico Guidazzi. Si tratta di un metodo di lettura cabalistico basato sul Tarocco di Marsiglia. Il testo, dedicato al compianto ed esimio maestro Augusto Pancaldi (autore di un noto libro sull’Alchimia Pratica), si intitola Il tarocco e le 22 Energie. In questo libro il Matto viene inserito come 21a carta, mentre il Mondo diventa la 22a esattamente come era stato collocato da Eliphas Levi. Il numero Zero, di conseguenza, non viene usato.

3) La Numerazione degli Arcani

Nel mazzo Visconti del 1450 non esiste la numerazione. Il Tarocco di Marsiglia, del 1751 ha la numerazione in cifre romane. Nel mazzo di Etteilla (del 1778) e in quello in stile egizio di Papus (del 1989-1909), la numerazione è in numeri indoeuropei. Ritorna la numerazione romana nel mazzo di Wirth del 1889, che si rifà a quello di Marsiglia, dove però si trova scritta la grafia IIII al posto del classico numero IV. Sono presenti le cifre romane anche nel mazzo Rider Waite del 1927 e in quello di Crowley del 1944. Giò Tavaglione, tra il 1970 e il 1990, usò ora l’uno ora l’altro sistema di numerazione, ma in generale nei mazzi contemporanei viene preferita la numerazione romana. Il numero 0 compare nel Matto di Etteilla del 1778, prima di allora la carta non aveva mai avuto un numero.

VI) I Tarocchi come Strumento Magico-Operativo Iniziatico

I 2 Sistemi Maggiori sull'Albero della Vita secondo Z'EV BEN SHIMON HALEVI

I 2 Sistemi Maggiori sull’Albero della Vita secondo Z’EV BEN SHIMON HALEVI

Eliphas Levi, rifacendosi all’Ars Magna di Lullo, scrisse che:

se un prigioniero senza libri possedesse il Tarocco e sapesse servirsene potrebbe in pochi anni acquistare una scienza universale e parlare di ogni cosa con inesauribile eloquenza.

Anche i Maghi della Golden Dawn ne erano convinti e cercarono di mettere in pratica questa teoria attualizzando il Glifo dell’Albero della Vita per i loro scopi Magico-Iniziatici42. Questi ritenevano che il Glifo dell’Albero fosse infatti il miglior sistema atto «alla classificazione dei fenomeni dell’Universo e della individuazione delle loro reciproche relazioni». Crowley lo definì un perfetto schedario esoterico nel quale tutte le possibili Corrispondenze (anche tra sistemi diversi) potevano trovare posto nelle categorie Sephirotiche43, mentre Israel Regardie scrisse che l’Albero della Vita:

[…] è un glifo, vale a dire un simbolo composito, che mira a rappresentare il cosmo nella sua interezza e l’anima dell’uomo in correlazione con esso; e più lo studiamo, più ci accorgiamo che si tratta di una rappresentazione straordinariamente adeguata; lo usiamo come un ingegnere o un matematico usa il suo regolo calcolatore, per esplorare e calcolare la complessità dell’esistenza, visibile e invisibile, nella natura esteriore o nella nascosta profondità dell’anima44. ; Lo schema fondamentale attorno al quale si sviluppa la sua costruzione, l’ordinamento geometrico di Nomi, Numeri, Simboli e Idee, noto come “Albero della Vita”, è […] il gioiello più prezioso che mai sia stato prodotto dal pensiero umano. E non si pensi ad un’iperbole: mai fino a oggi è stato elaborato un sistema altrettanto atto alla classificazione dei fenomeni dell’Universo e all’individuazione delle loro reciproche relazioni, uno schema – e ciò valga come prova – che dischiude come questo possibilità tanto illimitate alla speculazione ed al ragionamento, sia analitico sia sintetico45.

Ogni Arcano fu quindi collocato su uno dei Sentieri dell’Albero della Vita, e ciò che ne derivò fu, da una parte una moderna reinterpretazione degli Antichi Percorsi Iniziatico-Planetari, dall’altra una sorta di Teatro della Memoria Magico-Operativa che funzionava sia come un potente Talismano, che come un sistema di Archetipi, attraverso i quali si potevano esplorare «problemi cruciali e di enorme portata quali quelli dell’origine e della natura della vita, dell’Evoluzione dell’Uomo e dell’Universo46 »:

Il Sistema-simbolo dell’Albero della Vita è un tentativo di «ridurre a forma diagrammatica ogni forza e fattore nell’universo manifesto e nell’anima dell’uomo in modo che le posizioni relative di ciascuna unità possano essere viste e possano essere tracciati i rapporti tra essi. In breve l’Albero della Vita è un compendio di scienza, psicologia, filosofia e teologia47. […] In tal modo vediamo nell’Albero un glifo dell’anima dell’uomo e dell’universo e nelle leggende associato ad esso la storia dell’evoluzione dell’anima e la Strada dell’Iniziazione48.

Dion Fortune (che era anche una delle prime psicoanaliste dell’epoca), nel suo libro La Cabala Mistica, spiegò che i legami tra i Tarocchi e l’Albero Cabalistico spingono la Mente umana a investigare e interpretare la Realtà su più piani, grazie a catene di associazioni di simboli che stimolano la libera associazione di idee. Questo, secondo la Fortune, spiegava anche in che modo si potesse passare dall’uso dell’Analogia alla Divinazione, intendendo con questo termine la capacità di connettersi tramite la Legge delle Corrispondenze alle Forze Cosmiche e quindi alla Mente-Mondo:

[Il glifo dell’Albero della Vita] non si applica soltanto al Macrocosmo ma anche al Microcosmo che, come gli Occultisti sanno è una replica in miniatura di quello. Questa è la ragione per cui è possibile la divinazione. Quest’Arte poco compresa e molto calunniata ha come propria base filosofica il Sistema delle Corrispondenze rappresentato dai simboli. Le corrispondenze tra l’anima dell’uomo e l’universo non sono arbitrarie, ma scaturiscono da identità evolutive. […] Ciascun simbolo sull’Albero rappresenta una forza o fattore cosmico. Quando la mente si concentra su esso, entra in contatto con quella forza; in altre parole, un canale superficiale, un canale nella consapevolezza, è stato creato tra la mente conscia dell’individuo e un particolare fattore nella mente-mondo, e attraverso questo canale le acque dell’Oceano si riversano nella laguna49.

5) Gli Alfabeti Planetari

Dagli studi di Lullo prese il via la ricerca di una Lingua Perfetta, fatta di immagini, simboli e cifre, con la quale fosse possibile comunicare con Dio e ottenere una perfetta conoscenza di Tutte le cose. Pico della Mirandola e Reuchlin elessero l’Ebraico a lingua superiore a tutte le altre perché «lingua flessibile, pura, santa, concisa e vigorosa, che Dio adoperò per parlare agli uomini e che gli Angeli ascoltano direttamente faccia a faccia, senza intermediari, come un amico parla a un amico50».

Cornelio Agrippa, ispirandosi al Sepher Yetzirah, creò una Tabella di Corrispondenze Alfabetico Planetarie51 con la quale tradurre le 22 Lettere Ebraiche nei simboli della Tradizione Magica Antica. Associò quindi ogni lettera ai 4 Elementi52, alla Quintessenza Alchimistica, ai 7 Pianeti e ai 12 Segni Zodiacali53, allo scopo di creare una sorta di strumento di controllo e di intervento sulla fenomenologia universale.

Come si vede nell’illustrazione n°4, gli Alfabeti che si prestarono meglio ad accogliere tutta la simbologia pagana furono il Greco e il Latino, perché il Sistema Ebraico ha solo 3 elementi, ma gli Esoteristi del XIX e del XX essendo ancora sostanzialmente Cristiani, preferirono continuare ad appoggiarsi all’Ebraico, la Lingua del Vecchio e Nuovo Testamento e soprattutto della Cabala.

Dion Fortune a riguardo, scrisse che l’Albero della Vita, l’Astrologia e i Tarocchi non erano tre sistemi mistici diversi, ma tre aspetti di uno stesso e unico sistema e ciascuno non poteva essere compreso senza gli altri54. Lo schema cabalistico di relazioni fra Lettere Ebraiche, Elementi e Costellazioni Zodiacali Greche, tracciato nel Sepher Yetzirah e riproposto da Agrippa e da Levi fu dunque mantenuto, ma con il passare del tempo le Scuole Occultiste del XX secolo, sempre “più scrupolose”, iniziarono a non trovarsi d’accordo su quale fosse la corretta sequenza delle Corrispondenze, anche a causa dell’introduzione di Elementi Magici Occidentali estranei alla Qabbalah.

Ogni Tradizione utilizza a tutt’oggi uno schema lievemente diverso, a seconda del suo punto di vista dottrinale, perché, come scrive il Negrini, non solo «le connessioni delle 7 Lettere Doppie con i 7 Pianeti hanno subito innumerevoli varianti più o meno arbitrarie», ma anche «alcune versioni dello stesso testo Ebraico non concordano su questo punto55».

La Scuola A: Le Lettere dell’Alfabeto Ebraico non compaiono nel Mazzo Massonico-Occultistico di Arthur Edward Waite, che fu anche un affiliato della Golden Dawn. La lista si rifà allo schema di Regardie, che compare nel suo libro, Il giardino dei Melograni, dalla Cabala alla Magia. La Golden Dawn invece di spostare la lettere preferisce invertire i Tarocchi, mettendo l’Arcano della Forza al posto della Giustizia.

La Scuola B: Crowley, al contrario, invece di cambiare la disposizione tradizionale dei Tarocchi, preferisce alterare l’ordine alfabetico delle Lettere invertendo quelle associate alla Giustizia e alla Forza. Pone quindi la lettera Tet al posto della Lamed. Sposta anche la lettera Tzaddy, associandola all’Imperatore, in modo da collegarla al Segno Zodiacale dell’Ariete. Di conseguenza attribuisce la lettera He alla carta delle Stelle per associarla all’Acquario.

La Scuola C: Levi sovrappose semplicemente la sequenza alfabetica delle Lettere Ebraiche alla sequenza numerica dei Tarocchi, posizionando l’Arcano Zero, cioè il Matto, al 21° posto e collegandolo alla lettera Shin, la 21a lettera dell’Alfabeto ebraico56. Questa disposizione non fu mantenuta da tutti i suoi successori e infatti la Scuola C posiziona il Matto al numero 0, mantenendo però l’associazione con la Lettera Shin.

La Scuola D segue la disposizione originale di Levi.

6) Traslitterazione e Valore Numerico dell’Alfabeto Ebraico.

L'Alfabeto Ebraico con le Corrispondenze Numeriche

L’Alfabeto Ebraico con le Corrispondenze Numeriche

La lingua Ebraica non ha un sistema numerico distinto da quello alfabetico, per cui a ogni parola corrisponde un insieme di numeri e viceversa a ogni numero corrisponde una lettera. Tale particolarità ha fatto si che i Cabalisti applicassero l’arte combinatoria all’alfabeto ebraico sia per creare parole magiche e di potere, sia per ricercare messaggi materiali e spirituali all’interno dei testi sacri.

Questa parte della Qabbalah prende il nome di Cabala Letterale57. Un famoso esempio sono i Nomi dei 72 Angeli della Cabala, tratti da tre versetti del XIV capitolo dell’Esodo (il 19° – 20° e 21°), che si compongono ciascuno di 72 lettere58.

L’illustrazione numero 8 mostra l’Alfabeto Ebraico con i nomi delle lettere e i numeri corrispondenti. Per la traslitterazione e maggiori informazioni esoteriche vedasi lo schema utilizzato da Sir Mac Gregor Mathers59, presente nel suo libro, Magia della Cabala, ricordando che l’Ebraico, come l’Egiziano antico e le altre lingue semite, non ha lettere per certi suoni vocalici, che comunque sono pronunciati nella lingua parlata.

Per quanto riguarda la Tabella delle Corrispondenze la numerazione della Scuola B non è progressiva, perché le Lettere Tet, Lamed, He e Tzaddy sono invertite di posto e di conseguenza anche i numeri corrispondenti.

7) I Sentieri e Corrispondenze Astrologico Planetarie

La Scuola A: per la scuola della Golden Dawn, non è stato usato lo schema di Mathers, ma quello di Regardie riportato nel suo libro Il giardino dei Melograni, sia per quanto riguarda i riferimenti astrologici sia per la loro corrispondenza con i sentieri60. L’unica inversione è lo scambio tra gli Arcani VIII e XI.

La Scuola B: l’Ariete e l’Acquario sono sottolineati, perché nel Libro di Thot, l’Imperatore risulta associato alla lettera Tzaddy e al segno dell’Acquario, mentre l’Arcano della Stella viene posto in relazione con la lettera e l’Ariete. Potrebbe trattarsi di un errore di stampa, perché sia nello schema riportato in Magick, che nel libro di Negrini, come anche nel mazzo dei Tarocchi di Crowley è l’Ariete ad essere associato alla lettera Tzaddy61. La vera differenza con le altre scuole si trova nell’inversione della lettera Lamed e della Samech rispetto alla Forza ed alla Giustizia. Inversioni che si ritrasmettono nelle sequenze dei valori numerici e sull’attribuzione dei Tarocchi sui Sentieri dell’Albero della Vita.

La Scuola C: Le corrispondenze sono come quelle della Golden Dawn con l’aggiunta dell’attribuzione della lettera Shin al Matto. Per ora non sono riuscita a trovare le corrispondenze con i Sentieri.

La Scuola D: Ho ricavato le corrispondenze planetarie, astrologiche e anche le lettere ebraiche, basandomi sulle indicazioni che riguardano il modo di trovare «il giorno della settimana ed il mese dell’anno durante una divinazione». Ci sono delle differenze per quanto riguarda i pianeti e le corrispondenze dei sentieri non sono riportate.

BREVE ANALISI COMPARATIVA DEI CAMBIAMENTI PIÙ EVIDENTI NELL’ICONOGRAFIA DEGLI ARCANI MAGGIORI, DAL MAZZO VISCONTI A QUELLO DI CROWLEY

Sono stati presi in considerazione solo i mazzi delle scuole esoteriche tradizionali fin qui trattati e le loro caratteristiche più significative. I nomi delle carte si riferiscono a quelli entrati nell’uso comune e non alle numerose varianti scomparse62. Per le simbologie e i significati completi si rimanda a libri specifici. (Per seguire meglio l’analisi delle singole carte occorrerebbe averle sotto gli occhi).

IL MATTO: nel mazzo Visconti (1450) gli Arcani non hanno nome. L’immagine del Matto è quella di un uomo che si è allontanato dalla civiltà ed è tornato allo stato primitivo., secondo l’iconografia classica dell’Homo Selvaticus. Si presenta, infatti, con le vesti lacere, una clava in mano e piume tra i capelli. A partire dal mazzo di Marsiglia (1751) l’uomo si trasforma in una sorta di vagabondo. Gli abiti consunti cedono il posto a una giubba colorata che ricorda quella di un Giullare, sul modello delle xilografie della Nave dei Folli di Brant (incisioni di Durer). La Clava si trasforma in un Bastone da pellegrino, porta un Sacco in spalla ed è seguito da un Cane (o da un Gatto) che ostacola il suo cammino, mordendolo. Nel mazzo di Waite (1927) il Matto cambia ancora e assomiglia a un poeta romantico, che cammina sul bordo di un precipizio, con una Rosa Mistica in mano. Nel mazzo di Crowley (1944) ha la testa “tra le nuvole”, le suole che non toccano terra e il Cane è stato trasformato in una Tigre.

IL BAGATTO o MAGO: nel mazzo di Marsiglia (1751) il Bagatto ha un tavolo a 3 gambe e alcuni oggetti simili a quelli che si trovano nel mazzo Visconti. L’elemento che salta più agli occhi è il modo in cui sono distribuiti e dosati i colori. Nel mazzo di Wirth (1889) dal tavolo a 3 gambe scompaiono i dadi e compaiono i 4 Strumenti dell’Arte Magica: il bussolotto per tirare i dadi diventa la coppa, il pugnale diventa la spada, i denari si trasformano nel pentacolo e la bacchetta viene sostituita dalla Verga Magica. Questi vengono associati ai 4 semi degli Arcani Minori e ai 4 Elementi secondo la sequenza: Bastoni = Fuoco; Spada = Aria; Coppe = Acqua ; Denari = Terra. Tra le mani del Mago compare un 5° oggetto, da intendersi forse come simbolo della Quintessenza e del raggiungimento del dominio su se stessi. Sempre a partire dal mazzo di Wirth, il Cappello dalla caratteristica foggia a 8 posto orizzontalmente sulla testa del Bagatto viene trasformato nel simbolo dell’Infinito, ma con Waite (1927) si separa dal cappello per andare a “brillare” al di sopra della testa del Mago. Con il mazzo Rider Waite questa carta perde il nome di Le Bateleur (prestigiatore, giocoliere, imbroglione), tradotto in italiano con la parola Bagatto, e diventa definitivamente The Magician, il Mago, forse in riferimento al mago occultista dei primi del ‘900. Crowley (1944) per il suo mazzo creò tre diversi tipi di Maghi, chiamati rispettivamente: l’Astrologo, il Bagatto e il Magus.

LA PAPESSA o GRAN SACERDOTESSA: Nel mazzo Visconti (1450) la Papessa è disposta frontalmente, indossa un abito monastico e reca sulla testa il Triregno, cioè la Tiara Papale che rappresenta i tre Regni della Fede. Nella mano destra tiene la Croce astile e nella sinistra il libro della Sapienza chiuso. Nel mazzo Marsiglia (1751) è seduta di tre quarti, la Croce è dissimulata nell’allacciatura dell’abito e dietro di lei vi è un velo appeso. La figura de la Papesse deriva forse dalla Leggenda della Papessa Giovanna. Nel Grand Etteilla (1778) assume la forma di una donna nuda circondata da una spirale serpentina cosmica. Nel mazzo di Wirth (1889) riprende il suo aspetto classico, ricompaiono il Triregno, sormontato però da una falce di Luna crescente, l’allacciatura a Croce e il Libro, con sovrimpresso il simbolo orientale del Tao. È presente anche il Velo, ma stavolta è agganciato a due Colonne una rossa e una blu, che insieme al Pavimento a scacchi bianchi e neri ricordano il Tempio Massonico. Nel mazzo di Papus (1909 circa) mantiene il nome di The Popess, la Papessa. Ha un Velo fin sopra gli occhi, mentre un secondo velo nasconde quasi completamente due Colonne in stile egizio che si trovano alle sue spalle. Il Triregno “lunare” del Wirth si trasforma nella Corona Luni-Solare Egizia della Dea Hator, che ricorda il simbolo pagano della Triplice Luna. Il tutto rimanda al Velo di Iside, che deve essere sollevato per accedere alla vera Conoscenza. La Croce dissimulata nella veste torna a essere un simbolo evidente. Nel mazzo di Waite (1927) prende il nome di The High Priestess, traducibile come la Grande (Suprema) Sacerdotessa, in un ottica ancora più pagana e sacerdotale. Viene mantenuta la Triplice Corona Lunare, mentre le colonne prendono un aspetto egizio-massonico con l’aggiunta delle lettere J e B, Jachin e Boaz. Il Velo alle sue spalle è teso tra le 2 Colonne ed è ricamato con un motivo a Melagrane, antico simbolo di fertilità delle Dee Madri, ma usato anche in Massoneria per indicare la Fratellanza Universale. Il Libro viene trasformato nel rotolo della Torah. La croce sulla veste diventa quadrata e bianca e nella mano sinistra tiene due chiavi. Infine tiene un piede sulla Falce Lunare come la Vergine Maria, anche se in realtà è l’immagine della Madonna ad aver assorbito in sé attributi iconografici delle Grandi Dee Pagane. Crowley (1944) mette soprattutto in evidenza il Velo che la Papessa dispiega con le sue mani davanti a noi, come una rete ipnotica con la quale intende “pescarci”, facendoci contemporaneamente pensare all’illusorio Velo di Maya, che l’iniziato deve superare. Sulle gambe non ha un più il Libro ma Arco e Frecce.

L’IMPERATRICE: Nel mazzo Visconti (1450) l’Imperatrice è frontale, incoronata e sostiene con la destra uno scudo con sopra dipinta un’aquila. Indossa guanti verdi, il colore di Venere, che le impediscono di sporcarsi le mani con cose profane. Nell’abito dorato si intravedono dei decori formati da tre anelli intrecciati, che si alternano a decori in forma di Corone. Nel mazzo Marsiglia (1751) i guanti spariscono, lo scudo con l’aquila passa a destra, mentre con la sinistra sostiene uno scettro allungato che in cima ha il Globo Tripartito sormontato dalla Croce63. Nel mazzo di Wirth (1889) ha le ali, è seduta in trono e poggia il piede sulla falce lunare luna con le corna all’ingiù. Lo scettro è stato trasformato in un’asta, un giglio spunta al suo fianco e 9 stelle le circondano la testa. Ricalca quasi completamente l’immagine in stile egizio proposta successivamente da Papus (1909). Nel mazzo di Waite (1927) le Stelle sono 12 come i segni zodiacali e diventano parte della Corona. L’Arma nobiliare, appoggiata ai suoi piedi, prende la forma di un Cuore e ha disegnato dentro l’emblema di Venere. L’Orbe Crucigero viene trasformato in uno scettro con il globo terrestre senza croce. L’abito è ornato con motivi a Melagrane e richiama la stoffa usata per il Velo alle spalle della Papessa. Un campo di spighe e un ruscello la fanno assomigliare alla dea Demetra. In Crowley (1944) le simbologie mutano: l’Imperatrice è di tre quarti e non ci guarda negli occhi. Lo scettro diventa il loto di Iside, lo stemma nobiliare riporta un’aquila a due teste, mentre a destra c’è un pellicano che nutre i suoi cuccioli con il suo stesso sangue. Entrambe le figure rappresentano simbologie alchemiche.

L’IMPERATORE: Nel mazzo Visconti (1450) l’Imperatore è di tre quarti, ha il Globo Crucigero nella sinistra e uno Scettro sottile nella destra. Nel mazzo Marsiglia (1751) l’Orbe Terrarum sormontato dalla Croce e lo Scettro si uniscono in un unico oggetto. L’Imperatore è di profilo, girato verso sinistra, tiene le gambe incrociate a formare il numero 464, simbolo del suo dominio sul Mondo della Materia, mentre ai suoi piedi c’è uno Scudo con un Aquila disegnata sopra. Nel Grand Etteila (1778) l’Imperatore viene sostituito dall’immagine del Sole. Nel mazzo Wirth (1889) ha di nuovo il Globo nella mano sinistra e uno Scettro nella destra. È voltato di profilo verso sinistra ed è seduto su un Cubo su cui è disegnata un’Aquila, che rafforza il significato delle gambe incrociate a formare un 4. Questa immagine ricorda quella del mazzo egizianeggiante di Papus (1909), che al posto dell’Imperatore pone un Faraone. Nel mazzo Waite (1927) è seduto in trono, frontale, con le gambe divaricate. Tiene un Globo d’oro nella sinistra e uno Scettro nella destra che somiglia a una Tau. Le spalliere del Trono hanno teste di Ariete, motivo ripreso da Crowley (1944) che invece pone l’Imperatore frontalmente, con le gambe accavallate a formare una Tau. Lo Scettro ha in cima una Testa d’Ariete e il Globo è sormontato da una Croce a otto punte. Ricompare lo scudo con sopra un’Aquila a due teste, con accanto l’Agnello mistico che si sacrifica per il mondo65, tutti emblemi che rappresentano simbologie alchemiche.

IL PAPA o Lo IEROFANTE: Nel mazzo Visconti (1450) il Papa è seduto frontalmente e indossa il Triregno. Con la mano sinistra tiene la Croce astile, mentre con la destra è in atto benedicente. Indossa i guanti come l’Imperatrice, ma sono bianchi. Nel mazzo Marsiglia (1751) benedice due Chierici e la Croce astile diventa una Croce papale a tre bracci di grandezza decrescente. Indossa solamente un guanto, il destro, con disegnata sopra una croce e siede in un trono la cui spalliera ricorda due piccole Colonne. Nel mazzo di Wirth (1889) indossa entrambi i guanti e non ci sono cambiamenti particolari, a parte i colori. Nel mazzo di Papus (1909) è un Sacerdote egizio, regge una Croce a tre bracci e indossa la corona lunare, mentre benedice due giovani egiziani inginocchiati. Nel mazzo di Rider Waite (1927) The Pope, il Papa, viene chiamato The Hierophant, lo Ierofante, di nuovo in un’ottica più magico sacerdotale. Le Colonne del Trono, diventano due vere Colonne e compaiono due Chiavi incrociate ai suoi piedi66. Nel mazzo di Crowley (1944) non sono più presenti i Chierici e compare una Dea egizia. La Croce papale nella mano sinistra ha la forma di un’asta con tre cerchi concatenati in cima. È circondato dagli animali dell’Apocalisse e con la mano destra benedice chi lo guarda. Il braccio è disteso con il palmo rivolto verso di noi e le dita puntano verso il basso.

GLI AMANTI: Nel mazzo Visconti (1450) c’è un Cupido bendato in cima a una colonna, che sta per colpire un uomo che tiene la mano di una donna che si è tolta un guanto verde. Nel mazzo di Marsiglia (1751) l’Arcano prende in nome di L’amoreaux, l’innamorato. C’è ancora Cupido che vola in alto nella luce del Sole, ma non è più bendato. Lo vediamo mentre sta per colpire un uomo che non sa scegliere tra due Dame. Nel Grand Etteilla (1778) la carta si intitola Marriage e Liason. Vediamo un Vescovo, o un Papa, che sta sposando due giovani. Il mazzo di Wirth (1889) e di Papus (1909) si rifanno a quello di Marsiglia, ma in quello di Papus Cupido indica chiaramente quale donna dovrebbe essere scelta. In entrambi i mazzi l’uomo ha un gesto di chiusura, tiene cioè le braccia incrociate sul petto, a indicare che non vuole essere tirato né da una parte né dall’altra. Le due Donne hanno l’aspetto di una Regina e di una Baccante, per indicare due tipi di forze vitali diverse. L’immagine è sostanzialmente una rielaborazione del mito di Ercole al bivio. Nel mazzo di Rider Waite (1927) la carta prende il nome The Lovers, gli Amanti, e si vedono Eva e Adamo al cospetto di un Angelo, vicini all’Albero della Conoscenza del Bene e del Male e all’Albero della Vita, che si trovano in Paradiso. Con Crowley (1944) gli Amanti diventano la Regina ed il Re alchemici.

IL CARRO: Nel mazzo Visconti (1450) troviamo la personificazione della Dea della Vittoria, posta di profilo su un carro trainato da due cavalli alati, recante le insegne regali dell’Imperatore (Globo e Scettro). A partire dal mazzo Marsiglia (1751) il carro viene guidato da una figura maschile posta frontalmente, in armatura, con decorazioni lunari sulle spalle67. Nel mazzo di Wirth (1889) i due cavalli diventano due Sfingi, lo stesso accade nel mazzo di Waite (1927) e di Papus (1909). Nel mazzo di Crowley (1944) troviamo invece 4 animali alati che rappresentano i 4 Animali Viventi dell’Apocalisse di Giovanni (4,6), i quali presiedono al governo del mondo fisico e rappresentano ciò che nella creazione vi è di più «nobile, forte, saggio ed agile». In pratica Crowley rielabora a modo suo l’idea tutta esoterica che la Sfinge Egizia, avendo dorso taurino, ali d’aquila, zampe di leone e testa di donna o angelo, riunisca in sé i 4 Animali dell’Apocalisse, i quali, a loro volta sono associati ai 4 elementi e ai 4 punti cardinali. In nessuna Carta del Carro compaiono mai le Redini a parte nel Grand Etteilla. Si tratta di un riferimento alla capacità di saper controllare le proprie energie senza fatica e quindi guidare la propria vita nella direzione voluta con la piena collaborazione degli stati d’animo rappresentati dalle creature “Elementari”.

LA GIUSTIZIA: La carta mantiene in tutti i mazzi le stesse caratteristiche. La vediamo rappresentata da una Donna, non bendata, con una bilancia nella mano sinistra e una spada nella destra, rivolta verso l’alto. Solamente in Crowley (1944) la Donna diventa essa stessa una Bilancia cosmica che usa la Spada rivolta verso il basso per mantenersi in equilibrio. Il suo nome in questo mazzo è Adjustement.

L’EREMITA: Nel mazzo Visconti (1450) l’Eremita è un uomo anziano, con una clessidra in una mano e un bastone nell’altra, che ricorda vagamente Saturno. In tutti gli altri mazzi la clessidra viene sostituita da una lanterna e l’uomo assume l’abbigliamento di un monaco, con mantello e cappuccio. Ricorda l’Eremita dell’Atalanta Fugiens di Maier, che cerca nel buio le orme della Dama Verde68.

LA RUOTA della FORTUNA: l’immagine iconografica della Ruota della Fortuna come simbolo della natura capricciosa e incontrollabile del Fato venne utilizzata nel Medioevo e nel Rinascimento, per decorare palazzi e cattedrali con intento moraleggiante69. Con qualche variante, tra il 1442 e il 1447, entrò a far parte anche del mazzo Visconti-Sforza. Nell’Arcano numero X troviamo infatti raffigurati 4 personaggi: un vecchio che sostiene il peso della Ruota sulla schiena, due giovani, l’uno che sale e l’altro che scende (quest’ultimo ha la coda) e infine una quarta persona seduta in cima. Di solito in cima veniva rappresentato un Re o un Imperatore, ma qui, invece, troviamo un uomo con le “orecchie d’asino”. Al centro della Ruota c’è la Dea Fortuna, alata, ma bendata. Nel mazzo di Marsiglia (1751) i 4 personaggi vengono sostituiti da 3 animali in abiti umani: una sfinge coronata e armata di spada, una scimmia e una specie di cane con collare. Nessuno sostiene la ruota, la Dea della Fortuna scompare e al suo posto vediamo una manovella azionata dall’invisibile mano del Fato. La carta nel suo insieme ricorda un piccolo circo ammaestrato, le cui sorti sono nelle mani di un “occulto burattinaio”: il Destino. Dal Wirth (1889) in poi i personaggi restano 3 e assumono caratteristiche sempre più egizianeggianti, corredate da elementi magico-alchimistici.

LA FORZA: Nel mazzo Visconti (1450) si vede una specie di Ercole in abiti rinascimentali che con una clava sta per colpire un leone. Nelle carte del Mantegna (1470) al suo posto compare una Donna che indossa un’armatura leonina, mentre una testa di leone le copre la testa come un cappuccio. Un leone in carne e ossa fa capolino dietro le sue gambe, mentre lei spezza una colonna, senza alcuna fatica. Dal mazzo di Marsiglia (1751) in poi la carta della Forza viene rappresentata dall’immagine di una Donna che apre la bocca di un leone senza usare la forza, indossando indossa un cappello a forma di 8 come il Mago. Nei mazzi successivi l’8 tende a rendersi sempre più evidente, fino a trasformarsi nel mazzo Rider Waite (1927) nel simbolo dell’Infinito che se ne sta sospeso sulla testa della Donna. Crowley (1944) trasforma la carta rappresentando una Donna che cavalca un Leone a 7 teste, ribattezzando la carta con il nome Lust. Si tratta di un chiaro riferimento alla sua dottrina esoterica al cui centro vi sono «nostra signora Babalon e la Bestia che essa cavalca».

L’APPESO: questa carta, in tutti i mazzi, è rappresentata da un uomo appeso a una trave per il piede destro. Ricorda un po’ il supplizio iniziatico del Dio nordico Odino appeso all’Albero della Vita celtico. Le mani sono legate dietro la schiena e la gamba libera è incrociata con l’altra a formare un 4 come nella carta dell’Imperatore. Fa eccezione il Grand Etteilla (1778) dove al suo posto si vede una Donna che con una mano impugna un Caduceo e con l’altra si solleva la gonna per vedere un serpente che le traversa la strada. Nel mazzo di Wirth (1889) all’Appeso cadono tutti i denari dalle tasche e vengono evidenziate le travi orizzontali, come fossero due colonne arboree. Il nome della carta è Prudence, lo stesso della carta del Mazzo Mantegna (1470) dove invece si vede un Giano metà uomo e metà donna. Nel mazzo di Waite (1927) l’uomo è appeso per la gamba sinistra a un tronco a forma di Tau. La sua testa è circondata da un’aureola di luce a indicare che è stato “illuminato da un cambiamento di prospettiva”. Nel mazzo di Crowley (1944) l’uomo è appeso per un piede all’Ank, la Croce della Vita egizia, messa al contrario. Le mani e il piede libero sono inchiodate a delle sfere. Anche in questo caso l’uomo ha le gambe posizionate a formare un 4.

La MORTE: dalla classica Morte scheletrica con la falce che miete indifferentemente gente comune e Re, si passa alla carta di Waite (1927) che ricorda vagamente la xilografia di Durer intitolata il Cavaliere, la Morte ed il Diavolo. Qui la Morte, in armatura e a cavallo, porta un vessillo con una Rosa, che ricorda sia i Rosa Croce che la fede protestante luterana degli anglosassoni. Sotto gli zoccoli del cavallo si vedono un Re morto, che ha perduto la corona, un bambino che piange, una donna che allontana lo sguardo e un Papa che, ormai “piccolo” di fronte alla morte, prega per la sua vita. L’immagine ricorda la sanguinosa guerra dei 30 anni, ma anche quanto simboleggiato dalla precedente Carta della Fortuna. Un sole albeggia tra due colline, al di là di una cascata. Si tratta forse di una allusione alla Rinascita o alla successiva Carta della Resurrezione. La carta di Crowley (1944) recupera il tema della Morte in forma di scheletro con la falce mietitrice in mano, e la immortala mentre cerca di tagliare i fili della vita lungo i quali le Anime scendono sulla terra o ascendono all’infinito, in un’apoteosi di simbolismi trascendentali.

La TEMPERANZA: in quasi tutti i mazzi la Temperanza è una donna alata, che mescola un liquido facendolo scorrere dal vaso che tiene in alto al vaso che tiene in basso. Nel mazzo di Marsiglia (1751) ha un fiorellino a 5 petali in fronte (simile a un pentacolo con la punta verso il basso), che si trasforma in una fiammella nel Grand Etteilla (1778) e infine nel simbolo astrologico del Sole nel Wirth (1889) e nel Waite (1927). Nel Waite ha anche il simbolo del Fuoco sul petto. Nel mazzo Visconti (1450), in quello di Papus (1909) e in Crowley (1944) non ha le ali. In Crowley la Donna viene trasformata nell’Androgino alchemico e la carta prende il nome di Arte. Vi sono vari riferimenti al Solve et Coagula e alla Legge delle Corrispondenze espressa dalla Tavola di Smeraldo, secondo la quale Ciò che è sopra va mescolato con ciò che è Sotto, e viceversa, “per fare i miracoli della cosa unica”.

IL DIAVOLO: Nel mazzo Visconti (1450) il Diavolo è metà uomo e metà capra, ha ali di pipistrello ed è immerso nelle fiamme insieme a due dannati, con la catena al collo, mentre, con la mano destra, regge un forcone. Nel mazzo di Marsiglia (1751) il forcone viene sostituito da una spada, mentre il Diavolo mantiene le corna, ma prende le fattezze di una Arpia, animale mitologico greco, con il seno di donna e le ali e le zampe di uccello. I due dannati, con tanto di catena al collo e mani legate dietro la schiena, vengono trasformati in due diavoli, un maschio e una femmina, con tanto di corna, coda e piedi artigliati. Nel Grand Etteilla (1778) il Diavolo sembra ancora un’Arpia, ma ha la testa di un uomo barbuto. I dannati sono ancora presenti, l’uomo è nero ed entrambi non hanno la coda. Il forcone viene sostituito da una Fiaccola misterica rivolta verso l’alto. Nel mazzo di Wirth (1889) il Diavolo-Arpia si trasforma nel Baphomet Templare. Ha testa e zampe di caprone, ma busto di donna con i seni nudi. Le ali sono sempre da pipistrello, ha la massima alchemica del Solve et Coagula tatuata sulle braccia, il simbolo del Mercurio sugli organi genitali e un Pentacolo sulla fronte. La fiaccola è ancora presente e rivolta verso l’alto, ma ha anche un piccolo lume nella mano sinistra. La fiaccola alzata e quella abbassata sembrano dei riferimenti alle Porte solstiziali e all’eterna lotta tra Luce e Tenebra. I due piccoli diavoli, con la catena al collo, ma le mani libere, hanno perduto la forma umana e sembrano un pan di color verde ed una panisca di color rosso. Il demone femminile si trova alla destra di chi guarda, mentre di solito lo ritroviamo sempre a sinistra. Con il mazzo di Papus (1909) abbiamo ancora il Baphomet, la Stella a 5 punte e riferimenti alchemici. Nessuna fiaccola è presente, ma le dita sono atteggiate in segno benedicente sia verso “il basso” che verso “l’alto”. I due demoni sono di nuovo due esseri umani a capo chino, ma non sono più incatenati. Nel mazzo di Rider Waite (1927) l’atmosfera è più cupa, il pentacolo sulla testa del Baphomet è capovolto, così come la fiaccola. Le ali sono da pipistrello, ma sono scomparsi i seni femminili. I due diavoli, femmina e maschio hanno di nuovo sembianze umane, hanno ancora le corna, la coda, la catena al collo e le mani libere. Crowley (1944) stravolge completamente l’iconografia di questa carta trasformandola nel simbolo dell’energia sessuale dionisiaca, esplosiva e compressa, pronta a eruttare la sua potenza. La donna e l’uomo si moltiplicano e trasformano in tante piccole persone simili a spermatozoi antropomorfi, esseri potenziali che si agitano, impazienti di uscire dai testicoli di un vulcano atomico. Un caprone bianco, incoronato di fiori, e provvisto di terzo occhio, domina sorridente e sereno il centro della scena.

LA TORRE: Nel mazzo Visconti (1450) c’è una Torre aperta in due da un fulmine e due uomini che precipitano nel vuoto. Nel mazzo di Marsiglia (1751) troviamo la stessa scena, la Torre prende il nome o di Maison de Dieu70 o Tower of Distruction. Nel Grand Etteilla (1778) la carta si chiama da un lato Prison e Misére dall’altro Poverty. Non vi sono personaggi umani, ma due palazzi e uno solo viene colpito. Nel mazzo del Wirth (1889) riprende il nome Maison de Dieu e sulla testa di uno dei due uomini in caduta libera, compare una Corona, a significare che la Sorte è uguale per tutti. Nel mazzo di Rider Waite (1927) la pioggia colorata apparsa nel mazzo Marsiglia, diventa una pioggia di fuoco. In questo mazzo è la Torre a essere “coronata”. Con Crowley (1944) l’occhio di Dio compare in un cielo tempestoso con il suo sguardo luminoso distrugge la Torre, costringendo i suoi abitanti “cristallizzati” a gettarsi nel vuoto, mentre in basso li aspetta un mostro che sta devastando le fondamenta vomitando fiamme.

Le STELLE: nel mazzo Visconti (1450) si vede una Donna con una Stella in mano. Dal tarocco di Marsiglia (1751) in poi si standardizzerà, invece, l’immagine di una Donna che con una mano tiene un vaso con il quale riversa del liquido sulla Terra e con l’altra tiene un vaso dal quale fuoriesce del liquido direttamente in Mare. Le influenze celesti si riversano dunque in tutto il Mondo. La Stella non scompare, ma va a posizionarsi progressivamente in Cielo al centro della scena circondata da altre stelle come nell’immagine del foglio Cary71. Nel mazzo Rider Waite (1927) ha 8 punte ed è circondata da altre 7 stelle a 8 raggi, In Crowley (1944) vi è una sola Stella a 7 punte e la Donna tiene uno dei vasi sollevato in alto a indicare che il fluido che riversa sul Mondo deriva direttamente dalle energie cosmiche stellari.

LA LUNA: la carta Visconti (1450) rappresenta una Donna con la Luna nella mano destra, mentre con la sinistra incrocia i cordoni della sua veste, dissimulando i due Serpenti del Caduceo di Ermete. Dal mazzo di Marsiglia (1751) in poi la Donna si trasforma nel volto materno della Luna che riversa i suoi raggi sul mondo. Sono presenti anche 2 Torri, le Acque di un Lago, il Gambero lunare e 2 Cani che ululano. Nel mazzo del Wirth (1889) i cani sono uno bianco e uno nero e compare un ruscello proveniente dalle montagne. A partire dal mazzo di Waite (1927) il ruscello si riversa nel Lago. Nel mazzo di Papus (1909) la Luna è in posizione decrescente e trasforma i raggi lunari in un Tetragrammaton ebraico, con le lettere come la Tetraktis pitagorica. Nel mazzo Crowley (1844) la falce lunare è rivolta in giù, mentre il disco solare nella forma del Dio Scarabeo Kepher sta per emergere dalla Terra, come nei testi sacri egizi. La carta di Crowley rende manifesto quello che nelle altre carte sembra più dissimulato, cioè che la carta si riferisca al Parto: le due torri sono le due gambe aperte e piegate della Madre in attesa di partorire, le acque che fluiscono sono le acque che si rompono per far entrare una nuova Anima nel Mondo, mentre il ruscello spiraliforme ricorda il cordone ombelicale, che in Wirth è rosso come il sangue.

IL SOLE: nel mazzo Visconti (1450) la carta è rappresentato da un Cupido che regge un Sole dal volto umano, stando in piedi su una nuvola. Il tarocco di Marsiglia (1751) è simile al foglio Cary, ma nella carta ci sono due gemelli. Nel mazzo di Papus diventano due bambini, un maschio e una femmina, che si tengono teneramente per mano. Nel mazzo di Wirth (1889) i due gemelli sono rappresentati ormai adulti, maschio e femmina. Waite (1927) li sostituisce con un unico ridente bambino che monta su un cavallo bianco senza sella e senza redini. In Papus (1909) i raggi solari si trasformano nel Tetragrammaton sviluppato, come nella carta della Luna, per mezzo della Tetraktis Pitagorica. In Crowley (19444) il Sole brilla in mezzo ai Segni dello Zodiaco, mentre due bambini, con ali di farfalla, danzano tra i suoi raggi.

IL GIUDIZIO: nel mazzo Visconti (1450) il Dio Cristiano si manifesta tra le nuvole con una spada in mano, in mezzo a due angeli che suonano le trombe del giudizio, mentre i morti (un uomo anziano, una donna e un ragazzo) risorgono dalle loro tombe. Nel mazzo di Marsiglia (1751) c’è un solo Angelo in cielo e le tre persone diventano la rappresentazione della famiglia trinitaria, Madre, Padre e Figlio. Crowley (1944) modifica completamente la carta che ribattezza l’Eone ricollegandosi alla corrente esoterica da lui stesso sviluppata. L’immagine rappresenta il corpo della Dea egizia Nut, come simbolo della Porta del cielo attraverso la quale si manifesterà il nuovo eone nelle vesti di Horus. Il Dio Egizio Horus appare sia in forma di bambino che adulto. I morti sono ancora in attesa di rinascere. Sono tre piccole figure, indistinguibili l’una dall’altra, che dormono in posizione fetale all’interno delle tre “fiammelle” che compongono la parte superiore della lettera ebraica Shin.

IL MONDO: nel mazzo Visconti (1450) si vedono due Cupidi che sorreggono una sfera con dentro la Gerusalemme Celeste, sotto forma di una Città circolare in mezzo alle onde, stagliata contro un cielo stellato. A partire dal mazzo di Marsiglia (1751) si stabilizza un’iconografia completamente diversa72. Ai 4 angoli della carta vengono aggiunti i 4 animali dell’Apocalisse che fanno da cornice a una corona centrale e trionfale di forma Circolare oppure di Mandorla Mistica (ripresa forse dalle carte del Mantegna). In essa compare una Donna nuda con una stola su una spalla. Nel Grand Etteilla (1778) e in Papus (1909) la corona floreale si trasforma nell’Ouroboros alchemico. In Waite (1927) e in Papus la Donna tiene in mano due bacchette. Nel mazzo Marsiglia e nel mazzo di Waite ha le gambe incrociate nella posizione del 4 come ce l’hanno l’Imperatore e l’Appeso. Nel mazzo di Wirth (1889) è posta di tre quarti, non ha le gambe incrociate e tiene le 2 bacchette con una sola mano. Crowley (1944) ribattezza questa carta l’Universo e trasforma la stola in un Serpente, emanato dall’Occhio di Dio, che danza insieme alla Donna.

by Arthea (Elena Frasca Odorizzi)


1Il De Oratore di CICERONE (106 – 43 a.C.), l’Institutio oratoria di QUINTILIANO (35 – 95 a.C.) e un testo anonimo (dell’ 86-82 a.C.) chiamato Ad Caium Herennium Libri IV. In FRANCES A. YATES, L’Arte della Memoria, con uno scritto di Ernest H. Gombrich, Einaudi Tascabili n° 155, Cuneo, Einaudi, 2004, pp. 3-6.

2Ivi, p. 57 e segg.

3BERTI, NEGRINI, TEBANI, Tarocchi Aleister Crowley. Il Libro di Thoth: uno studio chiarificatore, Torino, Lo Scarabeo, 1998, pp. 32 – 33.

4Vedi GERSHOM SCHOLEM, La Cabala, Roma, Mediterranee, 1992, ISRAEL REGARDIE, Il giardino dei Melograni, dalla Cabala alla Magia, Roma, Edizioni Mediterranee, 1990; Z’EV BEN SHIMON HALEVI, L’albero della vita. La via della Cabbala, Milano, Xenia edizioni,1998;

5SEFER YETZIRÀ, Libro della formazione, presentazione del Rabbino Adamo Alberto Piattelli, Roma, Atanòr, 1995, p. 29, Capitolo 2, Sezione II. Questa frase ricalcava un versetto biblico del Vecchio Testamento «Ma tu hai tutto disposto tutto con numero, misura e peso. (Sapienza, 11, 20)», ripresa da Sant’Agostino nei suoi scritti (354 – 430 d. C. ). Tra l’altro Sant’Agostino stesso, prima della conversione, aveva insegnato nelle scuole di retorica di Cartagine e conosceva le tecniche dell’Ars Memoriae. FRANCES A. YATES, L’Arte della Memoria, op. cit. , p. 47.

6ISRAEL REGARDIE, Il giardino dei Melograni, op. cit. , p. 37.

7FRANÇOIS SECRET, I Cabbalisti cristiani del Rinascimento, Arkeios, Roma 2002.

8GABRIELE LA PORTA, Il cuore della Magia rinascimentale, l’Ars Memoriae, nella rivista Abstracta n° 1, Gen., 1986.

9Nel 1486 alcune tesi di Pico (contenute nelle sue Conclusiones philosophiae, Cabalisticae et theologicae) furono condannate come eretiche da Papa Innocenzo VIII (1484-1492).

10Sulla Teurgia vedere MICHELE PSELLO, Oracoli Caldaici, con appendici su Proclo e Michele Italo a cura di Silvia Lanzi, Milano, Edizioni Mimesis, Collana I Cabri, 2000, p. 38 – 41, ma anche GIAMBLICO, I Misteri dell’Egitto, Como, Red Edizioni, 1999.

11Nel 1484 Pico della Mirandola strinse rapporti con Marsilio Ficino, filosofo, medico ed astrologo, entrando a far parte dell’Accademia Neoplatonica Fiorentina di Cosimo dè Medici. Mentre Marsilio Ficino portava avanti la rinascita della Magia Ermetica, con la traduzione tra il 1460 e il 1563 del Corpus Hermeticum e dei testi di Platone, contemporaneamente Pico cercava di conciliare l’influsso del Neoplatonismo, con l’Aristotelismo e la Qabbalah Ebraica. Ficino scrisse anche la Consonantia Mosis et Platonis per esprimere l’ideale convergenza di Platonismo e Cristianesimo, mentre Pico, con il suo De hominis dignitate, pose al centro dell’Universo l’Uomo. Secondo Pico l’Uomo partecipando dell’eternità di Dio, ottiene il dono della Libertà e del Raggiungimento della Verità attraverso l’Arte della Qabalah. Su queste teorie si sviluppò l’idea di una originaria “Prisca Theologia”, ovvero una religione primitiva universale, rivelata agli egiziani dal Dio Thot, dalla quale sarebbe poi derivata ogni altra forma di culto. PAOLO ALDO ROSSI, Marsilio Ficino: dalla Cristianizzazione della Magia alla Magicizzazione del Cristianesimo in http://www.airesis.net/giardinomagi_marsilioficino.html.

12PAOLO ALDO ROSSI, I Tarocchi e l’uso Magico dell’immaginazione, Ut pictura poësis: il “gioco” dei Tarocchi fra “ermetismo” e “teatro della Memoria” in http://www.airesis.net/giardinomagi_utpicturapoesis.html.

13FRANCES A. YATES, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, Roma , La Terza, 1989, p. 213-214.

14GIOVANNI TRITEMIO, Steganografia, l’Arte di trasmettere con occulte scritture i voleri del proprio animo a chi è lontano, in appendice la chiave steganografica, traduzione dall’originale latino di F. Benedetti e A. Duprè, Firenze, 1982.

15HENRICUS CORNELIUS AGRIPPA, La filosofia occulta o la Magia, 3 Volumi, Roma, Edizioni Mediterranee,1991, alla fine del libro I, p. 136.

16Parole del Liruti riportate in MARIO TURELLO E DANIELE CORTOLEZZIS, L’anima artificiale, Udine, Editore Aviani, 1993.

17« […] i cabalisti del Rinascimento, i costruttori di mnemoteche e gli utopisti di un Teatro Pansofico che potesse generare ogni conoscenza possibile, cercavano a modo proprio di costruire un computer, ovvero un modello di intelligenza artificiale.» Articolo di UMBERTO ECO per L’Espresso, 14 Agosto 1998.

18GIORDANO BRUNO, L’Arte della Memoria, le ombre delle idee, Milano, Mimesis, 2001.

19BERTI – NEGRINI – TEBANI, Tarocchi Aleister Crowley, op. cit. , pp. 32 -33.

20PAOLO ALDO ROSSI, I Tarocchi e l’uso Magico dell’immaginazione, op. cit.

21ANTOINE COURT DE GEBELIN, Du Jeu des Tarots, 1781, in “Le Monde Primitif.”, Tomo VIII, p. 365. Vedi OSWALD WIRTH, I Tarocchi, op. cit., e GIORDANO BERTI, Storia dei Tarocchi. Verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo, Milano, Oscar Mondadori, 2007.

22Secondo Postel le Spade indicavano il Faraone e i Militari, i Bastoni rappresentavano il mondo dedito all’Agricoltura, le Coppe designavano i Sacerdoti e i Denari i Commercianti.

23Nel 1771 Cagliostro (1743-95) porta a Londra e a Parigi la Massoneria di Rito Egizio.

24La Stele di Rosetta fu rinvenuta nel 1799 durante la Campagna d’Egitto di Napoleone, che come Alessandro Magno si faceva accompagnare in guerra da una nutrita corte di storici, cartografi ed artisti. C.W.CERAM, Civiltà Sepolte, il romanzo dell’Archeologia, Torino, Einaudi,1968, pp. 92 – 112.

25Alliette fonderà anche un ordine iniziatico misterioso, i Perfetti Iniziati d’Egitto.

26in GIORDANO BERTI, Ma che Tarocchi d’Egitto, Articolo pubblicato sul bimestrale «Atmosphere» anno XI, n° 56, Dicembre 1999. Alliette dichiarò che i Tarocchi erano l’opera di diciassette magi, discendenti da Mercurio-Thoth, del Tempio del Fuoco vicino Menfi, generati 1828 anni dopo la creazione o 171 anni dopo il diluvio.

27La produzione di Tarocchi non si fermò, ma anzi altri mazzi divinatori “egizi” si diffusero nella Francia dell’800. Ispirandosi a quelli di Etteilla furono creati: le Tarot Egyptien: Grand Jeu de l’Oracle des Dames, 1865, le Jeu de la Princesse Tarot, 1843. Tra il 1770 e il 1791, Etteilla creò anche il Petit Etteilla, un mazzo basato sulle carte da gioco francese piquet che era costituito da 32 carte (King, Queen, Jack, Ace, 10, 9, 8 and 7 for each of the four suits) alle quali aggiunse altre 33 carte con funzione di significatori.

28Citato in ISRAEL REGARDIE, La Magia della Golden Dawn. Insegnamenti – Riti – Cerimonie dell’ordine ermetico della Golden Dawn, 2° Vol. , Roma, Mediterranee, 1997, p. 190.

29Idea mutata, come abbiamo già visto, dal pensiero Neoplatonico di Gemisto Pletone ed ereditata dal quello Ermetico di Marsilio Ficino.

30In: Magnetismo ed Egiziosofia, http://www.amorc.it/storia12.htm

31Le teorie più fantasiose sono raccolte in ALBERTO ELLI, Guida ai Geroglifici, i principi fondamentali della lingua e della scrittura degli antichi egizi, Milano, Antonio Vallardi Editore, 2003 (3a rist.), pp. 13 – 17. Un esempio: gli Hieroglyphica di Orapollo del IV secolo furono pubblicati nel Rinascimento con una spiegazione autorevole, ma errata, scatenando una vera passione per i geroglifici. Il grande Artista Albrecht Dürer volle illustrarne la traduzione tedesca, e il filosofo Marsilio Ficino definì i geroglifici «rappresentazione delle idee divine delle cose». Seguirono riferimenti negli Emblemata del 1531 di Andrea Alciato e nell’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna. Nel 1643 il padre gesuita studioso di alchimia Athanasius Kircher scrisse Lingua Ægyptiaca restituta, a cui fece seguire, nel 1652-55, l’ Oedipus Ægyptiacus, nel quale spiegò, sbagliando, come i geroglifici racchiudessero in sé la somma di tutto lo scibile consegnato all’eternità da Ermete Trismegisto.

32In GIORDANO BERTI, Ma che Tarocchi d’Egitto, op. cit.

33Nel 1909 viene pubblicato anche a Parigi con il nome di Le Tarot des Imagiers du Moyen Age. Subtitled Designed for the use of initiates by Oswald Wirth in accordance with the indications of Stanislas de Guaita. This was the first published set of occult Tarot cards other than those deriving from Etteilla. He revised the design in 1926. This first version is distinguished by its art nouveau borders. In http://www.tarotpassages.com/mkgtimeline.htm

34OSWALD WIRTH, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, 1997.

35Nel 1888 Viene fondato The Hermetic Order Of The Golden da Samuel Liddell Mathers conosciuto anche come Mc Gregor Mathers. Autore, tra le altre cose , del testo “The Tarot, Its Occult Signification, Use in Fortune-telling, and Metod of Playing” (Londra, 1888).

36Crowley nasce lo stesso anno (1875) in cui Eliphas Levi muore e per questo motivo credeva di essere la sua reincarnazione. Nello stesso anno Madam Blavatsky fonda la Theosophical Society.

37MASTER THERION (ALEISTER CROWLEY) , Il Libro di Thot (Tarocco Egiziano), Imola, ed.Sarva, 1989.

38Vedi BERTI – NEGRINI – TEBANI, Tarocchi Aleister Crowley, op. cit. , p 41.

39Ivi, p. 44.

40Ivi, p. 36.

41Ivi, p. 38.

42Crowley propose associazioni anche tra le Sephiroth e l’I King (Il libro di Thot, p. 198 ) e Papus, come abbiamo visto, aggiunge alle sue carte anche altre Lingue Sacre come il Sanscrito e l’Antico Egizio.

43Per praticità Crowley scrisse un Manuale, il Liber 777, nel quale raccolse tutte le corrispondenze che riuscì a trovare. 777 and other Qabalistic writings og Aleister Crowley, including Gematria & Sepher Sephiroth, edited with an introduction by Israel Regardie, York Beach – Maine, Samule Weiser inc., 2000.

44DION FORTUNE, La Cabala Mistica, Roma, Astrolabio, 1974, p. 39.

45ISRAEL REGARDIE, Il giardino dei Melograni, op. cit., , p.32.

46Ivi, pp. 29 – 32. Vedi anche DION FORTUNE, La Cabala Mistica, op. cit., pp. 87-96, Capitolo XIII, Il Lavoro pratico sull’Albero.

47DION FORTUNE, La Cabala Mistica, op.cit., p. 19.

48Ivi, p. 23.

49Ivi, pp. 22-23.

50FRANÇOIS SECRET, I Cabbalisti cristiani del Rinascimento,op. cit.

51La scienza degli alfabeti e dei talismani fu oggetto di ampi studi, particolarmente fantasiosi, come si può vedere nella splendida Virga Aurea di Fr. J .B. Hepburn d’ Ecosse del 1616. «La Virga Aurea, composée par le moine écossais Jacques-Bonaventure Hepburne, bibliothécaire du pape Paul V, est un véritable compendium de la science Magico-théurgique. Elle serait, selon Ambelain, une réplique du “Livre des Charmes” des Cyranides. Cet ouvrage est plus connu sous le nom de “Calendrier magique” de Tycho Brahé.» http://www.morgane.org/willy.htm#virga.

52La tradizione Ebraica ha 3 Elementi, mente la Tradizione Greco Romana ne ha 4. Nello schema di Crowley appaiono anche la Terra ed il 5° Elemento Alchimistico, entrambi citati la prima come 32 bis del XXI Arcano sul sentiero dell’Albero della Vita, associata alla lettera Tau, e il secondo come 31 bis del XX Arcano sul sentiero dell’Albero, associato alla Shin. MASTER THERION, Il Libro di Thot op. cit., p. 205.

53Vedi BERTI – NEGRINI – TEBANI, Tarocchi Aleister Crowley, op. cit. , p. 39.

54DION FORTUNE, La Cabala Mistica, op. cit., p.70.

55Vedi BERTI – NEGRINI – TEBANI, Tarocchi Aleister Crowley, op. cit., pp. 38 -39.

56Ivi, p. 36.

57Aspetti della Cabala in W.E.BUTLER, Cabala e Magia, l’antica Arte Magica della Cabala, Roma, Hermes Edizioni, 1984, pp. 71 – 77.

58JEAN MARQUÉS RIVIÉRE, Amuleti Talismani e Pantacoli. I principi e la scienza dei Talismani nelle tradizioni orientali e occidentali, Roma, Edizioni Mediterranee, 1994 , p. 250.

59Magia della Cabala, a cura di S.L. MAC GREGOR MATHERS, I volume, Roma, Edizioni Mediterranee, 1981, p. 15.

60 In ISRAEL REGARDIE, Il giardino dei Melograni, op. cit., p. 79.

61Cfr. MASTER THERION, Il Libro di Thot, op. cit. , p. 205, Negrini, op. cit., p. 30, ALEISTER CROWLEY, Magick, curato, annotato e introdotto da Jhon Symonds & Kenneth Grant, Roma, Casa Editrice Astrolabio, nd. , ristampa su quella del 1976,1a e d. straniera 1973 , p. 189.

62Vedi Tarocchi: Arte e Magia, a cura di G. BERTI – A. VITALI, saggio – catalogo della mostra tenutasi al Museo Archeologico di Bologna nel 1994, Faenza, Edizioni Le Tarot, 1994.

63Il globo terracqueo e tripartito è l’orbe terrarum, con sopra la Dea Vittoria degli Imperatori Romani. Divenne poi simbolo del potere degli Imperatori Cristiani Bizantini che sostituirono la Dea Vittoria con la Croce. Da qui si diffuse nell’iconografia sacra come simbolo del potere divino sul creato, affidato dai Papi agli Imperatori.

64 Visibile per la prima volta nelle Carte del Mantegna del 1460-65.

65In Araldica è chiamato agnello pasquale. Stringe con la zampa destra un vessillo con la croce di Cristo ed ha la testa aureolata o nimbata. Nell’Apocalisse indica l’agnello immolato, il Cristo risorto, che aprirà il libro dai sette sigilli, l’Agnus Dei , « […] l’agnello di Dio, […] che prende su di sé il peccato del mondo (Gv 1,29)».

66Un Papa con in mano le chiavi di San Pietro è visibile nelle Carte del Mantegna.

67Nelle Carte del Mantegna ci sono il Carro di Marte e il Carro della Luna.

68MICHAEL MAIER, Atalanta Fugiens, con trascrizione in notazione moderna delle 50 fughe, Biblioteca Ermetica, Roma, Edizioni Mediterranee, 2002 , p. 228, Emblema XLII.

69La Ruota della Fortuna, così come la conosciamo, deriva da un testo del IV secolo d.C. del filosofo Severino Boezio, intitolato De consolatione philosophiae. Questa immagine si trova in numerose immagini miniate riprodotte sul Frontespizio del libro. In essa Severino è seduto mestamente ai piedi della personificazione della Filosofia, che cerca di consolarlo. Accanto a loro la personificazione della Sorte fa girare la Ruota dell’alterna Fortuna alla quale, vanamente, si attaccano 4 Esseri Umani. Il testo di Boezio parla infatti degli effetti della instabile Fortuna e invita il lettore a fidarsi della Filosofia e non della cieca Dea del Fato, perché solo Lei può aiutare l’essere umano a trovare la Vera Felicità dando un senso alle contraddizioni della Vita. Nelle immagini Rinascimentali la Ruota della Fortuna viene rappresentata senza Boezio e senza la Filosofia. Ci sono solamente 4 personaggi aggrappati alla Ruota e talvolta a ognuno è associato un cartiglio contenente la spiegazione dell’immagine stessa: «Sum Sine Regno», «Regnabo», «Regno», «Regnavi», Sono senza Regno, Regnerò, Regno, Ho regnato.

70Questo nome deriva probabilmente dal termine mesopotamico Bab El che significa propriamente “Casa di Dio” (in accadico: Bab-ili, “Cancello di Dio”). L’interpretazione che vuole far derivare Babele da – Babal (“Luogo della Confusione”) si è imposta in epoca medievale, e si è perpetuata anche tramite i Tarocchi, proprio con l’arcano XVI che viene raffigurato come una “Torre che Crolla” e in molte versioni viene chiamato “La Maison de Dieu”.

71Il Foglio Cary è una stampa litografica non tagliata, opera di un artista sconosciuto dei primi del ‘500, probabilmente di Milano. Esso contiene il più antico esemplare di Tarocco conosciuto, il cui stile è compatibile col Tarocco Marsigliese. In questo foglio sono raffigurate solamente alcune carte, sei delle quali intere: la Papessa, l’Imperatore, l’Imperatrice, la Luna, la Stella e il Bagatto. Delle altre immagini restano frammenti sufficientemente riconoscibili: la Ruota della Fortuna, il Carro, gli Amanti, la Forza, il Papa, il Sole, il Matto, la Torre, il Diavolo, la Temperanza, il 7 e l’8 di Bastoni. Solamente i frammenti negli angoli in alto a sinistra e a destra sono incerti. Il foglio fu stampato all’epoca della conquista francese della Lombardia ed è probabile che questo stile abbia agito da prototipo per i Tarocchi successivi.

72«Nella carta del Mondo di un Tarocco italiano del sec. XVI, ora al Museo del Castello Sforzesco di Milano, troviamo questa variante iconografica che si stabilizzerà successivamente nei Tarocchi di Marsiglia: una fanciulla è raffigurata all’interno di una mandorla, circondata dalle figure animali dei quattro evangelisti (Tetramorfo). Si tratta dell’Anima Mundi, rappresentata già da una figura femminile nel manoscritto latino “Clavis Physicae” composto da Onorio di Autun nel sec. XII, presente presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. […] ll Cristianesimo derivò la figura femminile dell’Anima del Mondo dalle religioni degli antichi. Iside fu stimata essere l’Anima del Mondo da Macrobio (Saturnali, I, c. 20 -21) mentre Apuleio fa parlare Iside nei seguenti termini “Io sono la natura madre di tutte le cose, padrona degli elementi, principio dei secoli, sovrana degli Dei Mani, la prima delle nature celesti, la faccia uniforme degli Dei e delle Dee” (Metamorfosi 11, 4). Oltre a Iside anche Venere fu rappresentata a volte come Anima del Mondo, in quanto dea dell’amore. Il Van Rijmberg nella sua opera del 1947 dal titolo “Le Tarot. Histoire, Iconographie, Esoterisme” cita un piatto di maternità fiorentina del sec. XV, ora al Louvre, raffigurante il Trionfo di Venere ( pag. 186, ed. 1981). La dea è rappresentata completamente nuda in cielo entro una mandorla e sotto di lei, sulla terra, appaiono alcuni uomini. L’artista ha tratteggiato il percorso dello sguardo di questi ultimi che si vengono ad incentrare tutti sul sesso della dea (fig. 14). » Il Mondo, Saggio del Prof. ANDREA VITALE, Direttore dell’Associazione Culturale “Le Tarot”, organismo specializzato nello studio e nella ricerca storica sulle discipline simboliche ed ermetiche in http://www.associazioneletarot.it/page.aspx?id=133.

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