© Elena Odorizzi, 2025
Navigando nel mare di Internet si trovano numerosi annunci di Lanterne Magiche ottocentesche, acquistabili, ma la cosa più curiosa è che si trovano anche diapositive a tema massonico che venivano proiettate nelle Logge degli Stati Uniti.
La più antica descrizione di una Lanterna Magica (importata probabilmente dalla Cina, tramite gli Islamici) si trova in un libro del 1646, l’Ars Magna Lucis et Umbrae del gesuita e alchimista tedesco Athanasius Kircher.
Si tratta di un oggetto dall’indiscutibile fascino, progenitore non solo dei moderni proiettori di diapositive, ma soprattutto dei dispositivi cinematografici. Nella sua versione più antica era composto da una scatola chiusa, contenente una candela accesa, la cui luce veniva filtrata da un foro sul quale era applicata una lente. Inserendo poi una immagine (di solito dipinta su vetro) tra la luce e la lente, questa veniva proiettata sul muro di una stanza buia.
Nel corso del XIX secolo le Lanterne Magiche, utilizzate dai professionisti per gli spettacoli pubblici, si diffusero in tutta Europa e vennero ridotte di dimensioni e semplificate, in modo da entrare nelle case private, nelle scuole, nei teatri e nelle chiese per essere usate come mezzo didattico e scientifico o come fonte di spettacoli familiari per il divertimento di grandi e piccini.
Le Lanterna Magiche Massoniche fanno parte di questo tipo di apparecchiature “domestiche”, con lastre di vetro tonde e rettangolari, montate talvolta su legno, che proiettano immagini a colori.
Tra i modelli più famosi c’era il Climax senza candela, alimentato da uno stoppino a cherosene, ma rapidamente si affermano tipologie più moderne provviste di lampadina. In effetti a partire dal 1830 Thomas Edison aveva iniziato a commercializzare la Lampadina a incandescenza e Michael Faraday aveva già messo a punto il primo generatore elettromagnetico di corrente elettrica.

È probabile che le lanterne magiche abbiano fatto il loro ingresso nelle Logge americane attraverso la Ditta Mc Lilley, fondata a Columbus (Ohio) intorno alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento da quattro veterani della Guerra Civile, tutti membri dell’Ordine degli Odd Fellows.
La Mc Lilley era già allora una delle principali produttrici di regalia (insegne rituali, spade cerimoniali, uniformi, bandiere e altri apparati simbolici) destinate alle principali organizzazioni fraterne (Odd Fellows, Massoneria, Cavalieri di Pithias), nonché a numerose istituzioni militari e paramilitari (Polizia, Marines, Accademia di West Point).
In questo contesto, l’introduzione delle lanterne magiche apparve come un naturale ampliamento dell’offerta: strumenti visivi perfettamente coerenti con la pedagogia simbolica e rituale delle Logge, realizzati con lastre a soggetto massonico e concepiti per accompagnare cerimonie, istruzioni e momenti iniziatici.
Le diapositive a tema massonico venivano usate nelle Logge per istruire i Neofiti rendendo ancora più affascinante ed arcana l’atmosfera iniziatica. Si possono vedere numerosi esempi di diapositive sul sito The Phoenixmasonry Masonic Museum and Library, ma anche in vendita su numerosi siti d’aste.
L’uso delle Lanterne Massoniche sembra strettamente connesso a quello del Quadro di Loggia, poiché entrambi nascono come strumenti destinati all’insegnamento e alla conservazione della Tradizione. In origine, infatti, il Quadro di Loggia non costituiva un arredo permanente: veniva tracciato sul pavimento all’Apertura dei Lavori e cancellato alla loro Chiusura.
Intorno al 1730, in un’epoca in cui il Tempio Massonico, così come lo conosciamo oggi, non esisteva ancora, le Tornate si svolgevano spesso in taverne o in salotti privati. In questo contesto si diffuse la pratica di disegnare direttamente sul pavimento, con gesso o carbone, una serie di segni simbolici (generalmente strumenti di origine muratoria o immagini ritenute necessarie a illustrare la cerimonia) che potessero essere rapidamente cancellati per non cadere sotto lo sguardo di occhi indiscreti (cfr. Luigi Sessa, I simboli massonici).
Successivamente iniziarono a circolare Tappeti di Loggia ricamati, sui quali erano raffigurati i simboli utili all’insegnamento. Essi divennero veri e propri Quadri di Loggia nel momento in cui gli ambienti provvisori furono progressivamente sostituiti da locali destinati in modo stabile al lavoro massonico, dotati di arredi rituali permanenti.
Un’iconografia significativa di questo passaggio è offerta dall’incisione Riunione di Liberi Muratori per la ricezione di un Apprendista (1745), proveniente dalla collezione di T. Posner e pubblicata tra il 1809 e il 1812, che testimonia un momento storico di transizione nella ritualità e nei suoi strumenti simbolici.
In qualche modo, i Massoni americani dell’Ottocento sembrano aver avvertito l’esigenza di disporre nuovamente di uno strumento didattico flessibile e dinamico, simile agli antichi e complessi Tappeti di Loggia, originariamente ricchi di simboli ma progressivamente impoveriti da esigenze di standardizzazione. Per rispondere a questa necessità non sostituirono il Quadro di Loggia, bensì lo integrarono attraverso l’impiego della Lanterna Magica.
La differenza sostanziale tra il Quadro di Loggia e la Lanterna Magica risiede nel loro diverso statuto simbolico e funzionale. Il primo è divenuto un vero e proprio luogo della memoria, fissato nel tempo e nello spazio, parte integrante degli arredi rituali, al quale è affidata una forma di istruzione prevalentemente contemplativa. La Lanterna, invece, si configura come uno strumento dinamico, capace di scomporre il Quadro nei suoi singoli elementi simbolici, proiettandoli e rendendoli oggetto di spiegazione, approfondimento e commento. In questo modo essa amplifica la capacità di immaginazione, riflessione e memorizzazione degli Iniziati.
Un ulteriore motivo del fascino esercitato dalla Lanterna Magica sui Massoni americani dell’Ottocento risiede probabilmente nella sua misteriosa capacità di trasmettere conoscenza attraverso la Luce, che è, in ultima analisi, lo scopo stesso della Massoneria.
La Lanterna Magica non venne dunque percepita come un oggetto tecnologico ostile alla Tradizione, bensì come un prezioso e affascinante ausilio all’insegnamento, particolarmente adatto all’esplicazione dei Catechismi, delle Tavole più complesse e di tutte quelle conoscenze affidate alla Tradizione Orale, parte essenziale del Metodo Massonico.
Non si tratta, in fondo, di qualcosa di diverso da ciò che avviene ancora oggi nelle Logge con l’uso di moderni proiettori digitali, impiegati nella Sala dei Passi Perduti o nel Tempio in occasione della presentazione di Tavole complesse a Logge Riunite, così come dei lettori multimediali utilizzati a scopo rituale dai Maestri di Armonia per intensificare e armonizzare l’atmosfera dei Lavori. Difficilmente, infatti, sarebbe possibile riprodurre musica dal vivo a ogni Tornata.
Possiamo quindi concludere con le parole che Goethe affida al giovane Werther, le quali sembrano offrire una perfetta metafora di questo processo:
«Guglielmo, che sarebbe mai per il nostro cuore un mondo senza amore? Sarebbe come una lanterna magica senza la luce! Ma appena tu vi introduci la piccola lampada, ecco che le più belle immagini appaiono sulla parete bianca! E se pur non sono che fantasmi passeggeri, essi formano egualmente la nostra felicità, quando noi ci fermiamo dinanzi ad esse come ingenui fanciulli rapiti dalle apparizioni meravigliose.»
© Elena Odorizzi, 2025