Morte e Rinascita nella Villa dei Misteri


Morte e Rinascita nella Villa dei Misteri

by Arthea (Elena Frasca Odorizzi)


Allora niente di meglio di quei misteri che ci hanno sottratto alla vita rozza e selvaggia e resi civili e disponibili alla cultura umana; e le iniziazioni, come sono dette, così davvero abbiamo conosciuto i principi della vita, e abbiamo ricevuto la dottrina non solo per una vita felice, ma anche una morte sostenuta da una speranza migliore1.

LA VILLA DEI MISTERI

Nell’area circostante Pompei sono state scoperte un centinaio di ville rustiche, tutte costituite da una pars urbana, riservata ai lussuosi quartieri dei proprietari e da una pars servile, destinata alle zone di produzione agricola e ai locali della servitù2. In una di queste case suburbane, divenuta celebre con il nome di “Villa dei Misteri3, è stata ritrovata una delle più importanti testimonianze materiali sulla diffusione del Culto di Dioniso e sull’Iniziazione Femminile nel mondo greco-romano.

Si tratta di un complesso ciclo di afreschi a grandezza naturale, che si snoda per 17 metri di lunghezza sulle pareti4 di un’ampia stanza rettangolare adibita a Triclinium5.

LA SALA DEI MISTERI

Il Triclinio era un locale, sontuosamente decorato, nel quale si tenevano ricchi banchetti con Ospiti di riguardo.

In epoca imperiale il Triclinio fu sostituito da un altro ambiente di ricevimento utilizzato per feste e ricevimenti, l’Exedra. Anche il Triclinium della Villa dei Misteri, affrescato in Epoca Augustea, potrebbe essere stato sostituito dall’ampia Exedra della Casa e destinato a unadimensione molto più esclusiva e privata di quella che aveva in origine.

Questo spiegherebbe la presenza, al suo interno, di affreschi a tema Misterico e la loro posizione defilata dentro all’abitazione. Gli unici due accessi alla Sala dei Misteri sono infatti una piccola porta sulla Parete Nord6 che conduce in una lussuosa camera da letto matrimoniale7 (4) e un grande portone sulla Parete Ovest che si apre su un Portico (P2), che confina proprio con l’Exedra8(1). Nella Parete Est non ci sono né Porte né Finestre, mentre lungo la Parete Sud una grande e luminosa finestra si affaccia su un secondo Portico (P1).

Il pavimento marmoreo è decorato al centro con piccoli quadrati bianchi, separati tra loro da una sottile linea nera, mentre la zona periferica è costituita da una alternanza di tessere romboidali, bianche e nere, che girano tutto intorno alle pitture, delineando una sorta di camminamento.

I motivi a quadrati bianchi e neri sono elementi tipici degli ambienti sacri. Rappresentano la duplicità insita in ogni cosa, il dualismo degli Opposti che governano il Mondo e il Cammno tra Luce e Ombra che l’essere umano deve compiere quotidianamente per mantenere equilibrata la sua Vita.

Nei Templi il simbolismo terrestre del Pavimento era sempre bilanciato da una immagine della Volta Celeste rappresentata sul Soffitto. Purtroppo nella Sala dei Misteri il Soffitto è andato perduto e non possiamo sapere cosa vi fosse raffigurato. Resta visibile solamente la decorazione a Meandro che gira tutto intorno alla sala.

Nei Meandri le linee si intrecciano piegando ad angolo retto, andando a formare un’alternanza di Triplici Cinte e Svastiche.

La Svastica, con il suo movimento circolare, rappresenta il Cammino del Sole che posto al Centro del Cosmo percorre i 4 Punti Cardinali Celesti, tramontando e sorgendo ogni giorno, morendo e rinascendo a ogni stagione9.

La Triplice Cinta, con la sua forma quadrangolare, rappresenta invece la realizzazione della perfezione Celeste in Terra. Il Centro della Triplice Cinta è infatti il riflesso in Terra dell’attivitàordinatrice del Sole che si irradia su più livelli, fino ai 4 angoli del Mondo, perfezionando la Natura attraverso continui cicli di rigenerazione.

Le decorazioni a Meandri si trovavano, in genere, davanti a case e tombe, con funzione apotropaica: «una forma di magia per confondere i poteri ostili e gli spiriti maligni, e impedirne l’accesso10». Il Meandro della “Sala dei Misteri” è dunque una sorta di Nodo Sacro, che avvolge la stanza come un Cerchio Magico di Protezione, legando armoniosamenteil Cielo e la Terra, il Divino e l’Umano, il Passato e il Futuro.

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL CICLO PITTORICO

Gli storici ritengono che il ciclo pittorico sia stato commissionato dalla Padrona di casa con intento commemorativo e/o contemplativo. Secondo l’archeologo e storico Paul Veyne le immagini descriverebbero i preparativi per il matrimonio di una giovane donna, ma sono sempre di più gli studiosi inclini a ritenere che si tratti della rappresentazione di una Iniziazione Misterica Femminile, nella quale vengono celebrate le Sacre Nozze di una Sacerdotessa con il Dio Dioniso.

Una ipotesi non esclude l’altra. Gli Sponsali e le Iniziazione ai Misteri erano due aspetti diversi, ma complementari dei Misteri Femminili, cioè del divenire Donna, Madre e Sacerdotessa. Il Matrimonio, nella concezione greca, era infatti sempre una iniziazione (Teletè), il che valeva maggiormente per i seguaci di Dioniso.11

Secondo le ultime ricerche potrebbe essere stata l’Imperatrice Livia, moglie di Augusto, la misteriosa proprietaria della Fattoria e, in effetti, solamente una Donna così ricca e potente avrebbe potuto permettersi una casa tutta sua, con una “Sala da Pranzo” che “celebrasse le sue personali gesta muliebri”. L’idea è supportata dalla presenza nella Villa di una Statua dell’Imperatrice,ritratta in abiti da Sacerdotessa, che ora si trova nell’Antiquarium di Pompei.

Livia morì nel 23 d.C. e fu Deificata intorno al 50 d. C. dal nipote Tiberio, quindi l’affresco dovrebbe essere stato fatto prima della metà del I secolo.

È interessante notare che un’altra Imperatrice, Valeria Messalina, moglie di Claudio, nata nel 25 d.C e morta nel 48 d.C. viene ricordata per le attività Dionisiache che si tenevano nella sua Fattoria. La Leggenda narra che durante una festa bacchica Messalina sposò il suo amante e che il marito, temendo che i due tramassero per detronizzarlo, li fece uccidere entrambi:

In autunno avanzato Messalina, più dissoluta che mai, celebrava in casa sua l’imitazione di una vendemmia. Si pigiava nei tini, si riempivano mastelli, donne cinte di pelli danzavano attorno ad essi come sacrificanti o come Baccanti furiose; la stessa messalina agitava il tirso, con le chiome sciolte, e accanto a lei era Silo, coronato d’edera; avevano coturni ai piedi e abbandonavano la testa all’indietro in mezzo allo strepito di una danza lasciva12.


IL SIGNIFICATO DEGLI AFFRESCHI

«[Demetra] rivelò i misteri solenni […] che in nessun modo è lecito profanare, indagare o palesare, poiché la profonda reverenza per le Dee frena la voce » (Inno Omerico a Demetra, vv. 473).


Nessuno può interpretare con certezza il significato celato negli Affreschi della Sala dei Misteri, ma perché non provare ad accedere a questi inviolabili Misteri, “senza far arrabbiare gli Dèi”?

Dopo tutto è stato il Destino a farceli riscoprire.

1° QUADRO:L’Initium Actionis e i Légomena

Immaginiamo di entrare dal Portone della Parete Ovest, lasciandoci alle spalle il Crepuscolo.

Le Scene sulle pareti si susseguono come fotogrammi di una pellicola cinematografica, ma dopo un colpo d’occhio generale la sensazione è che tutto stia avvenendo contemporaneamente.

Storditi ci rendiamo contro di essere di fronte a una “immagine esemplare” il cui scopo è proprio quello di far immedesimare nell’Azione Rituale “chi la contempla” trasportando lo Spettatore fuori da se stesso, in una sorta di Tempo Mitico, un Mondo Onirico, nel quale la percezione spaziale e temporale si annullano.

Guidati dalla tenue luce che filtra dalla Porta alla nostra sinistra (l’unico altro accesso alla Stanza), ci dirigiamo verso la Parete Nord e ci fermiamo davanti all’immagine di una Donna in piedi e immobile davanti a una misteriosa soglia.

Non sappiamo se attenda di entrare per partecipare al Rito come Iniziata o per essere Iniziata lei stessa. Sappiamo però che indossa il ricinum, un mantello quadrato che le copre le spalle e le vela la testa, quindi, come Noi, viene da fuori e non è ancora entrata nel “sacro recinto”. Osservandola meglio notiamo che in effetti è l’unico personaggio ritratto fuori dal tappeto verde, che comincia proprio davanti ai suoi piedi e sul quale si sviluppa tutta la Storia13.

La Donna potrebbe essere la protagonista del Dipinto. La Profana che “attende davanti alla Porta del Tempio” (lat. pro-fanum) di essere iniziata, cioè di entrare (dal latino in ire),in un mondo nuovo e sconosciuto.

La attende una Matrona seduta, in modo autorevole, su uno scranno pieghevole (simile alla sella curulis) coperto da un drappo.

La Donna è chiaramente una Iniziata perché è già “dentro al Tappeto” e perché nella “mano del cuore” (ornata dall’anulus pronubus14) stringe una pergamena chiusa, simbolo, da sempre, di conoscenza segreta. Con la mano destra accarezza, invece, un fanciullo che non indossa altro che dei calzari, a indicare che si tratta di un’Anima Pura. Non è chiaro se sia una Bambina o un Bambino, ma l’aspetto androgino si ricollega all’iconografia tipica di Dioniso Fanciullo.

Il piccolo Corifeo probabilmente è il figlio di quella che potremmo definire una sorta di Seconda Sorvegliante del Rito, ed è tutto intento a leggere il contenuto di un’altra pergamena. Sembra infatti che fosse prassi comune nei Thiasi Dionisiaci che i figli maschi aiutassero le Madri durante i rituali:

[…] divenuto uomo […] mentre tua madre praticava i suoi riti iniziatici, tu le leggevi i libri e l’aiutavi nelle sue operazioni: per tutta la notte porgevi la nebride e il cratere, purificavi gli iniziati, li imbrattavi di fango15 e di crusca, poi, dopo l’iniziazione li facevi lavare e facevi loro dire: sono sfuggito dal male, ho trovato il bene! “… /… Durante il giorno conducevi per le strade quei bei thiasoi, coronati di finocchio e di pioppo bianco, maneggiavi i serpenti e li sollevavi sopra la testa gridando: “Evohé! Sabohé! e intonando nella danza: Hyès! Attès! Attès! Hyès!; le vecchie ti chiamavano corifeo, loro guida, portatore dell’edera e del cesto; ricevevi come ricompensa pezzetti di torta, pasticcini rotondi e dolci freschi… 16.

Secondo il Merkelbach chi voleva entrare in un circolo dionisiaco, doveva sottoporsi a un attento esame preliminare:

[…] Presso i greci questi esami si svolgevano in forma di udienza giudiziaria. Un membro del circolo assumeva il ruolo formale di accusatore. Possiamo presumere che l’aspirante fosse interrogato sulla vita condotta fino ad allora e che dovesse rispondere secondo verità17.

Le pergamene potrebbero quindi contenere non solo il rituale dell’apertura dei Lavori, ma anche le tipiche domande a cui è sottoposto un Candidato18, prima di essere ammesso all’Iniziazione.

Tutti i Culti Iniziatici (anche quelli contemporanei) sono infatti vincolati all’obbligo del Segreto Rituale nei confronti degli estranei. Livio conferma che gli Iniziati giuravano il Silenzio sui loro Culti, secondo una formula solenne che il Sacerdote recitava agli aspiranti. Quasi sicuramente, dunque, le due pergamene rappresentano l’equivalente Dionisiaco dei Légomena dei Misteri Eleusini, ovvero «le cose dette, le formule sacre e i giuramenti necessari19».

Oltre la Soglia, una figura silenziosa e misteriosa ci passa davanti. È una Donna con le tempie coronate di mirto o di olivo, che in una mano tiene un rametto (da usare forse come aspersorio) e nell’altra porta un vassoio contenente del cibo destinato alla Sacra Mensa: l‘Agape rituale con la Divinità.

Potrebbe essere una domestica, ma più probabilmente è un’altra Sacerdotessa. In ogni caso è il primo personaggio che invece di essere preso dai suoi compiti, ci guarda negli occhi e ci fa rendere conto che non siamo così “invisibili” come credevamo.

Lei ovviamente non può sapere che non siamo Iniziati al suo Culto, che i suoi Riti sono ormai sotto gli occhi di Tutti, perché il Vesuvio ha distrutto la sua casa e noi, fortunatamente, l’abbiamo ritrovata e ricostruita. Ciò nonostante il suo sguardo benevolo e millenario ci tocca e ci rende consapevoli di quello che stiamo facendo e di quanto stiamo vedendo e vivendo.

Mentre silenziosa passa oltre, sembra dirci: «taci, non disturbare, seguimi in silenzio e prendi il tuo posto» e noi le obbediamo ed entriamo con Lei nella scena successiva, dove un altro gruppo di Donne si dedica ai Drómena20, le azioni rituali da compiere prima dell’Epopteia, la “contemplazione dei Misteri veri e propri”.

2° QUADRO: I Dròmena: Le Azioni e gli Insegnamenti Preparatori

L’identità delle Sacerdotesse di questa “enclave iniziatica” tutta al femminile ci è sconosciuta, ma di certo siamo all’interno di un Thiasos del I sec. d. C., nel quale sono presenti anche elementi misterici di origine Eleusina e Orfica21, con i quali il Culto di Dioniso entrò in contatto durante i circa 1200 anni nei quali fu praticato.22

Due fanciulle, forse Giovani Sacerdotesse,Domestiche o Liberte, in ogni caso Donne di Famiglia ammesse al Rito, assistono un’altra Sacerdotessa, abbigliata come una Sibilla, seduta a un Tavolo nell’atto di compiere gesti e azioni sacre.

Chiameremo questa Donna la Prima Sorvegliante del Rito, dato che si trova a svolgere una funzione in posizione sopraelevata rispetta alla Sacerdotessa seduta all’ingresso. Il suo sedile si trova, infatti, sopra a un rialzo rettangolare che la separa ulteriormente dal “piano terreno”. Notiamo che ci dà le spalle, come a volerci nascondere parte della visuale. Riusciamo solo a vedere che la ragazza di sinistra regge un bacile velato, dal quale la Sacerdotessa estrae qualcosa di simile a dei rametti che porge all’altra fanciulla, affinché vengono purificati e consacrati con olio profumato nel bacile di destra. Anche questa ragazza ha una pergamena, che per il momento tiene arrotolata nel risvolto dell’abito23.

I rametti sono probabilmente gli stessi che incoronano le teste di alcune delle figure femminili, che ci sfilano davanti.

Questo tipo di corone erano donate non solo ai Generali Romani come simbolo di Vittoria in Guerra, ma anche agli Iniziati come testimonianza del loro Trionfo Spirituale.

Si parla della “imposizione delle Corone” nel Culto di Mithra24 e nella descrizione delle Fasi dei Grandi Misteri di Demetra, che venivano praticati solo dopo aver partecipato ai Piccoli Misteri della Figlia, Persefone25:

[…] L’iniziazione si articola in cinque tappe; per prima viene la purificazione; […] Dopo la purificazione la seconda tappa è costituita dalla trasmissione dei riti iniziatici misterici; la terza è quella denominata contemplazione (epoptia); la quarta, e questo è anche il compimento della contemplazione è la legatura e l’imposizione delle corone, … la quinta è rappresentata dalla felicità che ne consegue in ragione del favore divino e della convivenza con gli dèi … 26.

L’Imposizione della Corona era dunque uno dei simboli di passaggio e di riconoscimento degli Iniziati. Gli Iniziati ai Misteri Eleusini usavano il Mirto27, che pare fosse gradito agli Dèi Ctoni, «dopo che Dioniso lo consacrò loro, quando condusse sull’Olimpo Semele». Nel Culto di Dioniso si usavano anche l’Edera e la Vite28.

Terminata la preparazione, gli Insegnamenti preliminari e la purificazione rituale (i Piccoli Misteri), finalmente accediamo ai Grandi Misteri, all’Epopteia, la contemplazione vera e propria, il momento più importante del Rito, nel quale, secondo Clemente Alessandrino: «non si tralasciava più di apprendere, contemplare e pensare la natura delle cose29».

L’ambiente cambia radicalmente. Lo spazio e il tempo sembrano squarciarsi e ci ritroviamo immersi in un ambiente agreste popolato da Satiri, Fauni e Menadi, la Corte di Dioniso al completo:

[…] di Demetra sono i Mystes, i Daduchi e gli Ierofanti; di Dioniso sono i Sileni, i Satiri, i Titiri, le Baccanti, le Lenai, le Tiadi, le Menadi, le Naidi e che che chiamano Ninfe30.

3° QUADRO: L’Oreibasìa: l‘Anima Smarrita “fuori di sè”.

O luce infinita per noi,
con quale gioia guardo a te,
io, nel deserto della mia solitudine!31

Durante la Celebrazione dei Misteri veniva messa in scena una rappresentazione sacra, vera e propria, incentrata su grandi Drammi Cosmico-mitologici nei quali gli Dèi soffrivano, morivano e rinascevano per salvare l’Umanità.

Entra quindi in scena un uomo di una certa età, travestito da Satiro, che pizzica la Lira con espressione ispirata e malinconica. Si tratta molto probabilmente di Sileno, tutore del Dio Dioniso32.

Tenendo un piede nella dimensione domestico-familiare della scena precedente e un piede in quella successiva, di natura più soprannaturale, il divino Sileno, utilizza la “Magia della sua Musica e del suo Canto” per condurci nel bel mezzo di un paesaggio bucolico, nel quale l’umano e il divino si cercano, si rincorrono e si incontrano.

Secondo gli Antichi gli Aedi avevano, infatti, capacità curative e profetiche inducendo uno stato psichico e mentale “diverso” e più elevato in se stessi e in coloro che li ascoltavano33. Il Potere della Poesia Liricaapre dunque le porte della nostra percezione e il mondo quotidiano scompare davanti ai nostri occhi insieme alle mura della Stanza.

Ci ritroviamo sul Monte Nisa, dove Sileno e le Ninfe Iadi allevarono il giovane Dio Dioniso, all’interno di un Antro Sacro. Per primo incontriamo un giovane Pan che accompagna il suo Maestro suonando una Syrinx a 7 canne e poi vediamo una Panisca34, una rarissima versione di Pan al Femminile, forse la Dea romana Fauna35, che, con istinto materno, porge il seno a una capretta per allattarla.

Davanti a tutti, al centro della scena, un dolcissimo Capretto Nero ci fissa con occhi innocenti.

È il secondo personaggio che ci guarda, facendoci sentire consapevoli di essere visti e quindi di esistere all’interno del Rito.

Il Capretto Nero36 altri non è che il Dio Dioniso, ma è anche la nostra Anima nella sua innocenza originaria, che guarda se stessa, in una sorta di “reminiscenza” di tempi perduti.

Dioniso, infatti, secondo la versione Orfica del Mito, fu sbranato dai Titani mentre aveva le sembianze di un Capretto Nero37. Zeus per punire gli uccisori di suo figlio li folgorò, ma poiché, successivamente, con le loro ceneri fu creata la razza umana, in ogni essere umano finì una porzione di materia bruta e violenta titanica, mescolata a un frammento di luce divina dionisiaca.

Non facciamo in tempo a goderci la serenità idilliaca di questo «paradiso terrestre arcadico», meditando su questa versione misterica della “Congiunzione degli Opposti”, che subito irrompe in scena una Donna impaurita, che vaga sperduta, senza meta, con sguardo atterrito.

Sembra un’Anima smarrita che cerca di fuggire alle paure che la inseguono, ma è invasa da ogni tipo di terrore e angoscia. Plutarco scrisse che l’esperienza della Morte era simile a quella dell‘Essere Iniziati ai Misteri:

[essere in punto di morte] è una esperienza analoga a quella provata da coloro che si sottopongono all’iniziazione ai grandi misteri. […] il verbo «morire» [teleutao] come l’azione che esso esprime sono simili al verbo «essere iniziato» [Teleisthai] e all’azione da questo denotata. Da prima si erra faticosamente, smarriti, correndo timorosi attraverso le tenebre senza raggiungere alcuna meta; poi, prima della fine, si è invasi da ogni tipo di terrore, spavento, tremore, sudore e angoscia. Finalmente una meravigliosa luce viene incontro e si è accolti da luoghi puri e da prati, dove risuonano voci e si vedono danze, dove si odono solenni canti estatici e si hanno sante apparizioni38.

Lo stato confusionale della Donna interrompe il flusso razionale dei nostri pensieri e ci trascina fuori da noi stessi. Emotivamente ci sentiamo costretti a seguirla nella sua irruenta «Corsa sui Monti» e senza neanche rendercene conto ci ritroviamo a partecipare con Lei all’Oreibasìa, l’inizio del Baccanale, la danza notturna che trovava la sua acme nell’estasi collettiva, nell’invasamento divino (la Theia Manìa39), uno stato di trance, di sacra follia, nella quale gli Iniziati vivevano un’esperienza di totale smarrimento dentro se stessi, un rovesciamento degli schemi mentali, che li portavano violentemente a una nuovo livello di consapevolezza.

I Greci definivano questo stato “ekstasis”, da “existêmi”, lett. uscire, stare fuori di sé oppure da “enthousia”, l’essere invaso dalla divinità. Uno stato molto simile alla Morte, al guardarsi da fuori come uno spirito uscito dal corpo.

Secondo le fonti antiche questa esperienza aveva come conseguenze secondarie lo stordimento mentale40, l’improvvisa capacità di profetizzare41 o lo scatenamento di istinti animaleschi, quali lo smembramento e l’ingestione di carni crude, che come abbiamo visto avevano a che fare soprattutto con il Mito e che con il tempo finirono per avere un valore soprattutto allegorico. In questo dipinto, per esempio, non ve ne è traccia, forse perché in età imperiale si cominciarono a ritenere empi i sacrifici con spargimento di sangue:

non si bramava né si divorava crudo l’animale sacrificale. Anzi, molti ritenevano empio ogni sacrificio cruento e credevano che solo i sacrifici senza spargimento di sangue (cioè incensi, preghiere e inni) fossero degni della divinità. L’oracolo di Apollo a Didima aveva imposto a chi lo consultava di fare solo questo genere di sacrifici; solo questo era gradito agli Dèi. Già molti in età imperiale trovavano sconveniente il sacrificio del capro, e antiquata la religione di Dioniso. Quando il contadino italico Calpes ospita Bacco non gli offre da mangiare carne (Silico Italico, VII 181-184): “allora ornò il dolce banchetto di latte e di favi di miele, e da uomo puro non imbrattò di sangue la mensa, ma vi portò i doni di Cerere”42.

A causa di questo suo carattere “liberatorio” il Culto di Dioniso venne sempre visto con sospetto dalle classi aristocratiche greche e romane, che ne percepivano i Riti come un momento di sovvertimento dell’ordine sociale. In origine il Culto era infatti prettamente Femminile, ma con il tempo fu aperto a Tutti, anche se alla sua guida vi era sempre una figura femminile. Donne, uomini, vecchi, bambini, servi e padroni, vi partecipavano con pari dignità e in una società misogina e oligarchica come quella Greca e Romana, i timori maggiori erano che gli uomini potessero ritenersi tutti uguali e che le Donne, le più ferventi sostenitrici del culto, volessero emanciparsi, abbandonando il loro ruolo di madri e mogli.

In realtà, la prova che il culto di Dioniso fosse praticato da Donne e Uomini di sani principi era il Titolo Sacerdotale di «Pura/Puro»:

Baccanti della città, dite “salute alla “pura sacerdotessa”; questo appellativo è giusto per una donna valente; è lei che vi ha portato sui monti e precedendo il corteo di tutta la città ha portato tutti gli oggetti sacri. Il suo nome è Alcmeondie, figlia di Rodio ed è stata iniziata a partecipare del bello43.

Nonostante ciò nel 186 a. C., i Senatori Romani44, arrivarono a proibirne il Culto con il famoso Senatus Consultum de Bacchanalibus, comportandosi esattamente come il Re di Tebe Penteo, che, nell’Opera teatrale le Baccanti45, cercò di mettere in catene Dioniso stesso:

PENTEO
Prendetelo! Costui non rispetta né me né la città di Tebe.
DIONISO

E io vi dico di non legarmi, io che sono Saggio a voi Pazzi.
PENTEO

E io, invece, dico di legarti, io che sono il più forte.
DIONISO

Tu non sai perché vivi, né che fai, né chi sei.
PENTEO

Io sono Pènteo, figlio di Agàve e di mio padre Echìone.
DIONISO

E proprio nel tuo nome sta scritto il tuo pentimento e patimento, Pènteo.

A quanto sembra il pentimento vi fu anche per i Romani, se Cesare autorizzò nuovamente le cerimonie bacchiche, che restarono in uso in epoca imperiale, forse in una dimensione più privata, come dimostra la Villa dei Misteri46 .

4° QUADRO: La Katabasi (Discesa agli Inferi)

O tre volte beati i mortali che,
visti questi misteri, vanno nell’Ade,
perché solo per essi laggiù c’è vita,
mentre per gli altri, laggiù,
non vi è che male47.

Alle spalle della Menade atterrita, che si trova proprio all’inizio della Parete Est, incontriamo un altro Satiro, coronato d’Edera, che sorregge un vaso nel quale un fanciullo curioso si specchia come un novello Narciso. Alle sue spalle, un altro fanciullo tiene sospesa una maschera grottesca, in modo che l’amico confonda la propria immagine riflessa con quella di un terribile “demone rosso” e si “spaventi”48.

La Maschera era un elemento tipico del Culto di Dioniso ed è proprio dall’utilizzo di Maschere rituali durante la sacra rappresentazione della sua Morte che nacque il Teatro Tragico49 Greco.

La Maschera, come strumento iniziatico, ha invece le sue origini nei più antichi rituali sciamanici, come mezzo per mettersi in contatto con il mondo soprannaturale, per evocare o impersonare una precisa divinità (o energia), ma anche per far emergere gli aspetti della personalità umana più nascosti.

I Romani usavano il termine latino persona per indicare la maschera teatrale, mentre noi lo usiamo per designare l’Individuo in sé. Da questa traslazione di significato è invalso l’uso comune di considerare la Personalità come un insieme di Maschere stereotipate che quotidianamente indossiamo per proteggere, nascondere e/o esprimere i diversi aspetti del nostro carattere.

Nel Culto di Dioniso vi erano due tipi di maschere, quella del Dio e quella dei Satiri.

La Maschera di Dioniso, il Dio che “non dorme mai”, era rappresentata sempre di fronte, con grandi occhi spalancati e un insondabile sorriso, che incuteva un senso di inquietudine e smarrimento, in coloro che incrociando l’enigmatico sguardo del Dio capivano di non potergli nascondere niente. Dioniso era infatti una Divinità Liberatrice di Anime, che viveva in uno stato di perenne “illuminazione spirituale” e non poteva essere né ingannata, né imprigionata:

CORO: … ma come sei riuscito a liberarti da un uomo tanto empio [Penteo]?
DIONISO: Da solo ho salvato me stesso. : è stato facile, nessuna fatica.
CORO : Ma non aveva legato le tue mani con corde ben tirate?
DIONISO: E proprio qui l’ ho beffato: credeva di legarmi, ma in realtà neppure mi ha sfiorato, neppure mi ha toccato. Lui si pasceva delle sue illusioni, vane. 52

Le Maschere dei Satiri, indossate nei Cortei Bacchici, rappresentavano, invece, le forze incontrollabili della Natura, gli istinti naturali nascosti in ogni essere umano, liberati e portati alla Luce, non solo attraverso canti e danze ritmici ed estatici, ma anche grazie all’utilizzo rituale di una bevanda disinibente sacra a Dioniso51, fatta di Vino mescolato con un tipo speciale di succo d’edera dalle proprietà psicotrope.

L’immagine del Fanciullo che si specchia nel vaso del Vino e vi vede riflesso un furente Satiro Rosso, è dunque una immagine emblematica e riassuntiva di un rituale iniziatico di origine sciamanica, il cui fine non era perdere il controllo e lasciarsi andare a una vita fatta di eccessi e intemperanze (come sostenevano i detrattori del Culto), ma, al contrario, entrare in contatto con il proprio “Alter Ego” per conoscere meglio se stessi e sconfiggere le proprie paure.

Il Vino e la Maschera rappresentano quindi la Porta di accesso alle regioni più profonde dell’essere, dove si nasconde la “Bestia”, cioè quella parte di noi che ci fa più paura, perché “ribelle e selvaggia”. Nell’Affresco vediamo quindi il Fanciullo che guardando nella brocca, come in uno Specchio, si trova faccia a faccia con il terrificante Spirito del Vino, che gli procura uno shock emotivo, una piccola “morte” psicologica. La visione inaspettata infatti lo spaventa e lo porta istintivamente a chiedersi: «chi è il terribile demone che è vedo riflesso?», ma un istante dopo ricordandosi che l’immagine che sta guardando è la sua, ancora più terrorizzato si domanda: «chi sono io veramente?».

Con questa domanda, assolutamente destabilizzante, la Katabasi iniziatica, la Discesa negli Inferi Interiori è completa e noi siamo pronti a incontrare Dioniso: Luce, Guida e Salvezza delle Anime confuse ed erranti.

5° QUADRO: La Teofania degli Dei Inferi della Natura

Nella Dimensione Inferae Rituale della Villa dei Misteri tutto si svolge come nel Mondo Onirico. Ogni cosa ha un significato preciso, che ci viene rivelato per immagini.

Ci sono oggetti sacri come quelli che si trovano nelle stanze inaccessibili all’interno dei Santuari Eleusini, assistiamo a visioni misteriche, si «sentono suoni e voci narranti nell’ombra, […] mentre tenebra e luce si manifestano a fasi alterne e un numero infinito di altre cose accade53», poi finalmente, al centro della scena, scorgiamo la nostra Guida, il nostro Salvatore: Dioniso, sdraiato, come nell’Antro Sacro del Monte Nisa, con un chitone lungo fino ai piedi54.

Il Dio non è solo. Giace serenamente abbandonato nel grembo di una misteriosa figura femminile, che si trova al Centro di Tutto. Per uno scherzo del Destino l’unica parte irrimediabilmente perduta dell’affresco è proprio quella dove si trova il volto di questa Donna a cui Dioniso è dolcemente abbracciato, ma sulla sua identità sono state formulate varie ipotesi.

In molti pensano che si tratti di Arianna, la figlia del famoso Re di Creta, Minosse. Sembra infatti che l’ingrato Teseo, una volta fuggito con il suo aiuto dal Labirinto, laabbandonò sull’isola di Naxos, dove incontrò Dioniso, il Bel Dio, che si innamorò di Lei e la sposò.

Vi è però anche un’altra ipotesi, quella dello studioso Paul Boyancé, che al posto di Arianna vede Semele la Madre mortale di Dioniso, la cui Anima fu liberata dagli Inferi e condotta sull’Olimpo dal figlio sceso nell’Ade per salvarla55.

Secondo altri studiosi non si tratterebbe neanche di Semele, ma della Dea Persefone, che secondo i Miti Orfici fu la prima vera Madre di DionisoZagreo56, il Dio nato tre volte57.

Semele potrebbe dunque essere la Donna seduta sul Trono, a rappresentare il Trionfo dell’Anima Umana che dopo la morte viene liberata e portata in Cielo, ma la Dea Proserpina, ha un legame più profondo con Dioniso, entrambi sono Divinità dell’Oltretomba e i loro Culti Misterici tendono a intrecciarsi.

Persefone, in qualità di Figlia di Demetra (la Dea del Grano) e Regina degli Inferi, incarna il Seme che scendenella Terra, dove muore e rinasce. Dioniso, come Dio della Vegetazione, rappresenta la Linfa delle Piante che in inverno si ritrae nel mondo ctonio, per tornare a scorrere vivida mi mesi primaverili.

Dioniso è poi presente nei Misteri Agrari Eleusini come figlio di Persefone, dove aiuta la Madre a liberare le Anime meritevoli, cioè Iniziate. Qui guida i cortei notturni, portando la sacra fiaccola e per questo viene chiamato «Portatore di Luce», «Fuoco Misterico», «Archegete dei Misteri» e «Dèmone di Demetra»:

E per questi Persefone accetterà il prezzo dell’antico dolore, e nel nono anno58 le loro anime al sole, in alto, restituisce indietro: da esse sorgono re illustri e uomini dalla forza impetuosa e dalla grande saggezza: nel futuro gli uomini li chiameranno eroi incontaminati59.

Anche nel mondo Minoico si riteneva che Dioniso fosse figlio di Proserpina e per questo motivo il Dio aveva anche l’epiteto di Chthónios, cioè Sotterraneo60. Secondo gli Inni Orfici sembra poi che passasse ben due anni nelle Case di Persefone, in attesa di tornare per celebrare le Feste Trieteriche61”, cerimonie di origine tracia, destinate a commemorare il suo ritorno (parousía) e quindi la rinascita della Natura:

Invoco Bacco Anfiete, Dioniso ctonio, che si risveglia insieme alle Ninfe fanciulle dalle belle trecce, che presso Persefone dormendo nelle sacre case fa riposare il tempo trieterico, santo Bacchico […]62

Va detto che anche Arianna, prima di essere collegata a Teseo e al Labirinto, era una arcaica Divinità Minoica, caratterizzata da due aspetti opposti e complementari, uno oscuro e infero ed uno luminoso e celeste, esattamente come Dioniso, ma che si tratti dell’una o dell’altra, il concetto di fondo non cambia: chiunque sia la Donna Misteriosa siamo, senza ombra di dubbio, al cospetto di una Divinità Femminile in grado di incarnare l’Archetipo di tutte le Dee, la Natura Genitrice di ogni cosa, la Grande Madre Cosmica, di cui Dioniso, in qualità di Dio della Natura è il Paredro, cioè il Figlio-Compagno63:

Io sono la genitrice dell’universo, la sovrana di tutti gli elementi, l’origine prima dei secoli, la totalità dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti; l’immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili: sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste, i salutiferi venti del mare, i desolati silenzi degli inferi. Indivisibile è la mia essenza, ma nel mondo io sono venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomi. Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano madre degli dei [Grande Madre, Cibele], adorata in Pessinunte; gli Attici autoctoni, Minerva Cecropia; i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo; i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna; i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia; gli abitanti dell’antica Eleusi, Cerere Attea; alcuni Giunone; altri Bellona; gli uni Ecate; gli altri Rammusia [Nemesis]. Ma le due stirpi degli Etiopi, gli uni illuminati dai raggi nascenti del dio Sole all’alba, gli altri da quelli morenti al tramonto, e gli Egiziani valenti per l’antico sapere, mi onorano con riti che appartengono a me sola, e mi chiamano col mio vero nome: Iside Regina64.

A “rassicurarci” che ci troviamo davvero negli Inferi, cioè nell’Utero rigenerante di Madre Natura, in attesa di rinascere, ci sono altri due dettagli: il Primo è che i Misteri veri e propri si trovano rappresentati sulla Parete Est, la direzione nella quale il Sole Rinasce all’Alba, dopo aver viaggiato tutta la notte negli Inferi65. Il Secondo è il sandalo che Dioniso sembra aver perso nel suo totale abbandono nel grembo della Dea, mentre questa gli mostra una Pigna o forse una Melagrana, simbolo entrambi di vita, morte, rinascita e prosperità66.

Uno dei tanti epiteti del Dio del Vino era infatti «il Dio Zoppo67» o «monosandalo». La “Zoppia Sacraera una caratteristica peculiare di quegli Dèi e Semidei (tra cui Hermes e Persefone) che erano tornati Vivi dal Mondo dei Morti, ma in qualche modo erano rimasti segnati da questa terribile esperienza, con una sorta di “ferita mistica”. Un viaggio esperienziale che secondo gli studi di Mircea Eliade, trasformava in Sciamani coloro che tornavano dall’Aldilà, dopo essere rimasti sospesi tra la Vita e la Morte.


6° QUADRO
:
L‘Epopteia, i Deiknumenae la Ierogamia.

Tutto quello che abbiamo visto fino a questo momento fa parte di un processo di trasformazione teso a rendere pienamente recettiva la Coscienza della Recipendiaria68 verso quanto sta per vivere sulla sua pelle69:

come ritiene Aristotele, gli iniziati non devono apprendere ma patire e trovarsi in una certa disposizione, evidentemente perché vi sono già predisposti. […] L’insegnamento e l’iniziazione. Il primo è raggiunto per mezzo dell’udito, la seconda perché la mente stessa subisce l’illuminazione. […] Chi veniva iniziato alle visioni riceveva una impronta, ma non un insegnamento70.

Solo entrando nella giusta disposizione d’animo è dunque possibile accedere alla fase dellEpopteia, la contemplazione vera e propria degli ineffabili misteri custoditi dagli Dèi Inferi.

Nei Culti Eleusini si trattava della celebrazione della Divina Ierogamia, le Nozze Sacre tra Cielo e Terra, durante le quali «alzando lo sguardo al cielo gridavano “Piovi” e abbassandolo a terra “Resta Gravida71”».

Ritroviamo qualcosa di simile nel nostro Affresco. Gli Dei Inferi si sono infatti manifestati a noi per guidarci in questo viaggio e ora ci permettono di assistere al Mistero centrale di tutto il Rito, ci consnetono di entrare nel sacrario più intimo del loro Mondo, che poi non è altro che la nostra stessa Anima.

Vediamo una Donna inginocchiata che veglia su uno strano oggetto, che sembra una Culla velata, nel quale stanno i deiknumena gli oggetti sacri mostrati per essere contemplati, solamente a coloro che sono stati ammessi ai Misteri Maggiori:

Quando si celebravano quelli che si dicono riti iniziatici, all’interno dei santuari c’erano delle parti inaccessibili… e venivano frapposti dei veli, per mantenere segreto ciò che si trova nelle par inaccessibili. Nel corso dei Misteri Eleusini questi oggetti segreti e nascosti venivano rivelati e scoperti. Questo avveniva ogni anno, per non dare la possibilità ai profani di vedere spesso gli oggetti sacri72.

Ecco dunque davanti a noi il Liknon, «la Sacra Cesta dei Cereali», simbolo dell‘Utero della Grande Madre Terra, nel quale, durante le Iniziazioni, veniva posto il Phallosdel Dio della Vegetazione, intagliato nel legno di fico73. Secondo la leggenda, quando Dioniso fu ucciso dai Titani, rinacque nuovamente74grazie all’intervento di Athena e Zeus, che ne avevano salvato la parte più importante il Cuore, che per la maggior parte degli autori era invece il Phallos75.

Nel Culto di Dioniso vi erano varie tipologie di Sacerdozio, legate ciascuna a un compito rituale. Le Tiadi76 erano le «Portatrici della Sacra Cesta», il che voleva dire che avevano anche il compito di “risvegliare il Phallos del Dio”, come Iside nei Culti Misterici Egizi. In effetti nelle trasparenze del tessuto che vela la Cesta, vediamo chiaramente il contorno del Phallos in posizione «eretta». È come se la fanciulla lo facesse «sorgere» con la mano sinistra, mentre con la destra sta per Sollevare il Velo e mostrarci la SantaIerogamia, il mistero ineffabile (nel senso che non può essere descritto a parole, ma solo contemplato e meditato), il simbolo dell’eterna capacità procreativa della Natura e promessa di nuova Vita dopo la Morte.

Una cerimonia simile era celebrata nell’Antico Egitto, in forma pubblica, tra il 21 e il 30 Khoiak, cioè tra il Solstizio Invernale e la nostra festa del Sol Invictus. In questo periodo, per celebrare l’avvenuta Resurrezione della Natura, veniva eretto un pilastro (il sacro Djed), come personificazione del Phallos di Osiride.

Celebrate le Nozze Sacre, la Terra “restava gravida”, il Seme scendeva negli Inferi e lì restava il tempo necessario a trasformarsi e rinascere. Una bellissima rappresentazione del Viaggio del Seme dentro la Terra, la ritroviamo nei Misteri Egizi, nel «Libro di ciò che è nella Duat77», dove si racconta che Osiride, il Dio del Grano78, ogni giorno viaggiava nell’Aldilà, attraversando le 12 ore della notte per rinascere all’Alba.

Durante la quarta ora, il suo corpo, chiuso in una bara di legno rettangolare, (il seme nel guscio)scivolava lungo un corridoio “vaginale”, «la strada misteriosa», fino al centro della Terra dove si trovava la necropoli di Imhat.

Alla quinta ora, all’interno di un cartiglio ovale chiamato “l’Uovo di Sokar”, si trasformava in un serpente alato con 4 teste, mentre il terreno si gonfiava e si espandeva come un ventre materno pronto a partorire, prendendo la forma di una volta arcuata, sormontata dalla testa della Dea Iside.

A questo punto la forza vitale del Seme in trasformazione, erompeva e si faceva strada a ritroso, dalla «Terra di Sokar» verso l’alto, per riemergere dal sottosuolo come Kepher, Sole del mattino e Nuova Pianta.

Similmente Dioniso, ovvero la Natura, si rigenerava nel grembo/cesta della Madre Terra, sconfiggeva la morte e si manifestava all’Alba come Dio «portatore di Luce»e in Primavera come Dio della Vegetazione, promettendo ai suoi seguaci rinascita materiale e spirituale.

L’Epopteia non era dunque una conoscenza di tipo dottrinale, ma un tipo di sapere che nasceva da una sorta di “illuminazione” personale, una riflessione interiore su simboli ben precisi, il cui fine era quello di rassicurare i Neofiti sul senso della vita terrena e sulla continuità della vita dopo la morte:

Il pensiero dell’intellegibile, puro e semplice, attraversa l’anima balenando come un lampo, offrendo talora per una sola volta l’opportunità di toccare e contemplare. Perciò Platone e Aristotele chiamano “epoptica” questa parte della filosofia perché chi ha davvero toccato la pura verità di esso (cioè del principio semplice e immateriale), ritiene di possedere, come in una iniziazione, il fine ultimo della filosofia79.

Nel famoso Romanzo pastorale Dafni e Cloe, del II sec. d.C., possiamo notare come il Rituale Iniziatico Dionisiaco avesse assunto nel II secolo d.C. le caratteristiche di una «religione biologica del mondo80», che rendeva sacro ogni aspetto della vita quotidiana attraverso una serie di Riti di Passaggio, che successivamente furono adottati dal Cristianesimo come sacramenti, a partire dal Battesimo dei Bambini, utilizzato per salvare la loro Anima, nel caso fossero morti prima di divenire adulti, fino al Matrimonio:

[…] l’autore rappresenta, variamente intrecciati, i riti iniziatici compiuti in un circolo di ricchi mysti dionisiaci. Anche i neonati venivano iniziati con un bagno battesimale […]. Quando poi crescevano e raggiungevano la pubertà, si eseguivano le cerimonie che portavano all’iniziazione definitiva e al passaggio nel gruppo degli adulti. Tali cerimonie abbracciavano un periodo di due anni […] e iniziavano normalmente i ragazzi a 15 anni e per le fanciulle a 13. Gli Iniziandi partecipavano alle feste campestri in onore di Dioniso; dovevano esperire il ciclo delle stagioni; una donna meno giovane mostrava a ogni ragazzo come avviene l’accoppiamento fra i due sessi. L’iniziazione si concludeva con il matrimonio, che spesso veniva festeggiato insieme alla vendemmia e alla pigiatura.

[…] Si consacravano, infatti, i bambini con la speranza che grazie all’iniziazione, avessero in questo e nell’altro mondo una vita felice. L’oratore Imerio quando gli morì un figlio senza aver raggiunto la completa iniziazione , così si lamentava: «In quale terra sono le tue sacre chiome che dopo la prima nascita facevi crescere per Dioniso?». […] Anche nel passo della lettera di consolatoria di Plutarco alla moglie si presuppone che l’anima del figlioletto morto avrà nell’aldilà un felice destino, perché il bimbo era stato iniziato ai misteri di Dioniso81.

Dietro all’Attivatrice del Phallos, che secondo alcuni reca la sacra fiaccola in spalla (un classico elemento delle iniziazioni notturne) si intravedono due donne, i cui volti sono andati completamente perduti insieme a quelli della Dea e del braccio destro di Dioniso. Riusciamo solamente a vedere che una reca in mano qualcosa di circolare che potrebbe sembrare un Tamburo (altro importante strumento musicale sciamanico impiegato durante i riti misterici82), ma che più probabilmente è un piatto sul quale si intravede qualcosa di verde e legato, che forse aveva a che fare con qualche oscura cerimonia di tipo Eleusino, come la legatura dello Zafferano, l‘imposizione delle corone oppure il Mistero della Sacra Spiga mietuta in silenzio.

6° QUADRO: Il Risveglio dell’Anima “Februata”

Dopo aver contemplato i Misteri della Vita, l’Inizianda deve ora conoscere e vivere sulla sua pelle, anche i Misteri della Morte, se vuole poter accedere a quelli della Resurrezione.

In pratica, per essere una vera Telestheis, cioè una iniziata, deve anche «essere finita».

Paradossalmente il termine Initiatio e la parola Teletè, nel tempo, si sono sovrapposti, ma in realtà L‘Iniziazione corrisponde solo all‘Inizio del Viaggio, alla Purificazione e all’accesso a una Cerchia ristretta di persone detentrici di un sapere riservato a pochi. La Teletè, invece, rappresenta l’Azione rituale perfetta, cioèla trasmissione, dall’Inizio alla Fine, di un insegnamento graduale, ma completo, in forma allegorica, che rende perfetta la vita di Chi lo riceve. Si tratta infatti di un “metodo completo”, una “Regola di Vita”, che l’Iniziata utilizzerà fino al giorno della sua Morte, per superare saldamente le tempeste della Vita. Questo concetto è espresso anche dal nesso etimologico delle parole Teletè e Teleo, con i termini Telòs, «la fine, il fine» e Teleutè «la fine della vita»83.

Ci spostiamo dunque all’angolo tra la Parete Est e la Parete Sud, il lato del Compimento, dove al Solstizio d’Inverno il Sole muore per rinascere.

Qui troviamo la nostra Neofita, inginocchiata, con la schiena nuda e la testa nascosta nel grembo di un’altra Donna, mentre attende di essere “battuta” con una ferula, una sorta di verga o canna, più o meno flessibile.

La scena non deve stupirci, perchè la Flagellazione era usata anche nei Culti Pubblici, per propiziare la Fertilità nelle Donne e quindi nella Comunità.

Durante le None Caprotine, che cadevano il 7 Luglio, le donne libere e le schiave celebravano un rito propiziatorio per la fecondità femminile, bevendo il lattice del fico selvatico o caprifico e percuotendosi con verghe dello stesso albero, dal quale, come abbiamo già visto, si ricavavano i anche Falli di Dioniso. Sei mesi prima (dal 13 al 15 Febbraio), durante i Lupercalia, le donne venivano februate (lett. purificate) dai Luperci con l’amiculus Iunonis, fruste fatte con strisce di pelle di capra. Entrambe le Feste erano legate alla Dea Giunone e a una Divinità Maschile che a Febbraio era impersonata dal Dio Fauno o Luperco84, il silvano dio della fertilità, delle messi e degli armenti, che proteggeva dagli assalti dei lupi.

Vi era dunque un legame tra la Flagellazione Rituale e la Capacità Riproduttiva che probabilmente trovava la sua origine nei diversi modi di risvegliare e rendere produttiva la Natura: battendo il Grano85, dopo che questo era stato Mietuto, potando le piante, ecc:

[…] gli Ateniesi, nell’iniziazione di Eleusi, mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo [epopteuosi] il grande e mirabile e perfettissimo mistero [mystêrion] visionario di là: la spiga di grano mietuta in silenzio.

Dioniso ovviamente non era un Dio del Grano, ma come Dio Della Vegetazione e Dio del Vino condivideva con i Misteri Eleusini il Ciclo di Morte e Rinascita della Natura. Sia il Grappolo d’uva, che la Spiga dovevano essere colti e smembrati, per divenire sostentamento materiale e spirituale per l’Umanità86:

Due sono, mio caro giovane, le cose essenziali al mondo: la dea Demetra, ossia la terra (chiamala così, se vuoi): è lei a nutrire la gente con i cereali, con il cibo asciutto. Poi è venuto il figlio di Semele [Dioniso]; e ha trovato un corrispettivo, l’umido succo della vite, e lo ha introdotto fra i mortali87.

I Culti legati ai Ritmi della Natura avevano dunque in comune l’idea che per far circolare nuovamente la linfa vitale nei tronchi, per far germogliare i rami o per attivare il Germe Vitale e levitante nei Semi, bisognava “battere” le Piante.

A livello rituale questo si traduceva in una serie di prove iniziatiche, tese a separare l’Anima Dionisiaca dalla soffocante buccia Titanica, affinché gli Iniziati potessero divenire effettivamente dei Neofiti, dal greco Neo Fitos, che vuol dire Nuova Pianta.

Per “risvegliare alla seconda vita” l’Anima dei Bambini probabilmente si usava il Liknon. Temendo infatti che potessero morire prima di poter partecipare alle Cerimonie degli Adulti, venivano iniziati ponendoli ritualmente nella Sacra Cesta88, nella quale, da fanciullo aveva dormito anche Dioniso. Il Liknon era infatti, sia l’Utero rigenerante della Dea Terra, che un Vaglio nel quale si poteva separare il grano dalla pula in maniera molto più delicata.

L’importanza rituale di questo momento è tale che a occuparsene non troviamo una Sacerdotessa ma una misteriosa Dea. Una bellissima e terribile Divinità Femminile dalle grandi Ali Nere, ritratta nell’atto di sferrare un potente colpo di frusta sulla schiena della giovane fanciulla.

Nella Dea Purificatrice alcuni hanno riconosciuto la Dea della Notte, Ecate Orfica, che possiede le chiavi dell’Universo ed è presente nel Corteo di Demetra come portatrice di fiaccola.

Il suo aspetto ricorda molto anche quello della Dea greco-romana della Vittoria, ma anche quellodelle Lase Etrusche e della Dea Vanth. Le Lase sono divinità legate al Parto, che assistono alla nascita delle Anime, Vanth, invece, è una Dea etrusca del Destino che accompagna le Anime nell’Aldilà. In realtà, come abbiamo visto, anche la Dea Giunone, pur non avendo le Ali, era collegata ai Lupercali, come Iuno Februata, cioè come Dea che purifica con frustate rituali.

Chiunque sia questa Dea le caratteristiche di tutte queste Divinità le si addicono: è infatti in grado di far nascere a nuova vita una Neofita e di condurla Trionfante verso la Liberazione dalle Passioni, dal Dolore e dall’Illusione, separando con un violento Colpo Liberatorio la sua parte Bestiale dalla sua essenza Divina.

Dall’atteggiamento contratto del corpo capiamo che la fanciulla “stringerà le labbra” e cercherà di non lasciarsi scappare neanche un grido, perché come dice Aristotele durante l’Iniziazione tutti stanno in religioso silenzio e «nessuno si lamenta90».

In effetti potevano dirsi Iniziati ai Misteri solamente coloro ai quali si erano rimarginate le ferite delle Frustate rituali e coloro che erano stati in grado di tenere la bocca chiusa durante e dopo l’Iniziazione91. Le parole «Mystes», Iniziato, e «Mysteria», Misteri, derivano infatti dal verbo greco Muõ che vuol dire «sto chiuso», «sono serrato», ma in Omero92 questo termine viene usato anche per indicare il «rimarginarsi delle ferite» o «il chiudersi degli occhi»93:

[…] Siamo stati iniziati ai misteri (mysteria) della festa, cioè abbiamo avuto conoscenza degli indicibili (aporreta94) oggetti dei misteri, che non si possono rivelare a chi non è iniziato (amuetous). Sono infatti detti misteri perché si stringono le labbra, cioè gli iniziati (memuemenous) chiudono la bocca e non ne parlano con nessuno dei non iniziati (amueton95)96.


7° QUADRO
: L’Anabasi (la Risalita dagli Inferi) e il Trionfo.

La nascita del germoglio è annunciata da una Menade, ritratta di spalle, che danza nuda suonando nacchere estatiche sopra la testa.

Potrebbe anche essere la nostra Neofita che celebra il proprio Trionfo e la propria Liberazione dopo la “battitura”, ma il colore del velo sulle spalle non è lo stesso e l’azione sembra inserirsi perfettamente nel resto della scena con significato propiziatorio e celebrativo insieme.

Davanti a Lei, infatti, un’altra Sacerdotessa scuote il Sacro Tirso(Thyrson Tinassein) sopra la testa della fanciulla ancora inginocchiata, come se volesse assisterla nel “parto” della sua Nuova Consapevolezza.

Thyrsos è una parola non greca, di etimologia incerta: alcuni studiosi definiscono la parola “di importazione” e ne vedono la probabile derivazione dall’ittita tuwarsa, che significa “ceppo di vigna”, “tralcio”. Si tratta di una canna lunga qualche metro, chiamata anche narthe (“nartece”), che veniva decorata con le proprie mani. Sulla cima, era innestata una pigna, intorno alla quale erano arrotolati rami d’edera, tralci di vite, nastri di stoffa, e piccoli sistri e nacchere, per produrre suoni estatici di accompagnamento del cerimoniale. Euripide racconta che le Baccanti avevano il potere di far sgorgare dalle rocce latte, vino e miele, col solo tocco del Tirso97, ma che questo poteva anche infondere pazzia o essere usato come arma di difesa98. Nell’Episodio di Dioniso e i Pirati descritto nelle Metamorfosi di Ovidio, il Dio usa il Tirso anche per evocare i suoi spiriti guida animali99. In ogni caso, veniva dato come Segno di Comando solo a coloro che erano stati iniziati ed era simile ai bastoni Ricurvi pastorali dati ai Boutes, i Sacerdoti Bovari di Zagreo in forma di Toro. Platone ricorda che «sono molti a portare il Tirso, ma pochi i Bacchoi100», cioè i veri Iniziati.

Il Tirso101 era dunque un vero e proprio Totem vegetale, una Bacchetta Magica carica della dirompente Forza Vitale della Natura, che in questa cerimonia viene usato per potenziare la forza liberatoria del colpo di frusta, grazie alle sue specifiche vibrazioni sottili.

Nei Misteri Egizi si otteneva lo stesso risultato «facendo vibrare il Sistro», perché come abbiamo visto «per risvegliare la Natura, bisogna scuoterla»:

Il sistro (seistron) significa che gli esseri viventi devono essere scossi (seiesthai [dal greco scuotere] e non possono mai smettere di muoversi, e se si trovano a essere, vorrei dire, addormentati e intorpiditi bisogna svegliarli e incitarli. Dicono che Tifone venga stornato e allontanato dal rumore del sistro, e questo è un simbolo del fatto che quando la forza distruttiva grava sulla natura e la limita, allora il divenire interviene a liberarla e a risollevarla col suo
movimento102.


8° QUADRO:
La Purezza e l’Immagine Ritrovata

La Menade danzante chiude definitivamente lo spazio temporale dei Misteri. Il sipario cala. Lo spazio successivo è occupato dalla grande finestra della Parete Sud e la scena ritorna in una dimensione domestica e casalinga, dove ritroviamo la nostra Neofita.
Sembra che si stia vestendo da sposa, ma il dubbio degli studiosi è sempre stato quello di capire con chi stia effettivamente sposando? Con un Uomo o un Dio?

Se, come dice Diodoro Siculo, potevano prendere parte alle cerimonie bacchiche solo le donne sposate (alle ragazze era concesso solo di portare il tirso) e solo dopo le nozze una donna poteva essere ammessa a pieno diritto in un tiaso dionisiaco103, il problema è risolto: la fanciulla è sposata. I capelli raccolti con la divisa nel mezzo104 e la Cintura Verde, che il Marito doveva allegoricamente “sciogliere” la prima notte di nozze105, non si riferiscono quindi a un matrimonio civile, ma ci dicono che la ragazza si sta preparando per le fasi finali del suo divenire una Sacerdotessa.

Come in molti altri Culti, infatti, anche in quello Dionisiaco venivano celebrati dei Matrimoni Rituali con il Dio e le Baccanti (ma anche i Bacchoi) portavano una cintura rituale, a testimonianza della loro Purezza e della loro inscindibile Unione Spirituale con Dioniso, del quale avevano vissuto fisicamente “passione, morte e resurrezione106”.

Prima di passare all’ultima scena, un ultimo dettaglio ci colpisce: un Amorino regge uno Specchio nel quale la fanciulla si guarda.

Nell’affresco ci sono due Specchi e questo parallelismo non può essere casuale, anche perché nel rituale Orfico, lo Specchio era uno degli oggetti con cui i Titani cercarono di ingannare il Dio Bambino per catturarlo.

Il primo Specchio compare all’inizio della Discesa agli Inferi. In esso un fanciullo si osserva, ma non vede se stesso, ma il suo lato più istintuale. Il secondo Specchio compare quando ormai siamo fuori dagli inferi, e in esso l’Iniziata vede chiaramente se stessa senza più filtri e inganni. A reggerlo non è una Sacerdotessa, ma anche in questo caso un Essere magico e soprannaturale, a indicare che la fanciulla non sta guardando la propria immagine riflessa, ma la sua stessa Anima.

Questo vuol dire che la Neofita ha raggiunto il pieno equilibrio dentro se stessa, non ci sono più maschere e illusioni a confonderla, la ierogamia ha riunito gli opposti, la battitura l’ha liberata dalle ultime scorie e ora può finalmente condurre una Vita fatta di Saggezza, Serenità e Purezza:

[…] Tra questi suoni e tra queste visioni, ormai perfetti e pienamente iniziati, si diviene liberi e si procede senza vincoli con ghirlande di fiori sul capo, celebrando i sacri riti insieme agli uomini santi e puri; si osserva la massa degli uomini che vivono qui sulla terra, non iniziati e non purificati, calpestarsi e spingersi insieme nel fango e nella polvere attanagliati dalla paura per i mali della morte e a causa della mancanza di fiducia nei beni dell’Aldilà. 106

9° QUADRO: Continuità

Il Cerchio si chiude sulla Parete Ovest, occupata quasi per intero dall’ampia apertura che dà sul giardino da cui siamo entrati. Qui troviamo da un lato Eros, il Dio dell’Amore, armato di Arco e Frecce e dall’altro una Matrona impassibile, seduta su Trono con grande Autorità.

Eros potrebbe far parte del quadro, non solo come Dio dell’Amore, ma anche come figlio della temibile Dea Alata Fustigatrice. Secondo la tradizione orfica , infatti, fu «la dea Notte a originare il Mondo. Fecondata dal Vento. La Notte dalle grandi ali nere genera in sé stessa un immenso uovo d’argento, dal quale escono Eros, il dio dell’Amore, che svela ciò che si celava nell’Uovo d’argento: il mondo intero. Il cielo (lo spazio concavo superiore) si accoppia con la terra (lo spazio inferiore), portando alla luce Oceano e Teti, coppia primordiale, fratelli e insieme sposi».

La Matrona, probabilmente è la Padrona di Casa ed è anche la Gran Sacerdotessa del Thyasos. Sfoggia l’anulus pronobus come la Sacerdotessa della prima scena e presiede in silenzio al Rito di Iniziazione di una fanciulla, che potrebbe essere o non essere sua Figlia. Alcuni pensano che l’affresco non sia altro che la rappresentazione del ricordo della sua stessa Iniziazione, ma in realtà, anche il solo assistere alla Cerimonia di un’altra persona vuol dire Rivivere la propria Iniziazione (come ben sa chi l’ha provato). Su questa base altri autori la identificano anche con la Donna misteriosa seduta accanto a Dioniso, ma questo non avrebbe alcun senso. Come potrebbe infatti essere già seduta vittoriosa accanto al Dio, ancora prima della fine della propria Iniziazione?

La cerimonia a cui abbiamo assistito è dunque ben più di un semplice ricordo: è la rappresentazione di un Rituale Misterico, all’interno di un ambiente familiare, popolato da Donne e Uomini di una stessa Famiglia spirituale. Una situazione per niente anomala.

A Sud di Roma è stata ritrovata una lunga iscrizione in greco contenente l’elenco di più di 400 nomi di Mysti, cioè Iniziati, che avevano innalzato una Statua in onore della loro Sacerdotessa Pompea Agrippinilla, una nobildonna dell’aristocrazia greca imparentata con Senatori romani. Nell’elenco appaiono nomi e funzioni, ordinati secondo una precisa gerarchia di gradi, che ricorda quella dei personaggi che abbiamo incontrato nel nostro affresco: Agrippilla è la Gran Sacerdotessa, sua figlia è la portatrice di fiaccola, lo ierofante è colui che rende manifesto il sacro, ci sono poi due portatori del dio, un aiutante e ordinatore dall’aspetto di sileno, tre portatrici della cesta sacra o cista mystica, varie Baccanti e Bacchoi, che portano la Cintura Rituale, ecc. Vi sono anche personaggi che non abbiamo incontrato, ma che evidentemente erano necessari, per assolvere ad altre funzioni, come accade nelle Logge Massoniche: l‘Archivista Sacro, i Guardiani dell’Antro, i Portatori della Statua del Dio, ecc107.

Eros e la Gran Sacerdotessa sono gli unici a poter osservare tutta la scena a 360°, anche se sono rivolti verso le sue fasi finali in atteggiamento di attesa. Aspettano che la Cerimonia della Vestizione termini e che la neo-Baccante attraversi nuovamente la soglia, ma stavolta forse per entrare nella Stanza da Letto alle spalle della Gran Sacerdotessa108, adorna di immagini di Dioniso, di Sacerdotesse, di Sileni, di Sacrifici a Priapo, di Danze di Satiri109 e altre rappresentazioni oramai cancellate dal tempo.

Qui potrà consumare il Matrimonio con il Dio, celebrando definitivamente l’unione tra umano e divino. Questa Unione poteva avvenire sia fisicamente, che spiritualmente, ma anche a livello onirico110. Possediamo, infatti, numerose testimonianze di Nozze Sacre praticate in senso simbolico o come vere e proprie unioni fisiche, all’interno di rituali iniziatici, fin dai tempi dei Babilonesi111:

[…] Ad Atene, si celebrava ogni anno il matrimonio di Dioniso, dio delle viti, con la sua regina e sembra che durante la cerimonia venissero rappresentate le nozze e la loro consumazione; ma non sappiamo se a fare la parte del dio, fosse un uomo in carne e ossa o un’effige. […] Scopo del matrimonio era evidentemente quello di assicurare la fecondità delle viti e delle altre piante da frutto di cui Dioniso era il dio112.

La Teletè è giunta dunque al termine. Gli Dèi della Natura hanno accolto la neo-Baccante nella loro Corte Divina, promettendole una vita serena in terra e un posto nei Campi Elisi dopo la morte fisica. Così facendo hanno anche concesso Prosperità e Continuità al Thyasos, che vede aumentare il numero delle Sorelle. Sulla Soglia è iniziato il Viaggio di una Profana e sulla stessa Soglia è finito con l’Ingresso di una nuova Baccante. Dopo di lei un’altra Donna percorrerà lo stesso Cammino e così via113, fino a quando la catena resterà ininterrotta e ci sarà qualcuno ad aprire, quando un’altra busserà.


[…]
Beato colui che ha un buon Dèmone
e conoscendo le iniziazioni degli Dèi
vive santamente e
conduce la sua anima nel Tiaso
celebrando sui monti i riti bacchici
con sante purificazioni
[…] e incoronato d’edera
onora Dioniso
114.


By Arteha (Elena Frasca Odorizzi)


NOTE

1Le Religioni dei Misteri, Eleusi, Dionisismo, Orfismo, a cura di Paolo Sarpi, Arnoldo Mondatori Editore, Fondazione Valla, 2002, Vol. I, p. 215, Fr. G9, CICERONE, Le Leggi, II, 14, 36.

2 A partire dalla metà del III sec. a. C. sono riconoscibili nella planimetria della Villa almeno cinque fasi costruttive: dall’impianto rustico iniziale, alla sistemazione ad abitazione suburbana; ai successivi ampliamenti per la trasformazione in dimora di tipo urbano; alla creazione della grande villa suburbana augustea (quando viene eseguito il grande dipinto); al posteriore adattamento a casa signorile e infine all’ultimo riadattamento a fattoria agricola, dopo il terremoto del 63 d. C. fino alla definitiva catastrofe del 79 d. C..

3 La Villa è sita fuori, ma vicino alle mure e curiosamente si trova vicino a una necropoli e a una strada con monumenti funerari su ciascun lato.

4 Tutto il Fregio per interno http://www.interviu.it/turismo/pompei/vdm.jpg

5 La stanza del triclinium era fornita di tre letti, detti triclinari. Su ognuno trovavano posto tre persone, sdraiate sul lato sinistro col gomito appoggiato ad un cuscino. I tre letti, all’interno del triclinio, erano disposti a semicerchio in modo da permettere facilmente il via vai della schiavitù. Il letto centrale, il medius lectus, era destinato agli ospiti più importanti, tra i quali vi era il personaggio più prestigioso in assoluto, che sedeva sulla parte più alta, il locus consularius. I triclini laterali erano chiamati rispettivamente imus lectus, destinato alle persone meno importanti (tra le quali, in segno di umiltà si poneva il padrone), e il sumus lectus, su cui stavano gli ospiti di media popolarità. Tra i letti triclinari vi era un tavolo che, a seconda della sua forma, assumeva nomi diversi: quello di forma quadrata era detto cilliba e poggiava su tre piedi, quello circolare era chiamato mensa, e quello per le bevande urnarium.

6 La Villa in tutto il so splendore su http://pompeiiinpictures.eu/RV/villa%20mysteries%20plan.htm (Visitato il 3 Gennaio 2014)

7La camera da letto si apre sullo studiolo privato dei padroni di casa, un suggestivo Tablinium con le pareti tutte nere, decorate con piccole immagini di divinità egiziane, tra le quali si nota quella del dio Thot. http://pompeiiinpictures.eu/RV/villa%20mysteries%20p22.htm

8 http://pompeiiinpictures.eu/RV/villa%20mysteries%20p30.htm

9 Nella Tradizione Antica il Cielo era visto come un Templum circolare, che rifletteva la sua perfezione sulla Terra, rappresentata da un Templum quadrato.

10 J.C.COOPER, Dizionario dei Simboli , Padova, Franco Muzzio Editore, 1988pp. 149-150

11 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso. Il dionisismo in età imperiale e il romanzo pastorale di Longo, Genova, ECIG, 2003, 1988, p. 125.

12TACITO, Annales, XI, 31, 2.

13 Anche l‘atteggiamento delle mani potrebbe celare dei segni simbolici e rituali, ma questo è impossibile da scoprire.

14 L’anello indica che una Donna è Sposata o è Fidanzata. «l’anello viene infilato al quarto dito perché in esso una vena arriva fino al cuore » ISIDORO DI SIVIGLIA, Sulle funzioni ecclesiastiche, II 20, 8 .

15 Riguardo al significato rituale del fango cfr. i rituali dell’Orfismo.

16 DEMOSTENE, Sulla Corona, 259-60

17 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. cit., p. 115.

18È l’Aspirante approvato per essere ricevuto. (L’Aspirante è colui che desidera essere iniziato). In Rituale e Istruzioni Apprendista (1° Grado Simbolico), Roma, G.L.D.I., 2010, p. 45.

19 Le Religioni dei Misteri, Eleusi, Dionisismo, Orfismo, Vol. I, Op. Cit. , Introduzione.

20 Compresi forse anche tatuaggi e cicatrici, cioè quei segni indelebili lasciati sul corpo con i quali dimostrare esteriormente agli altri iniziati ed alla società i marchi della avvenuta trasformazione interiore, guadagnati attraverso le prove rituali.

21 Anche l’Orfismo non ebbe templi, ma si esercitò in una dimensione domestica.

22Il Culto di Dioniso arrivò in Grecia intorno all’VIII sec. a.C. . L’Imperatore Teodosio elevò il Cristianesimo a Religione di Stato e mise fuori legge tutte le altre Religioni con l’Editto di Tessalonica nel 380. d.C. .

23 In ciò che resta dei rituali dei Misteri Eleusini leggiamo qualcosa di simile: «E questa è la formula rituale dei Misteri Eleusini: – “ho digiunato, ho bevuto il ciceone, ho preso dal paniere, ho compiuto (?) e ho riposto nel canestro e dal canestro nel paniere”.» Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 147, Fr. D53, CLEMENTE ALESSANDRINO, Protrettico 21,2

24Nel Culto di Mithra, per esempio, l’iniziato riceveva una Corona che subito doveva allontanare dalla testa, dicendo che la sua unica Corona era Mithra, il resto era vanità.

25 Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p.77, fr B4, Scoli recenti ad Aristofane, Pluto 1013b.

26Ivi, p. 161, fr. E7, TEONE DI SMIRNE, L’utilità della matematica, pp. 14 – 5.

27 «Gli iniziati [ai Misteri Eleusini] usavano una corona di mirto e non di edera e parimenti nelle Tesmoforie si usavano una corona simile perché Demetra gradiva il mirto e perché era consacrato agli dèi ctoni».Ivi, p. 127, fr. D28, GIOVANNI TZETZES, ad Aristofane, Le rane, 330a

28Ivi, p. 171, Fr. C9, Scoli ad Aristofane, Le Rane, 330.

29Ivi, p. 79, Fr. B10, CLEMENTE ALESSANDRINO, Stromata, V 11, 70, 7-71, 1.

30Ivi, p. 157, Fr. E1, STRABONE, X 3, 10 (C468)

31 EURIPIDE, Baccanti, v 608 – 609

32 Gli spiriti della natura, gli istruttori sciamanici di Dioniso erano i Sileni , i Pan e le Ninfe.MIRCEA ELIADE, Lo Sciamanesimo e le Tecniche dell’Estasi, Roma, Edizioni Mediterranee, 1992, p. 94.

33 Vedi il mio Saggio: Un alchimista di nome Orfeo, in una tarsia rinascimentale del XV secolo.

34 AMEDEO MAIURI, Pompei, NO: De Agostini, 1929

35 Fauna e Faunus formano una delle più antiche coppie di Dèi indigeni del Lazio. Entrambi erano antichissime Divinità della pastorizia e dei boschi.

36 Il Capro, come altri animali sacri collegati a Divinità Pagane Cornute, (Dioniso, Pan, Cerunnos) fu trasformato dalla Chiesa Cristiana in un simbolo del Male e i suoi adoratori (gentili che non volevano abbandonare i loro antichi Culti) furono perseguitati come Streghe e Stregoni.

37 In altre versioni lo ritroviamo sotto forma di Toro Nero.

38 Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 177, Fr. E32, PLUTARCO, fr. 178.

39 Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 265, Fr. C2 , EURIPIDE, Le Baccanti, vv. 298-301.

40 È attestato l’uso di “fingere amnesia”, come parte di rituali sciamanici, per indicare un cambiamento di stato in cui si “torna a vivere” attraverso un nuovo nome e ci si sente come bambini, che devono re-imparare tutto da capo. MIRCEA ELIADE, Sciamanesimo e Tecniche dell’Estasi, op. cit. p. 86 .

41 «Invero questo dio è un profeta; infatti tutto ciò che è legato a Bacco ed alla manìa induce una grande capacità mantica; infatti quando il dio entra possente nel corpo fa dire il futuro a coloro che s’esaltano». EURIPIDE, Baccanti, vv. 297-301.

42 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. cit. , pp. 128-129

43 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. cit., p. 144, epigramma in onore di una sacerdotessa di Dioniso a Mileto.

44 Livio spiega l’origine del Senatus Consultum parlando di un Culto Iniziatico arrivato in Etruria con cerimonie segrete. Secondo la testimonianza di un ex schiava era un Culto Bacchico destinato solo alle Donne che a causa di una Sacerdotessa iniziò ad accogliere anche gli uomini degenerando in ogni sorta di nefandezza, violenze sessuali, reclusioni forzate e omicidi. Il Senato fu quindi costretto a intervenire e a interdire i Baccanali. Le Religioni dei Misteri, op. cit., pp. 337-45, Livio XXXIX 8, 3-8; 10, 5-7; 13, 8-14; 14, 4-10. 15, 1-3; 5-6. 8-9. 13-4

45 EURIPIDE, Baccanti, vv. 501-6.

46 LUCIANO CANFORA, Giulio Cesare, il dittatore democratico, Roma, Editori Laterza, 1999.

47Le Religioni dei Misteri, op. cit., p. 211, Fr. G5, SOFOCLE, fr. 837.

48 Amorini che reggono una maschera da fauno e spaventano altri amorini si ritrovano sui sarcofagi romani.

49Fu proprio dal Teatro Sacro del Culto di Dioniso che nacquero ilTeatro Tragico Greco e la Poesia Lirica. La parola “Tragedia” è infatti formata dai termini Capro (τράγος / trágos) e Cantare (ᾄδω / á(i)dô), lett. «il Canto del Capro», in riferimento alla morte di Dioniso divorato dai Titani. ALBIN LESKY, Storia della letteratura greca, vol. 1, Milano, Il Saggiatore, 1986.

50 « […] il pavimento lustra: mani, tazze pulite. Uno ci pone in capo le ghirlande,un altro tende fiale di balsamo. Il cratere troneggia, pieno di serenità. Altro vino promette di non tradirci mai: è in serbo nei boccali, sa di fiore. L’incenso spira tutt’intorno una fragranza di chiesa, è chiara, fresca e dolce l’acqua. Ha ciascuno il suo pane biondo; la salda mensa è carica di cacio e miele denso. C’è nel mezzo l’altare coperto di fiori. La casa è avvolta di festa e di musica: Lodare Dio con puri detti e con discorsi devoti è, per i buoni, il primo debito. Dopo avere libato e formulato la preghiera di poter fare – che più conta – il bene. Non è una colpa il bere, purché a casa si ritorni senza sostegni, se l’età consente. E s’esalti chi svela nel vino intenti nobili, memore di virtù, ricco d’impegno.» SENOFANE, Fr. B 1 DK.

51 Il dio indiano Soma, come il Dio Dioniso, è patrono di una inebriante bevanda fermentata a base di miele, che porta il suo nome. Secondo alcuni la parola Soma (Haoma per gli iraniani) potrebbe essere linguisticamente ricollegabile al nome della Madre di Dioniso: Semele. Il Dio Soma condivide altre caratteristiche con Dioniso. Soma, per esempio fu cucito nella coscia della divinità celeste Indra, esattamente come Dioniso, nato prematuramente con la morte di Semele, fu cucito nella coscia di Zeus, che funzionò da incubatrice.

52 EURIPIDE, Baccanti, v. 613 – 618

53Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 179, Fr. E33, Dione di Prusa (detto Crisotomo), Orazioni, 12, 33

54 Ivi, p. 297, Fr. D1, Pausania, V 19,6

55A supporto vi sarebbe una scena incisa sul retro di uno specchio etrusco (Vulci, 350 a.C.) nella quale Dioniso (in etrusco Fufluns), in piedi, getta le braccia al collo della Madre (in etrusco Semela) in un atteggiamento simile a quello con cui si abbandona nel grembo della Dea che siede in trono, mantenendo un atteggiamento regale e composto.

56 La tradizione mitica concernente Dioniso, che probabilmente in origine era una Divinità proveniente dalla Tracia è vastissima e ricca di elementi discordanti. Dioniso, secondo la Tradizione Orfica, era figlio di Zeus “Katachtonios” (sotterraneo e per questo assimilato anche a Ade) e di Persefone e si chiamava Zagreo. Zagreo ricevette da Zeus il “Trono del Mondo”, ma i Titani gelosi lo riferirono a Era la quale adirata mandò i Titani stessi a rapirlo e ucciderlo. I Titani lo tentano con vari oggetti una trottola, un rombo, una palla, uno specchio ed un astragalo (parte del rituale orfico). Il Fanciullo cercò di fuggire trasformandosi in vari animali, ma alla fine i Titani lo catturano mentre aveva la forma di un Toro Nero ( in altri di un Capretto Nero), lo sbranano e lo divorano crudo. Atena ne salvò il cuore che portò a Zeus il quale lo trangugiò. A questo punto Zeus si unì a Semele, che però morì prima di dargli la luce e quindi Zeus dovette cucire il feto, ancora vivo, nella sua coscia, facendogli da incubatrice, per farlo rinascere definitivamente.

57 E per questo era detto il Dio Euànthes, Dioniso della “feconda fioritura”, ma anche Endendros e Dendrìtes, ossia lo “spirito dell’albero”.

58 9 mesi è il tempo che ci mette un Bambino a formarsi nel grembo materno e a nascere. Il Ciclo del Grano inizia a Ottobre/Novembre/ e termina intorno a Luglio/Agosto, all’incirca 9 mesi.

59Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p.211, Fr. G3, Pindaro, fr. 133

60 DIODORO SICULO, Bibliotheca historica V, 75, 4; Firmico Materno, De errore profanarum religionum VI, 5.

61 Trieterico significa “triennale” e si riferisce al dio festeggiato nelle feste trieteridi. Queste si celebravano ogni due anni, ma debbono il loro nome al fatto che avevano luogo nel terzo anno, contando come primo l’anno delle trieteridi precedenti.

62Inno Orfico, Fr. 53

63 Per Eraclito, Dioniso e Ade sono la stessa cosa. «Se la processione che fanno e il canto del fallo che intonano non fosse in onore di Dioniso, ciò che essi compiono sarebbe indecente; la medesima cosa sono Ade e Dioniso, per cui impazzano e si sfrenano». ERACLITO, fr. 15.

64 APULEIO,Le Metamorfosi,5, XI.

65 È la stessa direzione verso la quale guarda l’Iniziando dentro al Tempio Massonico nel momento in cui gli viene concessa la Piena Luce dell’Oriente, simbolo del suo Risveglio dalle Tenebre del Mondo Profano e allegoria della Luce Spirituale che dovrà sempre seguire nella Vita.

66 Secondo uno dei tanti miti su Dioniso, il primo Melograno nacque dal sangue del Dio, quando questo fu fatto a pezzi dai Titani.

67 ALESSANDRO ORLANDI, Dioniso nei frammenti dello specchio, Roma, Irradiazioni, 2003, p. 198-99.

68È il Candidato ammesso alle Prove, che quindi può chiamarsi anche Iniziando. In Rituale e Istruzioni Apprendista, op. cit., p. 45

69Cfr. Tutto il processo dell’Iniziazione Massonica dal Gabinetto di Riflessione a quando l’Iniziando vede la Luce nel Tempio Massonico.

70Le Religioni dei Misteri, op. cit., p. 175, fr. E26, ARISTOTELE, La Filosofia, fr. 15

71 Ivi, p. 151, Fr. D60, PROCLO, commento a Platone, Timeo, 40e

72 Ivi, p. 187, Fr. F9, MICHELE PSELLO, 44, 1-2 (Allegoria della Sfinge)

73 «Nel sykon (il frutto del fico), la fantasia popolare greca vedeva l’immagine dello scroto, ma anche il Monte di Venere. Queste allusioni genitali si ritrovano anche nella nostra cultura popolare dove il frutto chiuso allude allo scroto e quello semiaperto alla vulva, per la quale si adotta nel gergo sessuale il termine al femminile». ALFREDO CATTABIANI, Florario. Miti e leggende e simboli di fiori e piante, Cles (TN), Arnoldo Mondadori Editore, 1997, p. 113

74 E per questo era detto il Dio Euànthes, Dioniso della “feconda fioritura”, ma anche Endendros e Dendrìtes, ossia lo “spirito dell’albero”.

75 Stando a certe versioni del mito dionisiaco, ci sarebbe un gioco di parole tra kradìa cuore e kràde, l’albero di fico nel quale veniva intagliato il Phallos cerimoniale del Dio. Quindi la parte che fu risparmiata dai Titani sarebbe il cuore del Dio, cioè il suo Phallos, così come accaduto a Osiride. Vedi ALFREDO CATTABIANI,Florario. Miti e leggende e simboli di fiori e piante, op. Cit., pp. 100 – 116.

76«A Delfo c’era il collegio dionisiaco dei “Puri” (Osioi) [nel senso di purificati]; avevano il compito di fare un sacrificio segreto quando il gruppo sacro delle “invasate” (Tiadi) risvegliavano Dioniso nel vaglio del grano (likon).» REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. Cit., p. 143. Le Baccanti erano chiamate anche Tiadi o Menadi. Queste erano famose perché celebravano il culto con atteggiamenti frenetici; in effetti il termine thyàs, thyàdos deriva appunto dal verbo thyein che significa agitarsi, infuriarsi.

77 La più antica composizione funeraria del Regno Nuovo, dipinta nella tomba di Thutmosi III (1479 – 1425 a.C. ).

78 Osiride, nel Libro di ciò che è nella Duat, viene chiamato “la Carne”. Nell’Aegyptiaca di Manetone, nel Canone di Torino e nei Testi delle Piramidi, è detto, di volta in volta: il “Grano delle mummie” , il “Verdeggiante” e il “Grano Verde”.

79 Ivi, p. 175, fr. E29, Aristotele, Eudemo, fr. 10

80Jean Bayet ha definito questo tipo di Misteri «una religione biologica del mondo».

81 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. cit. , p. 10.

82Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 271, Fr. C7, Antologia Palatina, VI 165. Vengono citati le strida di bronzo dei cembali e il rullare pesante dei tamburi durante i sacri riti.

83Ivi, pp. XVI-XVII, Introduzione.

84 ALFREDO CATTABIANI, Florario, op. cit., pp. 115-116

85 Il Giorno della Battitura o Trebbiatura era il giorno più sudato dell’anno, ma anche il più atteso, perché finalmente si concludeva l’intero processo produttivo, ottenendo da una parte il grano da macina, che avrebbe sfamato la famiglia per tutto l’anno, dall’altra il grano da semina, con il quale si sarebbe potuto avere un nuovo raccolto.

86 Nei Misteri di Mithra si celebrava l’Agape rituale con il Vino, il Sangue di Dioniso e con il Pane , la Carne di Demetra, rinnovando ogni volta la promessa di resurrezione dopo la morte fatta dagli Dèi ai loro Fedeli. Questo è un altro aspetto che il Cristianesimo ha fatto suo, trasformando l‘Agape dei Misteri nel Sacramento della Comunione.

87 EURIPIDE, Baccanti, vv. 275-80

88 Il Liknon si usava anche come culla, perché come ci informa un antico grammatico (Scolio a Callimaco) « Nei tempi passati si portavano i bambini i bambini nel vaglio; questo doveva portare ricchezza di grano e nella frutta ». REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op. cit. , p. 106

89 Cfr. il Buddismo.

90 Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 171, Fr. E25, ARISTOTELE, La Filosofia, fr. 14.

91 Ivi, Introduzione, op. cit. , p. XVIII,

92Ivi, p. XVII, Omero, Iliade XXIV 420; 637.

93 Ivi, Introduzione, p. XVII.

94 Il Tacere sui Misteri era sottolineato da due aggettivi: arretha () «ciò che non va detto, perché è inesprimibile» a parole, ma può essere provato da tutti vivendo il rito di persona; e aporrheta (), «ciò che è indicibile perché è proibito parlarne», intendendo l’obbligo a non rivelare il rito a chi ancora non vi abbia partecipato.

95 È interessante notare che il termine greco Non Iniziato, «A-myetos», si ottene ponendo semplicemente un’alfa privativo davanti alla parola Iniziato, «Mystes,a indicare che «colui che non ha le labbra chiuse, […] non conosce i segreti», come dire che “chi sa tace e chi non sa straparla”.

96 Ivi, p. 173, Eleusi E28 :Giovanni Tzetes (1110 – 1180 d.C. crica), ad Aristofane, Le rane, 456°.

97 EURIPIDE,Baccanti , vv. 704 – 711.

98 Le Religioni dei Misteri,op. Cit., v. 732.

99 « […] s’arresta in mezzo al mare la nave, proprio come se la tenesse in secco un cantiere. Sorpresi, quelli insistono a battere i remi, spiegano le vele e con entrambi i mezzi tentano di procedere. Radici d’edera inceppano i remi e serpeggiando in un intrico di volute vanno a ornare le vele con dovizia di corimbi. E il nume, con la fronte incoronata di grappoli d’uva, agita un’asta tutta fasciata di pampini; intorno gli si accucciano apparizioni spettrali: tigri,linci e figure selvagge di pantere screziate.»OVIDIO, Le Metamorfosi, Libro I.

100Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 303, Fr. E5, Platone, Fedone, 69 c-d

101 Cfr. anche REINHOLD MERKELBACH,I Misteri di Dioniso, op. cit., pp. 117 – 118.

102PLUTARCO, Iside e Osiride, op.cit. , pp. 125-126, cap.63

103 REINHOLD MERKELBACH, I Misteri di Dioniso, op . cit. , p. 126

104 «Perché dividono i capelli delle spose con la punta di una lancia? […] perché la maggior parte del rito matrimoniale era connesso con Giunone? Si ritiene infatti che la lancia sia sacra a Giunone, tanto che la maggior parte delle sue statue la rappresentano con una lancia; la dea, inoltre, è denominata Curitis perché gli antichi chiamavano la lancia curis.» PLUTARCO, Questioni romane, 87.

105 «La sposa si cingeva di una cintura (cingillum) che il marito scioglieva nel letto; essa era fatta di lana di pecora, affinché come la lana è avvolta in gomitoli così suo marito fosse legato e avvinto a lei. Il marito scioglie questa cintura legata con il “nodo Erculeo” per buon augurio per essere fortunato nell’avere figli come Ercole che ebbe settanta figli. Nelle nozze era considerato sacro il nome di Giunone Cinxia (della cintura), perché all’inizio del matrimonio aveva luogo lo scioglimento della cintura di cui la sposa era cinta» (PAOLO) FESTO p. 55 L.

106Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 177, Fr. E32, PLUTARCO, fr. 178.

106Ivi, Introduzione: per Atenagora contemporaneo di Plutarco (pro Christianis, 32, I) i Mysteria vengono considerati le rappresentazioni dei páte (), ‘le passioni’ degli Dei, che come forme dell’ordine cosmico, simbolicamente riportavano l’ordine laddove la morte sembrava portare il chaos.

107 Ivi, pp. 305-309, Fr. E7, IGUR, 160; B6 (Vogliano 1933, pp. 215-31).

108 Foto di Stefano Armellin.

109http://pompeiiinpictures.eu/RV/villa%20mysteries%20p22.htm

110C fr. il Rito antico magico-religioso dell’Incubazione, presente già presso i Sumeri, ma anche tra i Greci (culto di Esculapio). Consisteva nel dormire in un luogo sacro alo scopo di ottenere sogni rivelatori riguardanti il futuro o modi per curarsi.

111 «Si diceva che nottetempo , il dio in persona venisse nel tempio a dormire nel grande letto; e la donna eletta sua sposa non poteva congiungersi con un uomo mortale. A Tebe , in Egitto, una donna dormiva nel tempio di Ammon come consorte del Dio, e similmente alla sposa umana di Bel, in Babilonia, le era interdetto ogni rapporto sessuale con altri uomini.» FRAZER,Il Ramo d’Oro. Studio sulla Magia e la Religione, introduzione di Alfonso M. di Nola, Milano, I Grandi Tascabili Newton Compton, 1999, pp. 174-175. Sulla Ziggurat di Babilonia, Etemenanki “La Casa delle Sette direzioni del Cielo e della Terra, « […] La torre superiore ospita un enorme santuario contenente un grande letto riccamente ornato e una tavola d’oro. Non vi sono statue e, a detta dei Caldei sacerdoti del dio, nessuno vi trascorre la notte ad eccezione di una donna del paese prescelta dal dio stesso fra tutte le sue compagne. (Erodoto)». J. M. RIVIÈRE, Amuleti, Talismani e Pantacoli, Roma, Mediterranee, 1994, p. 85.

112 FRAZER, Il Ramo d’Oro, op. cit. pp. 174-175.

113 Sulla Soglia gli opposti si toccano e la fine annuncia un nuovo Inizio. La divinità della soglia, del limen è Giano Bifronte. Dal Giano deriva il nome del 1° mese dell’anno: Januarius, il portiere. Nella notte tra il 31 Dicembre, l’ultimo giorno del vecchio anno e il 1° Gennaio, il primo giorno del nuovo anno, si colloca, infatti, la soglia tra il Passato e il Futuro.

114 EURIPIDE, Baccanti, vv.72-77, vv.81-82

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